Il 31 agosto 2018, a due settimane dal collasso del viadotto, Luca ha inaugurato un gruppo Facebook che sarebbe diventato un punto di riferimento per quasi 8mila follower: «Viabilità per Genova», una bacheca che raccoglie segnalazioni, suggerimenti e reclami di pendolari alle prese con imbottigliamenti o anomalie nei propri spostamenti. Ogni giorno compaiono foto scattate in autostrada, video di incollonamenti o semplici post per mettere in guardia gli automobilisti (e scooteristi) dalle lungaggini su un certo tratto. L’obiettivo era di mantenerla una pagina di servizio, senza farla degenerare in uno «sfogatoio» contro l’amministrazione locale. Ci è riuscito, anche se non è sempre facile tenere sotto controllo i nervi a fior di pelle di alcuni utenti.
«L’ansia e lo stress stanno facendo peggiorare tantissimo l’educazione stradale: uno si sente in una situazione di caos e si sente in diritto di violare le regole - dice - E questo si ricollega in generale alla stasi della città». Luca e sua moglie hanno toccato con mano i balzi in avanti nell’ultimo anno e la gara di solidarietà scattata per ridare fiato alla città. Ma sono preoccupati che l’emotività dei primi mesi rientri, lasciando sul terreno gli stessi problemi che covavano prima del crollo del Morandi. La città è sempre più anziana e sempre meno popolata, con una perdita di circa 300mila residenti dagli anni ’70 ad oggi. L’economia locale, appesa a shipping e turismo, sta subendo le perdite di centinaia di milioni di euro citate sopra. Per non parlare di Carige e dei suoi rivolgimenti interni, una saga che tiene col fiato sospeso i correntisti della città. «Non vorrei che nel “dopo-Morandi” ci si dimenticasse di tutto» dice Mesiti.
Nella zona arancione, gli «sfollati di serie B» aspettano l’indennizzo
Nell’attesa, c’è già chi si sente dimenticato. Non tutti i cittadini che vivevano a rid0sso del ponte sono soddisfatti dell’assistenza ricevuta dalle istituzioni. Gli abitanti della zona Rossa, le 250 famiglie sgomberate dopo il crollo, hanno incassato gli indennizzi e sono in fase di ricollocamento. Lo stesso non si può dire dei concittadini della cosiddetta Zona arancione, la porzione di città nelle immediate adiacenze del cantiere che darà vita al nuovo ponte.
La convivenza con i lavori è complicata da fattori come inquinamento e blocco della viabilità, resa anche più ostica della media per chi vive a pochi metri dal luogo che sta vedendo nascere il nuovo progetto. A maggio, dopo varie battaglie (e annunci), il sindaco Marco Bucci ha firmato un’ordinanza che sblocca l’accesso ai 7 milioni di euro messi sul piatto dal governo per risarcire un totale di 980 nuclei familgliari con tre fasce di rimborso: 20mila euro per chi vive entro i 55 metri dal cantiere, 10mila euro per chi si trova dai 55 a 110 metri di distanza e 4mila euro per chi risiede dai 110 ai 165 metri di distanza.
I soldi arrivano, ma alla spicciolata: «Al momento il 75% dei nuclei non ha ricevuto l’indennizzo - dice Fabrizio Belotti, rappresentante degli abitati della zona arancione - Se andiamo troppo in là col tempo, che senso hanno i risarcimenti?». L’attivismo dei residenti “arancioni” ha scatenato qualche malumore in città, attirando agli abitanti della zona l’accusa di voler lucrare sulla tragedia. «Siamo stati accusati di lucrare, ma stiamo reclamando per un diritto» dice Belotti.
Ieri e domani sul vecchio Morandi
Nelle vicinanze dell'ex Morandi, come viene definito sui cartelli segnaletici, ci si imbatte in striscioni che invitano gli abitanti a «r-esistere» di fronte ai rischi di speculazione sul nuovo progetto infrastrutturale. Anche il ponte che rimpiazzerà il Morandi, ideato e donato a Genova da un archistar globale come Renzo Piano , ha scatenato qualche scetticismo. Leugio, il residente di Sampierdarena che ha rischiato la vita lo scorso 14 agosto, ci accompagna di fronte al tratto dove sorgeva il Morandi e sarà edificata la sua nuova versione.