Analisi

Gli spari sulla campagna elettorale di Trump

L’immagine di Trump con il pugno alzato diventerà iconica, storica. La più forte forse della sua intera carriera politica. E probabilmente lo aiuterà a vincere le elezioni

di Riccardo Barlaam

Spari contro Trump, "avvertita la polizia di un ragazzo sul tetto"

4' di lettura

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Alle 18.02 di sabato pomeriggio, sulle note di “God Bless the Usa”, Donald Trump è salito sul palco della fiera di Butler, in Pennsylvania. Cappellino rosso in testa con il simbolo M.A.G.A., faremo di nuovo grande l’America, al solito, salutando la folla esultante, sotto un sole cocente di mezza estate.

Butler è una cittadina di 13mila abitanti, a 50 chilometri a Nord di Pittsburgh, Pennsylvania occidentale. Un’area rurale a maggioranza bianca, saldamente trumpiana, situata nella Rust Belt, la “cintura della ruggine”, un tempo cuore dell’industria pesante americana, oggi in forte declino economico.

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Il comizio è iniziato. Trump, le mani sul leggio, ha indicato un grafico proiettato dietro di lui che mostrava l’aumento degli attraversamenti illegali dei migranti dal Messico durante la presidenza Biden: «Quel grafico è vecchio di un paio di mesi», ha detto Trump alla folla. «E’ qualcosa di veramente triste...».

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L’attentato

A quel punto sono risuonati gli spari. Almeno cinque, secondo i testimoni. Trump si è toccato l’orecchio mentre in un attimo gli agenti dei servizi segreti si sono buttati su di lui gridando: «Stai giù, giù». Le migliaia di persone presenti al comizio nel campo davanti a Trump si sono buttate a terra.

Qualche istante dopo Trump si è rialzato, attorniato dagli agenti che cercavano di portarlo via dal palco, coprendo il suo corpo con il proprio corpo, mentre il sangue gli colava dall’orecchio. «Aspetta, aspetta…» ha detto Trump. Ha alzato il pugno mentre la folla esultava, ed è sembrato pronunciare la parola “fight”, combattiamo. Prima che gli agenti lo spingessero giù per le scale verso il Suv blindato che lo ha portato via.

L’attentato a Trump

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L’attentatore, ucciso subito dagli agenti della sicurezza, si chiamava Thomas Matthew Crooks. Aveva 20 anni, classe 2024, poco più di un ragazzo, ed era di Bethel Park, 15 km a Sud di Pittsburgh. Era iscritto nelle liste elettorali dei repubblicani, ma nel 2017 aveva fatto delle donazioni ai democratici. Difficile al momento capire le sue reali motivazioni, se si tratta del gesto isolato di un lupo solitario o se c’è altro dietro. Il tempo forse aiuterà a capirlo.

Certo è che gli spari alla fiera di Butler sono destinati a pesare in questa litigiosa corsa per la Casa Bianca, con un presidente anziano e in evidente difficoltà che resta in corsa nonostante il disastroso esito del primo confronto televisivo e tutti gli inviti a fare un passo indietro.

Un assist elettorale

L’immagine di Trump con il pugno alzato diventerà iconica, storica. La più forte forse della sua intera carriera politica. E probabilmente lo aiuterà a vincere le elezioni. Secondo molti osservatori, Trump nei prossimi mesi aumenterà il suo vantaggio nei sondaggi vestendo i panni della vittima, del martire o dell’eroe americano, che tanto piace a un certo tipo di America che apprezza la forza e il coraggio del Commander-in-chief.

Dopo il tentato omicidio, l’ex presidente ha subito rilasciato un comunicato ringraziando i servizi segreti e le forze dell’ordine, esprimendo le sue condoglianze alle altre vittime e offrendo un drammatico racconto del momento.

Spari a Trump: il video del ferimento

«Mi hanno sparato con un proiettile che ha perforato la parte superiore del mio orecchio destro», ha scritto su Truth. «Ho capito subito che qualcosa non andava perché ho sentito un sibilo, degli spari e ho subito sentito il proiettile squarciare la pelle. Si è verificata una forte emorragia, quindi ho capito cosa stava succedendo. DIO BENEDICA L’AMERICA!»

«C’è qualcosa nello spirito americano a cui piace vedere forza d’animo e coraggio sotto pressione e il fatto che Trump abbia alzato il pugno diventerà un nuovo simbolo», ha detto Brinkley. «Sopravvivendo a un tentato omicidio, diventi un martire, perché ottieni un’ondata di simpatia pubblica», ha affermato al Washington Post, Douglas Brinkley, storico della presidenza americana della Rice University di Houston, Texas.

Il team della campagna elettorale di Trump ha confermato la sua partecipazione alla Convention repubblicana che comincia domani, lunedì 15 luglio, a Milwaukee, in Wisconsin, e si concluderà giovedì 19 luglio, con la candidatura ufficiale dell’ex presidente per le elezioni del 5 novembre. Convention nella quale Trump svelerà il nome del suo candidato vice presidente e cercherà di unire il Grand Old Party dietro la sua visione del Paese.

Il dibattito su Biden passa in secondo piano

Subito dopo l’attentato, il presidente Biden, parlando da Rehoboth Beach, Delaware, ha condannato la sparatoria. Il team della campagna di Biden nel frattempo ha sospeso la sua comunicazione e cancellato tutti gli spot tv anti Trump. «Non c’è posto in America per questo tipo di violenza», ha detto Biden in un intervento del dipartimento di polizia di Rehoboth Beach. «Non può essere così. Non possiamo tollerare questo».

La violenza prenderà il sopravvento sulla narrativa precedentemente dominante della campagna: il disordine democratico seguito all’esibizione di Biden nel dibattito e il desiderio di molti democratici che si facesse da parte per un candidato più giovane.

«Le conseguenze politiche di questo tentativo di omicidio saranno immense e andranno a beneficio di Donald Trump, che ha reagito alla sparatoria esattamente nello stesso modo in cui ha fatto Teddy Roosevelt», ha scritto sui social media Steve Schmidt, ex stratega repubblicano.

La reazione dei repubblicani

L’attentato di Butler ha indignato, elettrizzato e incoraggiato i repubblicani, che hanno acclamato il pugno chiuso di Trump sulla scia degli spari. Nell’America polarizzata il tentato assassinio di Trump diventerà il leit motiv della campagna dei repubblicani, e lui l’eroe sopravvissuto per l’America. I figli di Trump hanno immediatamente reagito al tentato omicidio del padre con un senso di trionfo. «Non smetterà mai di combattere per salvare l’America», ha scritto su x Donald Trump Jr., con la foto del pugno alzato di suo padre.

I precedenti

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Sui social media c’è chi in queste ore evoca l’assassinio del presidente John F. Kennedy nel 1963, che molti democratici attribuirono immediatamente alle ostilità di destra affrontate dall’allora presidente a Dallas. A ruoli invertiti.

Nel 1981 il presidente Ronald Reagan dopo l’attentato, ebbe un balzo nei sondaggi di 22 punti. Trump, secondo più di un analista, già in vantaggio nei sondaggi, aumenterà i consensi attorno a lui dopo l’attentato. E con molta probabilità si prepara a una vittoria schiacciante alle prossime elezioni.

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