Vino

Folonari rilancia e investe 9 milioni in impianti e ospitalità

La fetta più importante degli investimenti riguarda la nuova cantina del Cabreo

di Giorgio dell'Orefice

ANGELO_TRANI

3' di lettura

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I consumi di vino sono in lento ma costante calo. Un’offensiva internazionale anti alcol da qualche tempo ha messo nel mirino il vino più che i superalcolici. Senza dimenticare le crescenti incertezze di mercato e le minacce di dazi Usa, primo sbocco estero per il vino italiano. Lo scenario adatto per investire.

E’ quanto devono aver pensato alla Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute azienda di Greve in Chianti, che produce 1,2 milioni di bottiglie dai 250 ettari di vigneto tra Chianti Classico, Bolgheri, Montepulciano, Montalcino e Maremma per un giro d’affari di circa 11 milioni di euro e che ha investito, nel triennio 2024-26 , oltre 9 milioni di euro, di risorse della famiglia, sui propri impianti produttivi e sulle strutture ricettive.

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Un investimento quindi dettato dal desiderio di innalzare ancora l’asticella della qualità del prodotto e di cavalcare l’onda dell’overtourism che sta portando nelle campagne toscane, e non solo, un numero sempre maggiore di wine lovers appassionati e curiosi di conoscere i luoghi dove nasce il vino e le famiglie che sono dietro un’etichetta.

La fetta più importante degli investimenti riguarda la nuova cantina del Cabreo. Il Cabreo è il supertuscan della Ambrogio e Giovanni Folonari, blend di Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Merlot, tra i primi supertuscan prodotti e che nei giorni scorsi ha celebrato i propri 40 anni.

Ma cosa spinge a investire in una fase così incerta? “E’ certo una sfida – dice il presidente e ad di Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute, Giovanni Folonari - che però tradisce anche motivazioni pratiche. In momenti come questi, quando sono pochi a lanciarsi in progetti impegnativi è anche possibile spuntare prezzi più vantaggiosi. Se nessuno acquista vasche di fermentazione il loro valore diminuirà. In realtà il progetto è più ampio”.

Le motivazioni sono di due ordini: uno tecnico dettato da una sorta di integralismo della qualità e l’altro turistico. “La nuova cantina che prevediamo di inaugurare a maggio 2026 – aggiunge Folonari – ci consentirà di migliorare sensibilmente la gestione della materia prima. Innanzitutto, grazie al selezionatore ottico degli acini (importante anche in buone annate) e poi grazie a un controllo più efficace delle temperature, intese sia come temperature del vino ma soprattutto dell’umidità del legno delle botti aspetto decisivo nella fase di affinamento. Il punto è che se in una cantina ci sono variazioni di 7-8 gradi tra estate e inverno aumenta la percentuale di componente acquosa del vino soggetta a evaporazione. E questo porta a vini più alcolici e concentrati. Il contrario di quanto richiede oggi il mercato. I nuovi serbatoi avranno una capacità di 8mila ettolitri e saranno di diverse dimensioni oltre a essere ‘scalabili’ e calpestabili da parte dei turisti che visiteranno la cantina. Abbiamo creato un vero pavimento per consentire di passeggiare sulla sommità dei serbatoi che sono stati realizzati con una tecnologia innovativa che li rende più ‘belli’. Il tutto poi completato da una pavimentazione in cotto e da un’illuminazione a led che renderà la visita più suggestiva”.

Una cantina quindi per una cura maniacale della materia prima requisito indispensabile per realizzare vini di qualità. Il tutto verrà poi completato da un wine shop con sala di degustazione dedicata. “L’altro pilastro è poi la ricettività – aggiunge Folonari – una leva che sarà sempre più importante anche per vendere il vino. I nostri due relais, Borgo del Cabreo e Pietra del Cabreo inaugurati tra il 2017 e il 2021 nel periodo di apertura tra marzo e novembre, hanno un tasso di occupazione superiore al 90%. La Toscana, i suoi vini di qualità e con un’identità territoriale precisa, la bellezza della campagna toscana e il turismo rurale sono asset che, se ben custoditi attraverso gli investimenti, non temono né minacce né crisi”.

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