Cybersicurezza

Anthropic, nasce Claude Fable 5 che porta Mythos sul mercato

Claude Fable 5 ed è il primo modello della famiglia Mythos reso disponibile al pubblic che combina le capacità della più avanzata famiglia di modelli Anthropic con un sistema di controllo che filtra le richieste più sensibili. Un passaggio che potrebbe ridisegnare il rapporto tra innovazione, sicurezza e cybersicurezza.

di Luca Tremolada

REUTERS/Dado Ruvic/Illustration REUTERS

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Per mesi il nome Mythos ha circolato come una leggenda urbana dell’intelligenza artificiale. Un modello così potente da attirare l’attenzione dei governi, dei regolatori e delle agenzie di sicurezza. Un sistema custodito dietro accessi limitati, programmi pilota e protocolli di controllo. Nelle stesse settimane in cui Bruxelles affinava le regole dell’AI Act e le capitali occidentali iniziavano a trattare l’intelligenza artificiale come una tecnologia strategica, Anthropic lavorava dietro le quinte.

Ora il laboratorio fondato dagli ex ricercatori di OpenAI ha deciso di aprire uno spiraglio. Si chiama Claude Fable 5 ed è il primo modello della famiglia Mythos reso disponibile al pubblico. Può essere immaginato come un cervello più potente con limitatore di velocità. Quando la conversazione entra in aree ad alto rischio, il sistema passa però il controllo a un modello meno potente ma più sicuro. Il nuovo modello di Ai potrebbe ridisegnare il rapporto tra innovazione, sicurezza e cybersicurezza.

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Un Mythos per tutti, ma con il freno tirato

Anthropic definisce Fable 5 un modello “Mythos-class”. Tradotto: appartiene alla categoria più avanzata mai sviluppata dall’azienda. Secondo i test interni e le valutazioni dei primi clienti, il modello supera tutte le precedenti generazioni Claude in programmazione, analisi complesse, gestione di grandi quantità di informazioni e capacità visive. Più un compito è lungo e articolato, più il vantaggio cresce.

La società di analytics Hex sostiene che Fable sia stato il primo modello a superare il 90% in un benchmark dedicato a compiti analitici complessi e di lunga durata. Un salto di dieci punti rispetto alla precedente generazione Opus. La vera novità però non è soltanto la potenza. È il modo in cui Anthropic ha deciso di distribuirla.

Il doppio cervello

Fable 5 utilizza un sistema di sicurezza che ricorda i controlli del traffico aereo. Quando l’utente pone una domanda considerata ad alto rischio, il modello non risponde direttamente. La richiesta viene deviata verso Claude Opus 4.8, un sistema meno potente ma ritenuto più sicuro. Le aree più sorvegliate sono due: cybersicurezza e biologia. Sono proprio i settori che più preoccupano governi e autorità regolatorie. Da una parte la possibilità di automatizzare attacchi informatici sofisticati. Dall’altra il rischio di utilizzi impropri nelle scienze della vita.

Anthropic sostiene di aver sottoposto il sistema a migliaia di ore di test, red teaming e tentativi di jailbreak senza trovare falle universali. Secondo i dati iniziali, oltre il 95% delle conversazioni rimane comunque interamente gestito da Fable senza interventi del sistema di fallback. In pratica l’azienda sta tentando un esperimento industriale: rendere accessibile una tecnologia di frontiera senza consegnarne agli utenti le funzioni più sensibili.

Quanto costa

Anthropic ha fissato il prezzo a 10 dollari per milione di token in ingresso e 50 dollari per milione di token in uscita. Per gli sviluppatori significa poter integrare Fable 5 attraverso le API Claude mantenendo costi in linea con la fascia alta del mercato. Parallelamente arriva anche Claude Mythos 5, la versione completa della piattaforma, che rimane però riservata ai partner autorizzati e ai programmi di accesso controllato come Project Glasswing, dedicato alla cybersicurezza. La differenza è sostanziale. Fable è il prodotto commerciale. Mythos è il laboratorio ad accesso limitato.

Cosa cambia nella corsa all’Ai strategica?

Il lancio di Fable 5 racconta qualcosa di più grande di un semplice aggiornamento tecnologico. L’industria dell’intelligenza artificiale sta entrando in una nuova fase. Non basta più costruire il modello più potente. Bisogna dimostrare di saperlo governare. OpenAI, Google, Anthropic e gli altri grandi laboratori stanno progressivamente trasformando l’intelligenza artificiale in una tecnologia dual use, come l’energia nucleare o la crittografia avanzata: utile per il mercato, ma abbastanza potente da richiedere supervisione pubblica.

Il risultato è un paradosso, l’ennesimo

Più i modelli diventano intelligenti, meno possono essere lasciati completamente liberi. Fable 5 rappresenta probabilmente il primo esempio commerciale di questa nuova generazione di IA: potentissima, accessibile, ma con guardrail progettati non come un’aggiunta successiva, bensì come parte integrante del prodotto. La vera domanda non è se funzionerà. La vera domanda è per quanto tempo questi guardrail riusciranno a tenere il passo con l’accelerazione dell’intelligenza artificiale.

Riproduzione riservata ©
  • Luca Tremolada

    Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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