Fondazione Migrantes

Fuga dall’Italia, perché sempre più connazionali scelgono la Spagna

Il Paese iberico è scelto da un numero crescente di italiani grazie alle opportunità lavorative, welfare e diritti civili

di Silvia Martelli (Il Sole 24 Ore), Annalisa Godi e José Ramón Pérez Patricio (El Confidencial, Spagna)

(Adobe Stock)

4' di lettura

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Secondo le stime del rapporto “Italiani nel mondo” della fondazione Migrantes, in Spagna ci sono quasi 256 mila residenti italiani. Tuttavia, i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica spagnolo (INE) fotografano una realtà ancora più consistente: oltre 325 mila persone con passaporto italiano vivono stabilmente nel Paese iberico, una crescita esponenziale se si considera che, appena 25 anni fa, erano circa 24 mila.

Le opportunità per conoscere e vivere in Spagna non mancano: con il programma Erasmus, ogni anno partono per il principale paese della penisola iberica circa 8 mila studenti italiani, circa un terzo del totale di chi aderisce al bando europeo. Ma oggi non si tratta solo di un’esperienza temporanea. Sempre più persone scelgono di trasferirsi in Spagna per vivere e lavorare, parte di un fenomeno migratorio che alcuni definiscono una “migrazione silenziosa”, capace di modificare progressivamente il tessuto sociale ed economico delle città spagnole. Nel 2024, secondo Istat, 18.894 italiani hanno scelto di trasferirsi in Spagna, rendendola il secondo Paese di destinazione dopo la Germania.

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La Spagna sta attraversando una fase di crescita intensa: nel 2023 il Pil è cresciuto del 2,7%, nel 2024 del 3,2%, mentre per il 2025 è stimato tra il 2,5% e il 2,7%. Il Paese ha sostenuto la sua crescita grazie alle esportazioni di beni e servizi, in particolare quelli finanziari e di consulenza, ma anche tecnologie informatiche e comunicazioni. Fondamentale anche lo sviluppo delle energie rinnovabili e, più di recente, una normativa favorevole alla nascita e allo sviluppo di start-up innovative. A favorire l’arrivo di lavoratori stranieri contribuisce la cosiddetta “Beckham Law”, che prevede per sei anni una tassazione agevolata (24%) sul reddito percepito da fonti spagnole.

Tra i tanti italiani che hanno scelto la Spagna c’è anche Marcello Brandi, arrivato a Barcellona nel 2023 con la moglie e la figlia di tre anni. Laureato in Business Administration and Management all’Università Bocconi di Milano, lavora da remoto per Trimble Inc., una multinazionale americana con sede in Germania. Per Brandi il trasferimento ha rappresentato un cambiamento di vita radicale: “A Barcellona credono nel futuro”, racconta. “Quando siamo partiti, mia figlia era molto piccola, ora sta imparando tre lingue: italiano, spagnolo e catalano”.

Proprio la presenza di lingue co-ufficiali in alcune regioni rappresenta un ulteriore elemento di integrazione. “Conoscere il catalano mi sta aiutando a entrare davvero nella comunità”, spiega Brandi. E non è un caso: circa un quarto degli italiani residenti in Spagna vive in Catalogna.

Oltre alle prospettive professionali, per Brandi e molti altri il sistema di welfare spagnolo ha fatto la differenza. Il congedo parentale di 16 settimane garantito sia agli uomini sia alle donne, contro i 10 giorni previsti in Italia per i padri, è uno degli esempi più concreti. Ma la qualità della vita si misura anche nelle piccole cose quotidiane: “Qui rispettano il tempo libero, il venerdì pomeriggio non si lavora, e anche in estate molti uffici chiudono prima”, sottolinea Davide, un dottorando in chimica di Padova trasferitosi a Pamplona.

A spingere tanti italiani a lasciare il Paese natale sono, infatti, le difficoltà del mercato del lavoro italiano, che non prevede un salario minimo nazionale e che, insieme alla Grecia, è tra i pochi paesi OCSE dove il potere d’acquisto è calato dagli anni 2000 a oggi. Per ogni spagnolo che si trasferisce in Italia, sono otto gli italiani che scelgono la Spagna. “In Italia gli stipendi non crescono, mentre i prezzi sì”, commenta un’altra italiana intervistata.

Il fenomeno migratorio, però, non riguarda solo i giovani in cerca di lavoro. Negli ultimi anni si è assistito anche a un vero e proprio “esodo pensionistico”, con molti italiani anziani attratti dai servizi pubblici, trasporti agevolati e un sistema sanitario efficiente. “Conosco tanti pensionati italiani che si sono trasferiti qui per vivere meglio”, racconta Freya, gelataia a Madrid.

Non è però un’ideale utopico: la burocrazia spagnola può rappresentare un ostacolo, soprattutto per chi arriva da grandi città come Barcellona o Madrid, dove persino ottenere un appuntamento per i documenti richiede lunghe attese o spostamenti in altre province.

Ma il legame tra Spagna e Italia resta forte, grazie a radici culturali comuni e a un immaginario condiviso, rafforzato da musica, serie TV, social network e una percezione reciproca di vicinanza. Secondo un sondaggio YouGov del 2023, due italiani su tre considerano la Spagna il Paese più simile all’Italia, un’opinione condivisa anche dagli spagnoli.

Molti degli italiani residenti in Spagna non sono nemmeno nati in Italia: un quarto è nato in Argentina e uno su dieci in Venezuela, frutto di antiche migrazioni dall’Italia verso l’America Latina e successive richieste di cittadinanza per discendenza.

Oggi, quello che un tempo era visto come un Paese “arretrato”, si è trasformato nell’immaginario collettivo in un modello di apertura sociale e modernità, soprattutto in tema di diritti civili e libertà individuali. “In Italia, le unioni civili sono state riconosciute solo nel 2016 e il matrimonio egualitario non esiste ancora”, ricorda Nicola, un ingegnere biomedico trasferitosi a Barcellona.

E sebbene i costi della vita siano aumentati anche in Spagna, la percezione generale è che si tratti comunque di un Paese che guarda al futuro. “Il vero sorpasso, forse, è avvenuto nei diritti civili più che nell’economia”, osserva la giornalista Mariangela Paone, residente a Madrid dal 2008.

Una cosa è certa: oggi gli italiani sembrano voler nascere e vivere “ovunque vogliano”. E per molti di loro, questo luogo si chiama Spagna.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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