L’audizione

Poste, Giorgetti: «Lo Stato manterrà il controllo, nelle prime fasi governo potrebbe fermarsi al 51%»

Il ministro dell’Economia è intervenuto in audizione alle Commissioni riunite Bilancio e Trasporti della Camera e Programmazione economica, Finanze e Ambiente del Senato sull’alienazione di una quota della partecipazione detenuta dal Mef nel capitale di Poste italiane

di Redazione Roma

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti

3' di lettura

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«La cessione di una quota della partecipazione detenuta dal MEF in Poste Italiane non determinerà la perdita del controllo sulla società, che continuerà a essere esercitato dallo Stato. Peraltro, lo Statuto di Poste prevede che nessun soggetto diverso dal MEF, da enti pubblici o da soggetti da questi controllati, può detenere una quota superiore al 5 per cento del capitale della società». Così il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in audizione davanti alle commissioni Bilancio e Trasporti di Camera e Senato sul decreto privatizzazione Poste. «Alla luce dell’aggiornamento delle previsioni che sarà operato a breve con la pubblicazione del Def - ha aggiunto -, valuteremo l’opportunità di modificare la tempistica prevista per conseguire un profilo del rapporto debito/Pil coerente con gli impegni programmatici già prestabiliti».

Giorgetti: nelle prime fasi potremmo fermarci al 51% Poste

Il ministro ha spiegato che l’alienazione della quota di partecipazione che potrebbe portare lo Stato fino «al 35%» del gruppo può avvenire «anche in più fasi», il che «significa che nelle prime fasi il governo potrebbe anche fermarsi al 51%, perché riteniamo che questa sia un’asticella che riteniamo in questo momento soddisfacente rispetto al percorso» indicato.

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Cessione Poste quando si può massimizzare introito

Il ministro ha spiegato che «il Mef realizzerà l’operazione» di alienazione di una quota in Poste «nel momento più adeguato alla massimizzazione dell’introito realizzabile, cercando di conciliare le condizioni del mercato con le esigenze di finanza pubblica».

Operazione in più fasi, controllo Stato

In particolare, «l’operazione di dismissione rappresentata nel Dpcm attualmente all’esame del Parlamento deve essere considerata una cornice che individua un valore minimo della partecipazione dello Stato, che potrà essere raggiunto progressivamente e in più fasi, in modo da salvaguardare il controllo strategico pubblico su questo asset».

Poste potrebbero migliorare appetibilità debito

Secondo il ministro dell’Economia, «in un quadro più generale, è opportuno considerare anche gli effetti dell’operazione sulla fiducia degli investitori istituzionali nazionali ed esteri verso l’Italia, che potrebbero risultare in un miglioramento dell’appetibilità del debito pubblico, con conseguenti effetti positivi in termini di riduzione dello spread e del costo del debito».

«Le risorse che potranno essere ottenute dalla realizzazione dell’operazione dipenderanno dall’ammontare della quota che sarà collocata sul mercato. Laddove si procedesse alla cessione dell’intera partecipazione direttamente detenuta dal Mef, ferme rimanendo le valutazioni che potranno essere effettuate in merito al mantenimento della partecipazione pubblica maggioritaria nel capitale, il controvalore desunto sulla base dei più recenti dati di mercato disponibili potrebbe ammontare a circa 4,4 miliardi».

PagoPa: intendiamo andare avanti, lette obiezioni Agcm, risponderemo

Giorgetti ha sottolineato che «non c’è nessuna volontà strumentale di fare aggiotaggio per valorizzare ulteriormente Poste ai fini del collocamento sul mercato». Il ministro ha risposto in questo modo a una domanda su PagoPa dopo l’intervento dell’Antitrust. «Intendiamo andare avanti, abbiamo lette le obiezioni Antitrust, le stiamo valutando e cercheremo di dare risposta. Riteniamo si tratti di un’operazione di razionalizzazione di sistema», ha affermato. L’Antitrust ha sollevato dubbi per la concorrenza sull’operazione di cessione di quote della piattaforma di pagamenti digitali PagoPa alle Poste Italiane.

L’Agi? Il Mef non è deputato a rispondere

«È doveroso sottolineare che il Mef ha appreso da fonti di stampa» della presunta trattativa tra Eni e Angelucci sull’Agi e «non è l’autorità deputata a rispondere» Lo ha detto Giorgetti, rispondendo durante il question time a una interrogazione sulle iniziative a tutela del pluralismo dell’informazione dopo le voci su una trattativa per la cessione dell’agenzia Agi da parte di Eni. «Seppure il Mef detenga una partecipazione in Eni di complessivamente circa il 30%, ricordo che a questa partecipazione non corrisponde alcun potere su decisioni come questa di natura gestionale», ha detto Giorgetti.

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