Giovanni Malagò eletto presidente della Figc con il 68,58% dei voti
Confermato in blocco il Consiglio federale. Il nuovo presidente dovrà subito affrontare alcuni temi di stretta attualità, a partire dalla scelta del ct. Duro attacco dell’ex numero uno della Figc Gravina al Governo
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Com’era nelle previsioni Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc. Le votazioni dell’assemblea elettiva al Rome Cavalieri-A Waldorf Astoria Hotel di Roma, a cui hanno partecipato 245 delegati sui 273 aventi diritto, hanno visto prevalere l’ex presidente del Coni e della Fondazione Milano-Cortina con il 68,58% dei voti (343.084) sul presidente della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete che ha raccolto il 29.17% (145.936) delle preferenze.
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Malagò ha ottenuto il sì delle componenti che alla vigilia dello scrutinio gli hanno assicurato il proprio appoggio - Lega Serie A, Lega Serie B, calciatori e allenatori, che hanno in totale il 54% - ma ha anche drenato consensi nel 34% della Lnd (in particolare dalla Lombardia che si è schierata con lui).
Gravina attacca il Governo
In apertura dei lavori il presidente dimissionario della Figc, Gabriele Gravina, si è accomiatato con un duro intervento, togliendosi diversi sassolini dalle scarpe: «Ho sentito il dovere di impedire che la Figc fosse trascinata in un vortice. Ho fatto un passo indietro per stimolare riflessioni e rinforzare percorso di rigenerazione. La nostra reputazione, lo dico a beneficio di chi se ne è preoccupato tanto in queste settimane, non si può misurare sul saper calciare bene o male i rigori. Ho vissuto anche delle amarezze. Le mancate qualificazioni ai Mondiali e il lento incedere delle riforme. L’Aia ha mostrato profonde lacune. Spero che chi mi seguirà sarà più fortunato in queste dinamiche».
Gravina, che al termine del suo intervento ha ricevuto una standing ovation dalla platea, ha poi salutato i due candidati con queste parole: «Non faccio distinzione tra amici e diversamente amici», facendo un chiaro riferimento al ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi che aveva definito amico Abete e Malagò “diversamente amico”.
Contro il quale, senza mai nominarlo, si è poi lanciato in una dura accusa, dopo aver menzionato i numerosi aiuti pubblici riservati al cinema, tra tax credit e contributi a fondo perduto, e negati al calcio. «Per finanziare i vivai il governo non ha speso un euro. C’è una visione evidentemente distorta dell’interesse nazionale che è stata avallata da chi, magari solo per solleticare gli umori della piazza, si era schierato a sostegno dell’italianità dei vivai . Ma pur predicando bene, ha deciso nottetempo, una settimana fa, di sopprimere per legge anche l’unica via di finanziamento destinata alla valorizzazione dei giovani e dei centri federali, eliminando il comma che riconosceva una minima percentuale della mutualità generale a queste finalità. Con questa decisione, nemmeno comunicata, forse pensavano di punire la vecchia e la nuova Figc? Si sono sbagliati: hanno fatto il male del calcio».






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