Francesco Petrelli: «Mettere al centro le alternative alla reclusione»
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Di fronte alla crescita della popolazione carceraria, «dobbiamo sfatare il mito che da più carcere venga più sicurezza: il tasso di recidiva di chi fruisce di misure alternative precipita rispetto a quello di chi sconta la pena in carcere. Eppure si continua a pensare di investire in progetti carcerocentrici, con l’idea di costruire nuove prigioni». Una scelta «irragionevole» secondo Francesco Petrelli, presidente dell’Unione delle Camere penali.
Perché siamo arrivati a questo sovraffollamento?
La situazione è più grave di quella raccontata dai dati ufficiali e non è omogenea: in alcuni istituti i detenuti presenti sono il doppio dei posti disponibili. La verità è che la risposta della giustizia è insufficiente. Intanto, non si riesce ad aprire alle misure alternative alla detenzione, perché mancano le risorse. Poi c’è un’applicazione eccessiva della custodia cautelare. E c’è un ulteriore problema.
Quale?
Tra i reclusi ci sono persone in condizione di disagio psichiatrico e tossicodipendenti, che dovrebbero essere curate più che trovarsi in uno stato di privazione della libertà fine a se stessa. Tanto che il numero di suicidi è drammaticamente elevato: quest’anno sono stati 89, il dato più alto di sempre. Di fronte a questa realtà, l’inerzia del Governo è impressionante.








