Locomotiva in panne

Germania: quattro aziende su dieci pronte a licenziare nel 2025

Sondaggio dell’Istituto economico Iw: la crisi colpisce soprattutto l’industria, in gioco decine di migliaia di posti di lavoro. E le stime sulla crescita del Pil peggiorano ancora

di Gianluca Di Donfrancesco

Una manifestazione del sindacato IG Metall davanti alla sede della Volkswagen, a Wolfsburg, il 9 dicembre 2024

3' di lettura

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Volkswagen, ma anche Ford, Thyssen-Krupp, Bosch, Audi: la lista dei grandi gruppi che pianificano tagli del personale in Germania è lunga. Il settore più colpito è l’industria, ma anche un gigante del software come Sap programma di lasciare a casa 3.500 addetti. L’ombra della stagnazione economica si allunga sul mercato del lavoro, finora resiliente: il tasso di disoccupazione è ancora attorno al 6%, ma dietro le statistiche ci sono tensioni crescenti.

La ricerca

Secondo un sondaggio condotto dall’istituto economico Iw di Colonia su oltre 2mila aziende, quattro imprese su dieci stanno pianificando un ridimensionamento della forza lavoro nel 2025. È una conseguenza delle buie prospettive per il futuro: il 40% del campione si aspetta che gli affari peggiorino l’anno prossimo e solo un quinto è ottimista.

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Gli investimenti del settore privato in Germania sono già bassi: è uno dei fattori che spiega il calo della produttività. E il 40% delle aziende intervistate da Iw prevede una diminuzione nel 2025.

Anche per l’Istituto Ifo, le prospettive del mercato del lavoro sono in continuo peggioramento. A novembre, il barometro dell’occupazione è sceso al livello più basso dall’estate del 2020, con il sesto calo mensile consecutivo. «Sempre più aziende stanno smettendo di assumere e anzi sempre più spesso discutono di tagli», ha affermato Klaus Wohlrabe, responsabile delle indagini dell’istituto.

Tagli, tagli, tagli

Se Volkswagen ha minacciato di chiudere fino a tre stabilimenti, con decine di migliaia di potenziali licenziamenti, il fornitore di componenti per auto, Schaeffler, ha annunciato all’inizio di novembre 2.800 esuberi in Germania (e 3.700 in Europa). Sulla stessa barca Bosch: i tagli potrebbero riguardare tra gli 8mila e i 10mila posti in Germania, secondo quanto dichiarato l’11 dicembre dal vice presidente del consiglio di sorveglianza, Frank Sell.

Entro il 2027, il piano di risparmi di Ford include 2.900 addetti in meno in Germania. Altri grandi gruppi, come Audi e Siemens, vogliono ridimensionare la forza lavoro.

Il gigante dell’acciaio Thyssen-Krupp, altro gruppo simbolo dell’industria tedesca in profonda crisi, cancellerà 11mila posti di lavoro entro il 2030, 5mila con licenziamenti e altri 6mila attraverso spin-off o cessioni di attività. I tagli ammontano a circa il 40% della forza lavoro tedesca.

La ripresa non si vede

Ieri, tre istituti economici hanno rivisto al ribasso le stime sulla crescita del Pil tedesco nel 2025. Secondo l’Ifw di Kiel, l’economia dovrebbe ristagnare l’anno prossimo, dopo la contrazione dello 0,3% del 2023 e il -0,2% previsto per il 2024. A settembre, l’istituto prevedeva una crescita dello 0,5% per il 2025. «L’economia tedesca non riesce a liberarsi dalla stagnazione, non ci sono quasi segnali di ripresa», spiegano i suoi analisti.

«Quest’anno, l’economia continuerà il suo percorso a zig-zag da un trimestre all’altro, intorno alla linea dello zero, e probabilmente si ridurrà complessivamente dello 0,2%», ha dichiarato l’Istituto tedesco per la ricerca economica Diw, di Berlino. Nel 2025, la crescita dovrebbe fermarsi allo 0,2%. Problemi ciclici strutturali stanno «colpendo in particolare l’industria manifatturiera, la spina dorsale dell’economia tedesca», ha dichiarato Geraldine Dany-Knedlik, responsabile delle previsioni economiche del Diw.

Un po’ meno pessimista l’Ifo, che per il 2025 prevede una crescita dello 0,4%, se la Germania non riuscirà a superare i problemi strutturali, mentre con le giuste ricette di politica economica, potrebbe raggiungere l’1,1%. A settembre, l’Ifo prevedeva una crescita dello 0,9%.

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