Germania: quattro aziende su dieci pronte a licenziare nel 2025
Sondaggio dell’Istituto economico Iw: la crisi colpisce soprattutto l’industria, in gioco decine di migliaia di posti di lavoro. E le stime sulla crescita del Pil peggiorano ancora
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I punti chiave
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Volkswagen, ma anche Ford, Thyssen-Krupp, Bosch, Audi: la lista dei grandi gruppi che pianificano tagli del personale in Germania è lunga. Il settore più colpito è l’industria, ma anche un gigante del software come Sap programma di lasciare a casa 3.500 addetti. L’ombra della stagnazione economica si allunga sul mercato del lavoro, finora resiliente: il tasso di disoccupazione è ancora attorno al 6%, ma dietro le statistiche ci sono tensioni crescenti.
La ricerca
Secondo un sondaggio condotto dall’istituto economico Iw di Colonia su oltre 2mila aziende, quattro imprese su dieci stanno pianificando un ridimensionamento della forza lavoro nel 2025. È una conseguenza delle buie prospettive per il futuro: il 40% del campione si aspetta che gli affari peggiorino l’anno prossimo e solo un quinto è ottimista.
Gli investimenti del settore privato in Germania sono già bassi: è uno dei fattori che spiega il calo della produttività. E il 40% delle aziende intervistate da Iw prevede una diminuzione nel 2025.
Anche per l’Istituto Ifo, le prospettive del mercato del lavoro sono in continuo peggioramento. A novembre, il barometro dell’occupazione è sceso al livello più basso dall’estate del 2020, con il sesto calo mensile consecutivo. «Sempre più aziende stanno smettendo di assumere e anzi sempre più spesso discutono di tagli», ha affermato Klaus Wohlrabe, responsabile delle indagini dell’istituto.
Tagli, tagli, tagli
Se Volkswagen ha minacciato di chiudere fino a tre stabilimenti, con decine di migliaia di potenziali licenziamenti, il fornitore di componenti per auto, Schaeffler, ha annunciato all’inizio di novembre 2.800 esuberi in Germania (e 3.700 in Europa). Sulla stessa barca Bosch: i tagli potrebbero riguardare tra gli 8mila e i 10mila posti in Germania, secondo quanto dichiarato l’11 dicembre dal vice presidente del consiglio di sorveglianza, Frank Sell.








