Difesa

Gcap, sul caccia di sesta generazione l’Italia apre alla collaborazione di altri Paesi. Ecco cos’è

Il ministro degli Affari esteri Tajani: «Siamo aperti ad avere accordi con altre controparti»

di Andrea Carli

Italia, Regno Unito e Giappone sono coinvolti nel progetto per la realizzazione del caccia militare supersonico di sesta generazione.

3' di lettura

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L’Italia è aperta anche ad accogliere altri partner nel programma Gcap , ovvero Global Combat Air Program, per la realizzazione del caccia militare supersonico di sesta generazione, che sostituirà l’Eurofighter Typhoon. L’indicazione è arrivata dal ministro degli Affari esteri Antonio Tajani.

Tajani: su progetto aereo militare con Giappone e Uk aperti ad altri partner

Intervenuto al Summit B7, ha fatto il punto sulla situazione. «Abbiamo un accordo con Giappone e Regno Unito sugli aerei militari, che non è solo un progetto industriale ma politico - ha ricordato - . Crea un forte legame tra tre paesi del G7. Noi siamo aperti ad avere accordi con altre controparti». Il nuovo aereo da combattimento si chiamerà Tempest.

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Il programma di collaborazione internazionale

Il Global Combat Air Programme (Gcap) è un programma di collaborazione internazionale che coinvolge Italia, Regno Unito e Giappone con l’ambizione condivisa di sviluppare un sistema aereo di nuova generazione entro il 2035. L’obiettivo è realizzare il successore dell’Eurofighter Typhoon. Leonardo è partner strategico insieme alla britannica BAE Systems e alla giapponese Mitsubishi Heavy Industries.

Il “sistema dei sistemi”

Sul sito di Leonardo il programma viene definito come uno dei «più sfidanti e avveniristici per l’industria dell’aerospazio». Il futuro sistema aereo da combattimento, definito come il “sistema dei sistemi”, opererà nei cinque domini, aria, terra, mare, spazio e cyber, secondo una struttura stellare nella quale il fighter di nuova generazione sarà la “core platform” connessa con altri “sistemi” periferici, pilotati e non pilotati.

La dichiarazione congiunta di Regno Unito, Italia e Giappone

Il programma è stato lanciato dal Regno Unito nel luglio del 2018, al salone aerospaziale di Farnborough. Si sono associate prima l’Italia e poi il Giappone. Nella dichiarazione congiunta del 9 dicembre 2022 si legge che «questo programma produrrà benefici economici e industriali ad ampio raggio, sostenendo l’occupazione in Italia, in Giappone e nel Regno Unito. Attirerà investimenti in ricerca e sviluppo nella progettazione digitale e nei processi di produzione avanzati. Fornirà opportunità per la prossima generazione di tecnici ed ingegneri altamente qualificati. Lavorando insieme in uno spirito di equo partenariato, condividiamo costi e benefici di questo investimento nelle nostre risorse umane e nelle nostre tecnologie».

L’interoperabilità con Usa, Nato e partner europei

«Questo programma - si legge ancora nel documento - è stato progettato tenendo i nostri alleati e partner al centro della nostra attenzione. La futura interoperabilità con gli Stati Uniti, con la Nato e con i nostri partner in Europa, nell’Indo-Pacifico e a livello globale si riflette nel nome che abbiamo scelto per il nostro programma. Questo concetto sarà al centro del suo sviluppo. Condividiamo l’ambizione di rendere questo velivolo il fulcro di un più ampio sistema di combattimento aereo che opererà in molteplici ambiti».

Il coinvolgimento del Giappone

L’accordo sul Global Combat Air Programme è stato ufficializzato lo scorso dicembre a Tokyo con la visita del ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, assieme agli omologhi di Giappone e Inghilterra. Il programma segna il primo accordo di sviluppo congiunto di attrezzature per la difesa del Giappone con una nazione diversa dagli Stati Uniti, che sono il maggior alleato di Tokyo per la sicurezza, e si configura in un contesto di percepito espansionismo della Cina nella regione dell’Indo-Pacifico. A marzo la coalizione di governo ha raggiunto un accordo per consentire l’esportazione dei jet da combattimento che saranno sviluppati grazie all’accordo. I velivoli potranno essere inviati solo a Paesi che hanno firmato accordi di difesa con il Giappone, e comunque non coinvolti in conflitti attivi.

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