Francisco Goya, ovvero “la ribellione della ragione”
A Palazzo Reale di Milano 70 opere dell’artista che rivoluzionò l’arte europea. La mostra comprende dipinti, incisioni e matrici in rame della vita artistica del pittore
di Grazia Lissi
3' di lettura
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Artista colto e accademico, Goya è stato l’ultimo pittore di corte; ha osservato con razionalità soggetti intimi, documentato temi sociali e, con il suo pensiero, ha rivoluzionato l’arte occidentale. Al genio spagnolo Palazzo Reale a Milano dedica la mostra “Goya. La ribellione della ragione” fino al 3 marzo 2023 (catalogo 24OreCultura). Un lungo racconto attraverso dipinti, incisioni e matrici in rame della vita artistica di Goya, della sua esperienza con la storia, la sua ideologia per far conoscere al visitatore le opere che maggiormente descrivono l’evoluzione artistica e i temi da lui trattati; uno straordinario talento, vissuto in un instabile e cruento contesto storico e sociale che ha forgiato il suo animo artistico.
La mostra è curata dal Víctor Nieto Alcaide, Delegato Accademico del Museo, Calcografia e Mostre della Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, Madrid. Le opere sono esposte con accanto alcune delle più importanti incisioni, affiancate dalle loro originali matrici di rame, che resero Goya maestro assoluto di quest’arte. Un’occasione resa possibile per la prima volta in Italia grazie alla collaborazione con la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, a Madrid, che - con la sua Calcografia Nacional - ha terminato quest’anno di restaurare le matrici.
Goya, testimone della sua epoca
Francisco de Goya y Lucientes (1746-1828) ha influenzato la storia della pittura e delle rappresentazioni fino ai nostri giorni. Nel 1780 fu nominato artista all’Accademia di San Fernando, sei anni dopo divenne pittore del re Carlo III e nel 1799 primo pittore della camera del re; nonostante gli sconvolgimenti politici causati dalla guerra con la Francia, rimase tale fino alla restaurazione assolutista e all’esilio dei liberali nel 1823. Goya raccontò l’innocenza dei bambini ma anche la sofferenza dei deboli, la follia e la violenza che il suo popolo fu costretto a subire dall’armata francese, diventando lui stesso testimone del crollo di ogni speranza dell’Illuminismo.
Pittore “ufficiale”
Per buona parte della sua vita Goya fu un pittore cosi detto “ufficiale”, ritraeva i potenti ma non scivolò mai nell’adulazione. Fra i quadri esposti “Carlos IV”, “María Luisa de Parma”, “Juan López de Robredo” dipinti nel 1789. In privato Goya ha denunciato, con i suoi dipinti di ospedali e manicomi, di feste e di allegorie, la vanità di un mondo che non gli apparteneva, l’ingenuità della povera gente, l’insensatezza della guerra, l’umiliazione della vecchiaia e la solitudine della morte.
Goya è consapevole del ruolo dell’artista nella società, del suo coinvolgimento nella vita politica, conosce il potere e l’impotenza dell’arte; sa ciò che rimane quando gli eventi a storia sembrano finiti.








