Bruxelles ha confermato che non viola sanzioni chi apre conti correnti presso Gazprom, ma ancora una volta (come già nella guidance del 22 aprile) ha “dimenticato” di specificare in quale valuta. Un dettaglio su cui si è invece espresso il portavoce dell’esecutivo Ue Eric Mamer: avere un conto in rubli andrebbe «oltre le indicazioni fornite agli Stati membri su ciò che è permesso fare» nel rispetto delle sanzioni.
La dichiarazione ha subito fatto invertire la rotta al prezzo del gas, che al Ttf ha concluso a 95,5 euro per Megawattora (+2,8%) dopo essere sceso sotto 88 euro, ai minimi da un mese. Ma come dicevano i latini verba volant e scripta manent. E le parole del portavoce non hanno fatto cambiare i piani a nessuno.
La scadenza per pagare il gas è imminente, se non addirittura già passata per alcuni clienti. E l’esecutivo Ue si rende conto che pochi possono permettersi di rompere le relazioni con Gazprom. Finora risulta che solo Polonia e Bulgaria abbiano rifiutato di seguire le istruzioni di Mosca. Si sono dette contrarie ad adeguarsi – e potrebbero presto subire la sospensione delle forniture – anche l’Olanda, che può compensare con altre vie di importazione, e la Finlandia, appena entrata nella Nato, per cui però il gas pesa solo il 5% nel mix energetico.
Gli altri clienti di Gazprom – comprese le big tedesche Uniper e Rwe, l’austriaca Omv, la francese Engie – hanno cercato al pari di Eni una strada che consenta di prendere tempo, salvando almeno nell’immediato le forniture di gas senza violare sanzioni né contratti.
Il gruppo di San Donato spiega che la decisione su come comportarsi,condivisa le istituzioni italiane, è stata presa «nel rispetto dell’attuale quadro sanzionatorio internazionale e nel contesto di un confronto in corso con Gazprom Export», in particolare con riferimento all’allocazione a carico di quest’ultima di «ogni eventuale costo o rischio connesso alla diversa modalità esecutiva dei pagamenti».