Formec Biffi, 60 anni di innovazione in un museo d’impresa. E la crescita continua nei sughi freschi
Aumento delle vendite del 10% contro un mercato piatto grazie a ricette innovative e diversi formati. Oltre allo Spazio Biffi 3.0, in arrivo 10 milioni di investimento per una nuova linea di produzione dopo i 10 milioni spesi per un centro logistico e l’efficientamento energetico
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Prodotti innovativi ad alto contenuto di servizio ed estrema flessibilità, per rispondere velocemente ai gusti che cambiano e alle esigenze dei clienti e dei marchi della grande distribuzione. Come quelli dei suoi sughi e delle sue salse, sono gli ingredienti che permettono a Formec Biffi di festeggiare in crescita i 60 anni dell’azienda - Formec nacque nel 1966, mentre lo storico brand milanese Biffi fu acquisito negli anni 90 - e i 90 anni del fondatore Pietro Casella, ancora al timone nel solco di un approccio innovativo che ha sempre contraddistinto la sua storia. Come ricordato e raccontato dallo Spazio Biffi 3.0, museo di impresa che sarà inaugurato venerdì 11 settembre nella sede di San Rocco al Porto (in provincia di Lodi, di fronte a Piacenza, nel cui centro storico 10 anni fu la volta della nascita di Galleria Biffi, centro dedicato all’arte contemporanea, oggi punto di riferimento culturale per la città).
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Una storia d’innovazione
Formec Biffi nel 2025 ha fatturato 154 milioni, intorno al 60% frutto dei prodotti a marchio Biffi (salse e sughi pronti tra cui il 60% è coperto dal solo pesto) e il 40% dai prodotti confezionati per i marchi della grande distribuzione (Mdd o private label). Una percentuale che fino a 10 anni fa era più che invertita, con il 70% frutto del private label. Mercato di cui Formec fu tra i precursori nel segmento delle salse - dove è ancora leader per la maionese con il 27% del mercato tra Mdd (-2,3%) e marchio Biffi (+9%) - insieme alla produzione per conto terzi.
Casella capì prima di altri il successo che avrebbero avuto le etichette della Gdo, oggi arrivate a costituire ben oltre il 30% del carrello della spesa degli italiani. Così ad esempio quando Giovanni Rana decise di produrre sughi pronti si rivolse a Formec Biffi per testare il mercato, e ora Biffi è il secondo brand nel mercato dei freschi da 200 milioni con una quota del 12% proprio dietro a Rana, su cui però sta recuperando terreno.
Un percorso che testimonia come l’azienda sappia cogliere i cambiamenti nei trend di consumo fin da quando introdusse in Italia la maionese in tubetto in un’epoca in cui non usare il vetro sembrava quasi un’eresia. Oggi gli investimenti sono concentrati sui sughi freschi, dove Biffi ha aumentato del 9,5% i volumi su base annua (e del 18% nelle ultime 12 settimane), in un segmento che dopo la crescita degli ultimi anni è ora stabile.
Il futuro è nel fresco
Un trend che permette all’azienda di prevede un secondo semestre 2026 in crescita del 10%. Come? Grazie a ricette sempre più varie e in grammature differenziate: una strategia industriale significativa per un’impresa che storicamente deve il suo successo anche alla “formula” che permise di stabilizzare la ricetta del pesto alla genovese in vasetti a lunga scadenza. Il mercato di sughi e salse a lunga conservazione vale comunque ancora il doppio dei freschi, con circa 400 milioni di giro d’affari, e anche in questo segmento Biffi sta crescendo tra l’8 e il 10%.









