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Impara l’arte
Tre articoli in anteprima dalla domenica del Sole24ore presentati da Stefano Salis
Ascoltalo oradi Sissi Bellomo
3' di lettura
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Un’azione da kamikaze, che però mette all’angolo l’Europa e rischia di precipitarci in una crisi energetica ancora più grave. Se la Russia otterrà di farsi pagare il gas in rubli riuscirà forse sorreggere il cambio, ma si priverà di un’importante fonte di entrate in valuta pregiata: una delle poche che le sono rimaste. Se invece i clienti europei non cederanno al ricatto – perché di questo si tratta – Gazprom non potrà fare altro che chiudere i rubinetti, privando di colpo la Ue di forniture oggi intorno a 380 milioni di metri cubi al giorno, quasi il 30% delle nostre importazioni di gas.
Anche per Mosca ci sarebbero danni enormi, sia per la perdita di introiti per centinaia di migliaia di euro al giorno, sia perché si ritroverebbe costretta a fermare le estrazioni nei giacimenti, col rischio di danneggiarli in modo irreversibile.
Il gas destinato all’Europa non può essere dirottato altrove, perché l’unico gasdotto verso la Cina – il Power of Siberia – parte da pozzi situati in un’altra area. E comunque i tubi hanno una portata massima di circa 165 milioni di metri cubi al giorno (peraltro mai raggiunta).
Nonostante tutto, un’interruzione completa delle forniture di Gazprom oggi è una concreta possibilità. E in reazione agli ultimi, inattesi sviluppi il prezzo del gas è balzato di oltre il 30% fino a superare 130 euro per Megawattora al Ttf mercoledì 23 (anche se il rialzo si è poi ridimensionato al 10%, per un prezzo di circa 110 euro).
I flussi nei gasdotti dalla Russia per ora continuano: lo stesso Putin ha affermato che non c’è intenzione di violare gli attuali contratti. Ma lo stop potrebbe comunque arrivare già tra una decina di giorni.