Olimpiadi e dintorni

Giochi di Parigi tra bolle mediatiche e falsi miti da sfatare

Dalla balneabilità della Senna alla sostenibilità a tutti i costi, dai pugili transgender alla lentezza della piscina

di Marco Bellinazzo

5' di lettura

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L’Olimpiade è anche un luogo mediatico unico, una cassa di risonanza in cui si formano e si rincorrono notizie e orientamenti che talvolta si autoalimentano, sfociando in bolle o miti che nessuno ha più la forza di smentire con i fatti o con validi ragionamenti alternativi. Il problema è che queste notizie finiscono in taluni casi per tramutarsi in veri e propri assiomi che generano visioni parziali della realtà, si consolidano in principi sulla carta assolutamente condivisibili, ma forieri di errate valutazioni se privati di una doverosa dose di flessibilità.

I Giochi parigini non fanno eccezione. Dalle acque inquinate della Senna alla sostenibilità come dogma inconfutabile, dalla parità di genere a oltranza fino alla (presunta) lentezza della piscina della Defense, di bolle mediatiche se ne sono create tante, mentre servirebbe un approccio più riflessivo e meno superficiale per cogliere tutte le sfumature dei fenomeni...

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La balneabilità della Senna

Molto si è scritto sulla presunzione francese di voler rendere la Senna balneabile e di farvi disuputare le gare di triatholon e nuoto di fondo. Le prime si sono svolte dopo alcuni rinvii. Le seconde, con Gregorio Paltrinieri atteso protagonista della 10 km, sono in programma la prossima settimana.

Lo sforzo per ridurre l’inquinamento del fiume che attraversa Parigi è costato circa 1,5 miliardi. Il sogno di regalare ai cittadini parigini il “mare”, con spiagge attrezzate e tutti i comfort del caso, viene da lontano e cozza contro un intreccio idrico e fogniario complessissimo, nonché contro una meteorologia che può alzare con la pioggia e il mescolamento delle acque reflue il livello del batterio escherichia coli. In questi anni le istituzioni non hanno lesinato risorse. Sono state create dighe, sbarramenti, sistemi di depurazione e filtraggio. Appare chiaro che la Senna non avrà mai acque cristialline e che sarà balneabile solo per alcuni periodi dell’anno.

Tuttavia, il solo rischio di non disputare le gare programmate è stato interpretato e narrato dai media come il fallimento della grandeur francese. Sottovalutando però un fatto fondamentale: l’obiettivo di chi ha lavorato alla balneabilità della Senna va ben oltre i Giochi, è il miglioramento della qualità della vita per i cittadini e il recupero di un asset cittadino fondamentale. Un obiettivo che rientra della cosiddetta legacy ed è perfettamente in linea con il nuovo spirito olimpico suggellato dall’agenda 2020+5: lasciare alle città che ospitano i grandi eventi una eredità duratura, far sì che dopo le manifestazioni, siano luoghi migliori.

Un merito che se anche non si dovessero diputare i 10 chilometri di fondo, e ancorchè non si fossero svolte le prove di triathlon - la salute degli atleti viene prima di tutto - non sarebbe intaccato di un millimetro.

Sostenibilità economica

Proprio per questo è corretto che il Cio voglia evitare eventi mastodontici, con l’edificazione di cattedrali nel deserto, abbandonate a se stesse subito dopo le gare, con buchi di bilancio abnormi, privilegiando quei dossier in cui il numero di impianti da realizzare ex novo sia ridotto al minimo. Va anche detto però che i grandi eventi, come i mondiali o i Giochi olimpici, possono essere per alcuni paesi l’occasione per dotarsi di strutture moderne da lasciare in dote al territorio. Dunque, nella valutazione del Cio dovrebbe essere privilegiata una visione prospettica, dinamica dell’equilibrio economico.

Sarebbe un errore quello di adagiarsi su una mera contabilità dei costi e dei ricavi. Il conto economico di un evento come le Olimpiadi vede sempre nell’immediato una prevalenza dei costi (le cui stime iniziali lievitano comunque nella maggior parte dei casi) rispetto alle entrate dirette. Ma se si guarda all’arricchimento nel medio lungo termine per il territorio, all’impatto socio-economico che l’esposizione mediatica genera nel tempo per il turismo ovvero ai benefici assicurati dalla prevenzione sanitaria e sociale che un patrimonio di impianti e strutture moderne offre alla popolazione, allora il discorso cambia. E il Cio dovrebbe privilegiare questa analisi più ampia e approfondita, proprio in nome di una vera sostenibilità. Altrimenti nessun nuovo paese potrà affacciarsi seriamente sulla scena olimpica, se non quelli dotati di ricchezze straodinarie, come gli emirati del Golfo.

Sul sesso degli atleti servono regole certe

La parità di genere (a tutti i costi)

Una visione ideologica può generare diseguaglianze. Queste di Parigi sono le prime Olimpiadi con lo stesso numero di medaglie assegnate a uomini e donne. Un traguardo da salutare con soddisfazione. Tuttavia, sono nate polemiche su un approccio troppo ideologico a questo tema da parte del Cio, che si sarebbe tradotto nell’assunzione di standard più permessivi rispetto a quello delle Federazioni internazionali che governano sulle singole discipline.

Ci sono due casi di pugili transgender la taiwanese Li-Yuting e l’algerinca Imane Khelif che nel 2023 non avevano superato il gender test ai mondiali di boxe ma che sono state ammesse dal Cio ai Giochi di Parigi, come già avvenuto peraltro a Tokyo nel 2021.

Le scetticismo sulla mancanza di parametri omogenei rischia perciò di insinuare dubbi sull’affermarsi di una ideologia “woke” che lungi dal rimarcare una consapevole lotta contro le ingiustizie sociali, legate principalmente a questioni di genere e di etnia, finisce per scadere in una matematica contabilità dell’egualitarismo che può essere essa stessa fonte di disparità e ingiustizia: come quella di far combattare due essere umani con condizioni fisiologiche e biologiche di base incomparabili.

 La piscina lenta

Un’ultima notazione sul mito della piscina lenta della Defenze Arena. La vasca ipertecnologica e modulare è stata realizzata da Piscine Castiglione. Azienda italiana leader del settore che da anni progetta impianti usati in competizioni internazionali, inclusi mondiali e Trials Usa.

Per ragioni di sostenibilità la piscina è stata impiantata in una struttura di norma usata da una squadra di rugby, in modo da soddisfare le esigenze di pubblico di una Olimpiade. Dopo di che sarà smontata, trasferita altrove e riutilizzata post evento per la formazione dei giovani nuotatori. Per evitare di sfondare la pavimentazione e sprofondare nel parcheggio sottostante, in considerazione del peso dell’acqua, si è dovuta limitare la profondità della vasca a 2,20 metri (dopo i Giochi per regolamento non si potrà più nuotare gare internazionali in vasche così basse).

Per giorni sono trapelate voci sulla lentezza della vasca proprio in relazione all’altezza ridotta. Qualche ragione probabilmente c’è, ma i tecnici di Piscine Castiglione erano persuasi che comunque si potessero ottenere performance di rilievo: ebbene, negli ultimi giorni sono stati battuti diversi record olimpici e il cinese Zhanle Pan ha frantumato quello mondiale dei 100 stile libero di 4 decimi abbassandolo a 46”40.

Certo sui nuotatori cinesi da anni aleggiano dubbi, ma qui si apre tutta un’altra storia, tra bolle mediatiche, falsi miti e (poche) certezze...

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