Medio Oriente

Israele arresta ricercatore palestinese mentre lascia Gaza per l’Italia

Mahmoud Talal Al Najjar, diretto all’Università di Roma Tor Vergata con un gruppo di studenti palestinesi, è stato fermato dall’esercito israeliano al valico di Kerem Shalom

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L’esercito israeliano ha arrestato martedì al valico di Kerem Shalom il ricercatore palestinese Mahmoud Talal Al Najjar, originario di Jabalia, mentre lasciava la Striscia di Gaza diretto in Italia per proseguire un percorso di studi presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

Secondo quanto reso noto dall’Idf tramite un post su X della portavoce Ariella Mazor, il ricercatore sarebbe “un miliziano della brigata nord di Hamas” e avrebbe partecipato al massacro del 7 ottobre 2023. L’Idf non ha fornito ulteriori elementi a supporto delle accuse.

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La versione è contestata dalle organizzazioni palestinesi, che negano qualsiasi legame dell’accademico con Hamas e parlano di arresto ingiustificato.

L’arresto è avvenuto sorprendendo lo stesso Cogat, l’ente del ministero della Difesa israeliano responsabile degli affari civili nei territori palestinesi.

Il fermo durante il transito verso l’Italia

Al Najjar si trovava in viaggio insieme a un gruppo di 17 studenti palestinesi ammessi a percorsi universitari in Italia. Il gruppo aveva ottenuto visti e autorizzazioni dopo mesi di procedure, nell’ambito dei programmi di mobilità accademica sostenuti anche da istituzioni italiane.

Secondo le ricostruzioni diffuse da media locali e organizzazioni palestinesi, al momento del fermo il ricercatore stava attraversando il valico di Kerem Shalom per uscire dalla Striscia. Dopo l’arresto, sarebbe stato trasferito in un luogo sconosciuto, senza comunicazioni alla famiglia né alle autorità, ha riferito il Centro Palestinese per le Persone Scomparse.

Gli altri 17 studenti del gruppo, invece, sarebbero stati successivamente rilasciati e hanno proseguito il viaggio verso il valico di Allenby, al confine con la Giordania, per poi raggiungere Amman. Qui hanno trascorso la notte presso l’Ospedale italiano prima del trasferimento verso Roma nella giornata di mercoledì.

Al pari di tutti gli altri studenti usciti il 2 giugno e nelle occasioni precedenti - sottolineano fonti informate - al Nijjar aveva ottenuto tutte le autorizzazioni sia dal lato israeliano (Cogat e altri enti previsti dalla normativa israeliana) sia dal lato giordano.

Le accuse israeliane e le smentite palestinesi

Il Centro Palestinese per le Persone Scomparse ha definito il fermo “un ulteriore anello nella catena di detenzioni arbitrarie e conseguenti sparizioni forzate sistematiche di palestinesi nella Striscia di Gaza”.

L’organizzazione sostiene che al Najjar non sia affiliato ad alcuna organizzazione politica o militare e chiede alle autorità israeliane di rivelare immediatamente il luogo di detenzione e la sua condizione giuridica, invocandone l’immediato rilascio.

Secondo il Centro, la famiglia del ricercatore non ha ricevuto alcuna notifica ufficiale del suo arresto e ha appreso la notizia inizialmente tramite social media e testimonianze di colleghi e studenti presenti nello stesso gruppo di viaggio.

La famiglia ha aggiunto che la preoccupazione si è aggravata dopo aver saputo che gli altri studenti del gruppo erano stati rilasciati, mentre al Najjar sarebbe rimasto in detenzione senza indicazioni sul luogo di trasferimento.

Il profilo del ricercatore

Secondo quanto riferito dal Centro Palestinese per le Persone Scomparse, Mahmoud Talal Al Najjar è un accademico specializzato in scienze amministrative e aveva ottenuto una borsa di studio per proseguire la sua attività di ricerca in Italia dopo aver ricevuto permessi di viaggio e autorizzazioni ufficiali al termine di mesi di istruttoria.

Media locali riferiscono inoltre che il ricercatore sarebbe l’unico sopravvissuto della sua famiglia: la moglie e i figli sarebbero morti durante un bombardamento a Jabalia nel 2024.

Secondo il Centro palestinese, almeno 1.500 persone sarebbero considerate vittime di sparizione forzata da parte delle forze israeliane dall’inizio del conflitto.

L’operazione dei 17 ragazzi si inserisce nel quadro dell’iniziativa promossa dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani a sostegno degli studenti palestinesi, che ha già permesso l’arrivo di 229 studenti dallo scorso autunno. Si tratta della seconda evacuazione dopo la sospensione dei flussi seguita all’escalation del conflitto in Medio Oriente. Il precedente gruppo era arrivato il 12 maggio a Fiumicino, dove era stato accolto dallo stesso ministro Tajani.

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