Genova a un anno dal Morandi: vogliamo solo normalità
A quasi 12 mesi dal collasso del viadotto Polcevera, la città resta spezzata a metà fra Ponente e Levante. I sentimenti si contrastano: dall’ottimismo per i progressi all’irritazione per una viabilità ancora congestionata e la paura di restare isolati. La richiesta? Tornare alla normalità, più o meno
dal nostro inviato Alberto Magnani
6' di lettura
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Genova - «Ho sentito un boato. Mi sono detto che non poteva essere. E invece il Ponte Morandi non c'era più». Nicola Leugio, un residente del quartiere Sampierdarena, ricorda alla perfezione dove si trovava alle 11:35 del 14 agosto di un anno fa. In psicologia si chiamano ricordi lampo, i momenti che si imprimono nella memoria dopo un trauma. Il suo è stato voltarsi e realizzare che il viadotto Polcevera, per tutti «Ponte Morandi» era appena collassato su se stesso . Leugio si trovava a meno di 150 metri dal ponte, ma la pioggia era talmente intensa da offuscare la visuale. La conferma gli è arrivata da una foto di WhatsApp. «Nei giorni successivi - racconta mentre passeggiamo vicino all'ex ponte- ho preso la strada sbagliata almeno sei o sette volte e sono andato in direzione del Ponte».
GUARDA IL VIDEO: Il Ponte Morandi dalla costruzione al crollo
A quasi 12 mesi dal crollo la routine ha preso il s0pravvento, ma si fa fatica a dire che la ferita sia stata rimarginata. La città resta spezzata a metà fra Ponente e Levante , con un traffico che congestiona le principali arterie della città negli orari di punta. Spostamenti di routine possono diventare un’odissea ordinaria per cittadini e le tantissime imprese di trasp0rti che dipendono -dallo stato di salute del porto. A pochi metri dall’ex Morandi, dove iniziano a spuntare i piloni del nuovo ponte, ci sono comitati di residenti che si sentono «sfollati di serie B» per i ritardi nel versamento degli indennizzi, mentre il prezzo delle loro abitazioni è colato a picco dopo la tragedia di 12 mesi fa. La città, assicurano i genovesi, ha reagito bene allo choc. Ma ha anche paura che i riflettori si spengano in fretta, lasciando la terza colonna del triangolo industriale con Milano e Torino abbandonata a se stessa.
GUARDA IL VIDEO: Ponte di Genova un anno dopo. Dal crollo del 14 agosto alla ricostruzione
Fabio: ci voleva una tragedia perché agissero sulla viabilità
Fabio Rossi è il coordinatore di Euromare, un’azienda di trasporti insediata nel porto commerciale di Genova. La sua ditta si occupa della movimentazione di merci verso il resto d’Italia e di Europa. Il crollo del Morandi ha prodotto dei colli di bottiglia di traffico che rallentano le attività ordinarie, “grazie” al dirottamento del traffico autostradale verso il centro città. Tradotto nella pratica, significa che i camion in entrata e uscita perdono ore preziose in incollonnamenti che si fanno particolarmente critici in diverse fasi della giornata.

