Medio Oriente

Gaza, al via Consiglio per la pace. Casa Bianca: «Possibile sostituto dell’Onu»

Trump vuole ampliare il Board of Peace anche Ucraina e Venezuela. Tajani: «Italia impegnata per la seconda fase a Gaza»

Aggiornato il 16 gennaio 2026 alle ore 22:02

Tende improvvisate ospitano i palestinesi sfollati tra gli edifici distrutti dalle operazioni aeree e terrestri israeliane nella città di Gaza, giovedì 15 gennaio 2026. (AP Photo/Jehad Alshrafi)

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«È per me un grande onore annunciare la formazione del Consiglio per la Pace. I membri del Consiglio saranno annunciati a breve, ma posso affermare con certezza che si tratta del Consiglio più grande e prestigioso mai riunito in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo». Lo ha annunciato Donald Trump su Truth.

Secondo delle indiscrezioni rivelate dal Financial Times, Trump starebbe persino valutando di ampliare il Consiglio per la Pace per Gaza anche ad altre aree calde, come l’Ucraina e il Venezuela. Le fonti citate riferiscono che i diplomatici occidentali e arabi hanno espresso perplessità, ma l’amministrazione americana ritiene che il Consiglio possa essere un «potenziale sostituito dell’Onu, un organismo non ufficiale parallelo per affrontare i conflitti al di là di Gaza».

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Gli inviti a partecipare al “Board of Peace” per Gaza sono stato inviati due giorni fa e Trump ha selezionato personalmente chi ne farà parte. I nomi potrebbero essere annunciati dal tycoon al Forum economico di Davos la prossima settimana. Del consiglio di 12 membri, la cui formazione rientra nella fase due del piano elaborato dal presidente americano, dovrebbero far parte i principali leader europei, tra i quali la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. All’inizio era prevista anche la partecipazione dell’ex premier britannico Tony Blair, ma lo scetticismo e l’ostilità di alcuni Paesi della regione per il suo ruolo nell’invasione dell’Iraq nel 2003 hanno portato alla sua esclusione. L’ex primo ministro laburista entrerà tuttavia in un board esecutivo separato, insieme ai consiglieri di Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff.

Per il Wall Street Journal a tenere i rapporti tra il Board e il comitato tecnico di 15 palestinesi incaricato di gestire gli affari correnti a Gaza sarà Nickolay Mladenov, ex inviato Onu per la pace in Medio Oriente ed ex ministro degli Esteri bulgaro. Ma secondo il Financial Times gli Stati Uniti vogliono anche l’istituzione di un comitato esecutivo del “consiglio”, di cui faranno parte Steve Witkoff e Jared Kushner.

Il presidente Usa ha anche detto di essere fiducioso che, con il sostegno di Egitto, Turchia e Qatar, sarà raggiunto un accordo complessivo per il completo disarmo di Hamas. In un messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha scritto: «Con il sostegno di Egitto, Turchia e Qatar, otterremo un accordo di demilitarizzazione completo con Hamas, che includa la consegna di tutte le armi e lo smantellamento di ogni tunnel».

Atteso anche il ritorno dell’ultimo corpo degli ostaggi in Israele.

Tajani: «Italia impegnata per la seconda fase a Gaza»

Nel corso di un colloquio telefonico con il Segretario di Stato americano Marco Rubio in cui si è parlato anche di Gaza, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rinnovato l’impegno dell’Italia «per l’attuazione della seconda fase del Piano Usa, sul fronte degli aiuti umanitari, della sicurezza, della governance e della ricostruzione». Lo ha riferito lo stesso Tajani in un post su X, in cui esprime anche l’apprezzamento per il ruolo degli Stati Uniti nella liberazione di Alberto Trentini e degli altri prigionieri italiani rilasciati dalle carceri del Venezuela.

Berlino: Germania pronta a ruolo nel Consiglio di pace per Gaza

La Germania è pronta ad assumere responsabilità nel futuro Consiglio di pace per Gaza. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, affermando che l’organismo rappresenterà «uno strumento importante» per entrare in una nuova fase del processo politico sulla Striscia. «Ci aspettiamo che a breve inizino colloqui concreti e forse anche un invito», ha detto Wadephul, esprimendo l’auspicio che si possa passare «alla fase due» del percorso. Secondo il ministro, questa fase richiede innanzitutto l’istituzione del Consiglio di pace e, successivamente, la creazione di «un’amministrazione tecnocratica» guidata dai palestinesi stessi. «Abbiamo bisogno di una reale ownership palestinese per il futuro di Gaza», ha sottolineato, precisando che ciò sarà possibile «solo se Hamas non ne farà parte». L’esclusione del movimento islamista, ha aggiunto, è allo stesso tempo «condizione e risultato» del nuovo assetto politico.

Media arabi, l’Idf ha ucciso a Gaza comandante della Jihad e la moglie

I media arabi riferiscono che un attacco israeliano ha colpito un’abitazione nel campo profughi di Nuseirat, nel centro di Gaza, uccidendo ieri sera Ahraf al-Khatib, comandante delle brigate al-Quds, braccio armato della Jihad islamica palestinese. Nell’attacco è rimasta uccisa anche la moglie di Khatib. Poche ore prima l’Idf aveva ucciso sei persone, tra cui Muhammad al-Hawli, un comandante dell’ala armata di Hamas, in un attacco alla sua abitazione a Deir al-Balah. L’esercito israeliano non ha rilasciato dichiarazioni.

L’Idf ha ampliato la zona sotto il proprio controllo

Tre mesi dopo l’annuncio del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, le immagini satellitari mostrano che l’esercito israeliano ha ampliato la zona sotto il proprio controllo nella Striscia di Gaza, spostando la cosidetta “Linea Gialla” di centinaia di metri nel territorio che dovrebbe essere sotto il controllo di Hamas. Lo riporta Haaretz, precisando che le immagini sono state scattate da Planet Labs.

Queste immagini mostrano che «in diverse aree lungo la Linea Gialla esiste effettivamente una discrepanza tra la posizione delle postazioni gialle sul terreno e la posizione della Linea Gialla indicata nelle pubblicazioni ufficiali dell’esercito, inclusa la mappa pubblicata dal portavoce arabo delle Forze di difesa israeliane», ha rimarcato Haaretz, portando ad esempio il quartiere di Shujaiyeh, nella zona est di Gaza City, dove le postazioni gialle sono situate «a circa 300 metri a ovest della Linea Gialla ufficiale».

Anche la Bbc ha analizzato le foto satellitari, giungendo alla conclusione che Israele ha spostato i blocchi della Linea gialla in 16 punti. Un portavoce delle Idf ha detto alla Bbc di respingere «tutte le affermazioni secondo cui la Linea Gialla sarebbe stata spostata o attraversata dalle truppe israeliane», affermando che l’esercito «sta operando per segnalare visivamente la Linea Gialla in base alle condizioni sul terreno e alla valutazione della situazione operativa in corso».

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