«L'aumento del 33% delle nuove installazioni dimostra che l'industria eolica europea è all'altezza della sfida. Ma bisogna semplificare le procedure di autorizzazione e agevolare gli investimenti nella catena di approvvigionamento: fabbriche, lavoratori qualificati, reti, materie prime e navi», sostiene Giles Dickson, Ceo di WindEurope.
In Europa ci sono circa 80 gigawatt di progetti eolici bloccati dalle autorizzazioni che non arrivano e l’accelerazione messa a segno nel 2022, a dispetto delle difficoltà lungo le catene di fornitura e dell’aggressione russa all’Ucraina, è ancora insufficiente per centrare gli obiettivi del programma RePowerEu. Per essere in linea con il target al 2030, fissato a 450 gigawatt di potenza eolica complessiva, le installazioni europee dovrebbero raddoppiare a 30-31 gigawatt all’anno.
L’eolico offshore sarà centrale in questa crescita, ma il salto produttivo da conseguire è molto ambizioso. Nove Paesi hanno firmato la “Dichiarazione di Ostenda” nella cittadina portuale belga, fissando l'obiettivo di arrivare ad almeno 120 gigawatt di eolico offshore nel Mare del Nord entro il 2030 e almeno 300 gigawatt al 2050.
Un salto mortale, se si considera che al momento l'eolico europeo (compreso il Regno Unito) conta 255 gigawatt di potenza installata in tutto, di cui solo 30 gigawatt offshore, principalmente distribuiti fra il Mare del Nord e il Baltico, con il Mediterraneo ancora quasi a zero. Se si considera la sola Ue, il totale cumulato di eolico è pari a 204 gigawatt, di cui 16 offshore. A firmare la nuova dichiarazione sono i governi di Belgio, Danimarca, Germania, Olanda (che avevano già siglato un primo impegno un anno fa), cui si sono aggiunti Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Lussemburgo e Norvegia.
L’obiettivo sarà creare gruppi di parchi offshore interconnessi, in grado di esportare la loro produzione energetica a due o più Paesi, condividendo alcune infrastrutture elettriche come i cavi e le sottostazioni. Lo sviluppo di reti interconnesse sarà essenziale per l’integrazione delle fonti rinnovabili nel sistema elettrico continentale: facilitando gli scambi elettrici fra Paesi sarà più facile compensare l’instabilità delle fonti rinnovabili, inviando ad esempio l’energia eolica o solare in eccesso in un’area del continente ad alimentare altre zone dove il vento è caduto o il cielo è coperto.