L’Eliseo ha “preso atto delle dimissioni” di Jack Lang dalla presidenza dell’Istituto del mondo arabo, nel quadro degli sviluppi legati al caso Jeffrey Epstein. La decisione segue l’avvio di un’inchiesta preliminare della Procura nazionale finanziaria francese per riciclaggio di proventi di frode fiscale aggravata che coinvolgerebbe Lang e sua figlia Caroline, come reso noto dall’Agence France-Presse.
I cosiddetti “Epstein Files” comprendono una mole di materiali — tra cui email, documenti e immagini — che negli ultimi giorni ha generato una serie di conseguenze politiche e giudiziarie in diversi Paesi. In Francia, oltre al caso Lang, le autorità hanno segnalato l’emergere di tentativi di campagne di disinformazione collegate alla diffusione dei file, tra cui un’operazione attribuita a gruppi legati alla Russia che ha diffuso notizie false sul presunto coinvolgimento del presidente Emmanuel Macron nell’affaire.
L’apertura delle carte statunitensi ha anche suscitato ripercussioni in altri Paesi europei: nel Regno Unito l’ex ministro Peter Mandelson si è dimesso dalla Camera dei Lord dopo che il suo nome è apparso nei documenti, mentre in Scandinavia figure pubbliche sono state costrette a scuse o a lasciare incarichi.
In Francia, il premier e il ministro degli Esteri avevano già chiesto a Lang spiegazioni sul suo rapporto con Epstein prima dello scoppio pubblico del caso, e la crescente pressione politica aveva spinto la figlia di Lang a dimettersi da una carica associativa.
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Lang stesso ha definito “infondati” gli addebiti che emergono dalle carte epistemiche, pur garantendo collaborazione con gli inquirenti.
Il rilascio dei file Epstein resta al centro del dibattito sulla trasparenza e sulla tutela delle vittime, mentre istituzioni e governi continuano ad affrontare implicazioni politiche e giudiziarie in più giurisdizioni.
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