Medio Oriente

Gaza, Caritas: «La crisi idrica ha raggiunto livelli drammatici»

Anni di danni alle infrastrutture hanno portato al collasso di pozzi, reti idriche e impianti di desalinizzazione

di Rosalba Reggio

 APN

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Non c’è acqua a Gaza. L’ultima testimonianza arriva da Caritas Gerusalemme, che denuncia una crisi idrica che ha raggiunto «livelli drammatici» e spiega che «anni di danni alle infrastrutture hanno portato al collasso di pozzi, reti idriche e impianti di desalinizzazione, rendendo inaffidabile o insicuro ciò che un tempo sosteneva la vita». A pagarne il prezzo la popolazione, soprattutto la più fragile.

Il report diffuso dal Sir, l’agenzia di stampa legata alla Conferenza Episcopale Italiana, racconta di bambini che «percorrono lunghe distanze con contenitori vuoti, mentre le famiglie cercano di dividere l’acqua disponibile tra bisogni essenziali, spesso consapevoli che non è potabile». Secondo l’ultima valutazione dell’Organizzazione mondiale della sanità, la quantità media di acqua dolce e pulita a disposizione dei gazawi ogni giorno, si aggira tra i 3 o 6 litri quando il numero minimo per persona dovrebbe essere pari a 15.

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Nulla è funzionante nella Striscia: la falda costiera, principale fonte di acqua dolce, è contaminata da liquami non trattati, infiltrazioni saline e macerie, ma quando non c’è una strada alternativa, per la popolazione è l’unica scelta. Il risultato è che il 75 per cento degli abitanti beve acqua contaminata e salmastra, con evidenti conseguenze sulla salute: un aumento della diarrea acuta e dell’Epatite A. Per molti minori - recita il rapporto «la malattia non è più un’eccezione, ma una condizione ricorrente».

«Per produrre energia che serve per desalinizzare e purificare l’acqua di mare - spiegano gli operatori di Emergency, che a Gaza sono attivi in due cliniche e visitano dai 400 ai 600 pazienti al giorno - servono i generatori di corrente, che però funzionano poco e male perché mancano i pezzi di ricambio e l’olio per lubrificare i motori, ma anche il carburante sta diventando sempre più costoso e difficile da trovare». Anche la preparazione del cibo - spiegano - fatta spesso bruciando rifiuti e plastiche, aggiunge pericoli a una situazione già critica. La mancanza di igiene, la presenza di topi e pidocchi contribuiscono a far crescere le malattie della pelle e quelle gastro-intestinali.

La sanità è al collasso

«Nel meeting settimanale con il ministero della Sanità, l’Organizzazione mondiale della Salute e le Ong - spiega Emergency - il ministro della Salute ha denunciato la mancanza di stock per la metà dei farmaci essenziali, così come per l’80% del materiale di laboratorio. Ha dichiarato che non si riescono a fare le terapie per il cancro e che non esiste al momento un ospedale psichiatrico, nonostante più di 1 milione di persone soffra di problemi di salute mentale: il 65% delle persone ha disturbi di ansia, il 70% di depressione e l’80% soffre di disturbo post traumatico da stress».

Ma anche gli aiuti umanitari scarseggiano, i convogli Onu che riescono ad entrare nella Striscia sono fortemente inferiori ai bisogni della popolazione e molti vengono rimandati indietro dall’esercito israeliano. Difficile anche la condizione dei pazienti in lista di attesa per attraversare il valico di Rafah e accedere alle cure in Egitto o altrove. Il traffico è fortemente limitato da Israele e al ritmo attuale per evacuare tutti servirebbero anni.

A Gaza poi, spiega Fadi Abbas, presidente dell’Ordine degli avvocati della Palestina, c’è il blocco totale dei processi giuridici e il sistema giudiziario palestinese non può operare nei confronti dei propri cittadini. «Duecento avvocati, tra uomini e donne, hanno perso la vita - ha spiegato -, gli uffici principali dell’Ordine degli avvocati sono stati distrutti dai bombardamenti israeliani e coloro che sono stati costretti a rimanere vivono in condizioni particolarmente difficili».

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