Attualita

Sovraffollamento e suicidi in crescita, l’anno nero delle carceri italiane

Polemica a distanza e divergenze sui dati tra Dap e Antigone

di Davide Madeddu

3' di lettura

3' di lettura

Non è solo sovraffollamento. Nelle carceri italiane cresce il numero dei detenuti che si tolgono la vita. I dati, seppure con una distinzione tra quelli ufficiali (79 suicidi) e quelli registrati dalle associazioni che si occupano dei diritti delle persone recluse (86 suicidi), parlano di una crescita rispetto al passato o, quantomeno, allo scorso anno.

I numeri ufficiali del Dap

Per il Dap, che in proposito e dopo la presa di posizione dei rappresentanti di Antigone (l’associazione per “I diritti e le garanzie nel sistema penale”), ha diramato una nota con cui ha fornito i dati ufficiali e sottolineato: le persone detenute che si sono tolte la vita all’interno degli istituti penitenziari dal 1 gennaio 2024 sono 79. «Il dato – riporta la nota del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – si riferisce al numero dei casi per i quali le evidenze dei fatti hanno escluso la necessità di ulteriori accertamenti da parte dell’Autorità Giudiziaria. Nel 2022 il numero più alto di suicidi: 84». Non solo, la nota del Dap del 5 dicembre certifica che «risultano 116 i decessi di detenuti per cause naturali e 22 quelli per cause da accertare».

Loading...

Il Focus del Garante

A mettere in evidenza la crescita del numero dei suicidi, almeno rispetto allo scorso anno, è il “Focus suicidi e decessi in carcere anno 2024”, aggiornato al 2 dicembre, realizzato dal Garante nazionale delle persone private della libertà personale. «Il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria dall’inizio del 2024 ha registrato 79 suicidi e 19 decessi per cause da accertare - si legge nel documento -. Si tratta di un dato elevato rispetto allo stesso mese di dicembre del 2023 in cui si registrarono 61 suicidi (con un aumento di 18 decessi) mentre è lo stesso rispetto al mese di dicembre del 2022».

L’analisi del Garante

Il documento analizza anche i fatti registrati. E dallo studio emerge che dei suicidi, due sono avvenuti all’esterno dell’istituto.«L’età media delle persone che si sono suicidate - si legge - è di circa 40 anni». Quanto alle persone che si sono tolte la vita, dei 79, 77 erano uomini e 2 donne. Un altro elemento riguarda la nazionalità: complessivamente si sono uccise 45 persone italiane e 34 straniere provenienti da 15 paesi diversi. Il Focus evidenzia anche che 19 persone in passato avevano tentato il suicidio e 14 erano sottoposte alla misura della sorveglianza.

Alla Campania triste primato

Dei 79 suicidi registrati, 11 sono avvenuti in Campania. A seguire con 8 episodi per ciascuna regione, Lombardia, Toscana e Veneto. Poi l’Emilia Romagna con 7 casi, Lazio, Piemonte e Sardegna con 6. In Liguria i suicidi sono stati 5 mentre in Abruzzo, Calabria e Sicilia 3. Così come in Puglia, mentre il numero più basso con 1 episodio ciascuna, Marche e Umbria.

I dati delle associazioni

Per le associazioni il dato è più alto. I rappresentanti di Antigone, l’associazione di volontariato “Per i diritti e le garanzie del sistema penale” parlano di 86 suicidi, 7 in più rispetto a quelli indicati dal Dap nella sua nota. «Gli 86 suicidi dall’inizio dell’anno costituiscono una tragedia che non può essere minimizzata escludendo dal novero delle morti per suicidio quelle persone che hanno esalato l’ultimo respiro in ospedale, pur compiendo il gesto in carcere - commenta Patrizio Gonnella, presidente di Antigone -. Un numero enorme di detenuti morti che ha nel sovraffollamento una concausa, nel senso che le 15 mila persone in più rispetto ai posti letto regolamentari, trasformano i detenuti in numeri. Il personale resta numericamente, infatti, più o meno sempre lo stesso mentre i detenuti crescono di varie centinaia di unità al mese. Molti detenuti si ammazzano nei reparti di isolamento che andrebbero chiusi, ripensati, umanizzati».

L’appello alla politica

Dal presidente dell’associazione anche un passaggio sulle scelte politiche: «Sbaglia il Ministro Nordio quando in parlamento per difendere il calendario armato della Polizia Penitenziaria, a proposito delle carceri, evoca la spada. Di questo passo cresceranno le tensioni, i conflitti. Sarà lo stesso staff carcerario a subirne le conseguenze, tornando inevitabilmente alla vecchia e superata dicitura di agenti di custodia».

Tra sovraffollamento ed eventi critici

A monte anche un altro problema: il sovraffollamento giacché nelle 150 strutture detentive sono recluse 62.464. I posti regolarmente disponibili sono 46.663 rispetto alla capienza regolamentare di 51.165 (Divario – 4.502 posti).

Il Focus mette in evidenza anche un altro aspetto: l’impatto del sovraffollamento sull’andamento degli eventi critici. «Secondo l’analisi comparativa relativa agli eventi critici di maggiore rilievo - si legge -, è ipotizzabile che all’aumentare del sovraffollamento si possa associare un incremento degli stessi, in particolare di quegli eventi critici che, più di altri, sono espressione del disagio detentivo, quali atti di aggressione, autolesionismo, suicidi, tentativi di suicidio, omicidio, aggressioni fisiche al personale di Polizia Penitenziaria e al personale amministrativo».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti