Questa maggiore stratificazione porta le acque più profonde a ricevere sempre meno ossigeno. Inoltre, il metabolismo degli organismi marini tende ad aumentare con la temperatura. Di conseguenza, man mano che gli oceani si riscaldano, gli organismi che li abitano consumano più ossigeno. Questo effetto può essere enorme lungo le coste, dove il deflusso dei fertilizzanti alimenta la fioritura delle alghe, che a loro volta alimentano i batteri che assorbono l'ossigeno. L'eutrofizzazione crea sempre più “zone morte”, compresa quella famigerata dell'Adriatico settentrionale.
Alcuni studi hanno ipotizzato che anche l'inquinamento da microplastiche abbia il potenziale di esacerbare il problema della mancanza di ossigeno. In base a questa teoria, se lo zooplancton si riempie di microplastiche, invece che di fitoplancton, il fitoplancton prolifererà, alimentando nuovamente tutti quei batteri che divorano ossigeno sul loro cammino verso il fondo del mare.
Il risultato è un mosaico di aree troppo calde o troppo povere di ossigeno perché vari pesci possano prosperare, portando a diverse vie di fuga. Un esempio molto citato è il caso della costa sud-orientale della Cina, recentemente colonizzata da una specie chiamata in zona “l'anatra di Bombay” (nome commerciale in italiano: bumalo), un pesce lungo e sottile dalla consistenza gelatinosa.
Il boom di questa specie, molto poco vertebrata, dipende dalla mancanza di ossigeno di queste acque, che ha fatto scappare tutti gli altri pesci, tranne questi che, come le meduse, hanno bisogno di poco ossigeno per sopravvivere. In generale, un pesce grande ha un metabolismo più elevato e ha bisogno di più ossigeno.
I mari del futuro - più caldi e ipossici - non solo conterranno meno tipi di pesce, ma anche pesci più piccoli e rachitici e più batteri, che per nostra sfortuna sono produttori di gas serra. I tropici si svuoteranno man mano che i pesci si sposteranno verso acque più ossigenate e molte specie andranno incontro all'estinzione.