Manovra

Frenata sulle pensioni, il Pd: «Giorgetti si dimetta o venga in Parlamento». La Lega: «Colpa dei tecnici Mef»

È saltato l’intero pacchetto previdenziale presentato mercoledì dal Governo nell’emendamento alla legge di bilancio. Determinante il no della Lega

di Redazione Roma

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti

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La decisione di far saltare l’intero pacchetto previdenziale presentato mercoledì dal Governo nell’emendamento alla legge di bilancio, e in particolare il muro eretto dalla Lega contro tutto l’impianto costruito al ministero dell’Economia, gestito dall’esponente del Carroccio Giancarlo Giorgetti, spinge ora il Pd a chiedere un passo indietro dello stesso responsabile del Mef. Intervenuto in aula a palazzo madama, il capogruppo Dem in Senato Francesco Boccia ha attaccato: «Il ministro dell’Economia è stato completamente smentito dal suo stesso partito. Chiediamo che il ministro dell’Economia venga immediatamente in Parlamento: se non è più in grado» di fare il ministro dell’Economia «rassegni le dimissioni, se è ancora in grado venga in commissione e ci dica come si va avanti perché la commissione è in gravissimo ritardo e in queste condizioni sarà difficilissimo essere in Aula lunedì mattina».

Renzi: «Giorgetti ha perso la faccia»

«Penso davvero che Meloni e Salvini dovrebbero essere “spernacchiati” a vita (ho messo questa parola tra virgolette perché è una parola usata da Salvini). Nel frattempo, comunque finisca la telenovela emendamento, Giorgetti ha perso la faccia». Lo scrive Matteo Renzi nella sua enews a proposito della manovra.

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Alta tensione nella notte

Il governo ha vissuto un paio d’ore ad alta tensione nella notte, nel momento più delicato dell’esame della manovra in commissione Bilancio al Senato. A cavallo della mezzanotte la Lega ha sollevato una dura opposizione alla stretta sulle pensioni che sarebbe servita a coprire le misure per le imprese, misura poi accantonata dopo due passaggi: una telefonata del capogruppo leghista Massimiliano Romeo a Giorgetti, del suo stesso partito; e a seguire, come si apprende, una call con lo stesso Giorgetti, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, il sottosegretario all’Economia Federico Freni, la Ragioniera dello Stato Daria Perrotta e i due sottosegretari alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Sono le ore in cui Giorgia Meloni è impegnata a Bruxelles nel momento cruciale del Consiglio europeo che in nottata ha deciso il prestito da 90 miliardi di euro per l’Ucraina.

Disturbarla in quella fase è impossibile, verrà aggiornata qualche ora più tardi e risulterà tutt’altro che entusiasta delle tensioni emerse, come è accaduto ogni qual volta problemi interni al governo si sono verificati durante una sua missione all’estero. Le fibrillazioni si sono registrate in particolare nella Lega, da dove sin dalla serata sono partiti fitti contatti con Giorgetti.

Romeo: «Ho chiamato Giorgetti, anche lui contrario alla stretta sulle pensioni»

La Lega getta acqua sul fuoco. «Nessuno scontro interno alla Lega», ha voluto chiarire il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. «Io ho chiamato il ministro Giorgetti e anche lui sosteneva la tesi che fosse possibile utilizzare fondi alternativi alla stretta sulle pensioni, incluso l’intervento sulle finestre. I tecnici del Mef e la Ragioneria invece - ha poi aggiunto - insistevano sulle pensioni e questa cosa andava avanti da ore. Allora abbiamo deciso di cancellare quelle misure, facendo un emendamento più light».

Ok all’emendamento sull’oro di Bankitalia

Intanto è giunto il via libera in commissione Bilancio del Senato all’emendamento alla manovra sull’oro di Banca d’Italia. Lo ha riferito il senatore della Lega e relatore Claudio Borghi. «È un momento molto importante, è una mia battaglia di 11 anni. Penso che sia una delle cose più importanti di questa manovra. Riaffermare il principio» che appartiene al popolo italiano «ci riporta nella normalità».

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