Benessere animale

Foie gras sì o no? Anche il Brasile vieta vendita e produzione. E si riapre il dibattito

Sì della Camera, manca l’ok del Presidente. Il caso riapre il dibattito su un alimento che causa sofferenze agli animali. In Italia consumo ammesso

di Silvia Marzialetti

Foie gras, pan di zenzero e grani di pepe su un piatto nero Alamy Stock Photo

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In Brasile la Camera dei Deputati ha approvato un progetto di legge che vieta la produzione e la commercializzazione dei prodotti ottenuti mediante l’alimentazione forzata degli animali, compreso il foie gras. Per entrare in vigore la proposta attende la bollinatura del presidente: se confermata, renderà il Paese carioca primo Stato dell’America Latina a istituire, per legge federale, un divieto tranchant su produzione e vendita di questo alimento, combinando la più ampia portata possibile sul proprio territorio. Decisione storica, visto e considerato il peso del comparto avicolo nel Paese (il Brasile è il secondo produttore mondiale di questa carne).

Dibattito aperto in tutto il mondo


Da anni è aperto il dibattito sull’opportunità etica di continuare a sostenere un prodotto alimentare di lusso che viaggia (nella più assoluta) controtendenza rispetto alle pratiche di benessere animale auspicate e perseguite, soprattutto in Europa.
Piatto di punta della gastronomia francese, il foie gras è prodotto dai fegati artificialmente ingrossati di anatre e oche sottoposte alla pratica del gavage. Questa pratica di alimentazione forzata causa estrema sofferenza e gravi problemi di salute agli animali (si calcola che anatre e oche alimentate forzatamente presentino un tasso di mortalità fino a 20 volte superiore rispetto agli altri uccelli).

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La Francia rimane il maggiore produttore di questo alimento, nonostante la maggior parte dei francesi si dica contraria. In Italia la produzione è vietata dal 2007 , ma il prodotto continua a essere utilizzato in alcuni ristoranti e venduto sul web, o in alcune gastronomie.

In Europa il foie gras è prodotto solo da cinque Paesi: oltre alla Francia, Bulgaria, Spagna, Ungheria e Belgio (Vallonia), che esportano a livello globale. Altri Paesi nel mondo in cui si produce ancora oggi il foie gras sono la Cina, tra i principali consumatori mondiali, insieme con Giappone Svizzera, Canada (Quebec in particolare), Usa (eccetto California).

Nello Stato di New York, il dibattito è in corso da anni: lo scorso mese di marzo una Corte di appello ha stabilito la validità del divieto di vendita approvato nel 2019 dal Consiglio comunale - era sindaco Bill de Blasio - ma mai entrato in vigore per la causa intentata da industria e produttori.

In Brasile scelta di portata storica

«La scelta del Brasile rappresenta una decisione storica», afferma Sharon Núñez, presidente di Animal Equality. «In un Paese di enorme importanza nell’industria alimentare globale, questo passo avanti lancia un messaggio forte: la sofferenza animale non può essere considerata un ingrediente di lusso».

Il risultato ottenuto in Brasile è frutto di oltre sei anni di mobilitazione guidata da Animal Equality. Dal 2020, l’organizzazione ha combinato attività di advocacy politica, azioni pubbliche e di pressione istituzionale per garantire l’avanzamento del disegno di legge 90/2020, percorso che ha incluso l’approvazione al Senato, il passaggio attraverso tre commissioni della Camera dei deputati e la revoca di un parere sfavorevole da parte della stessa Corte Costituzionale di Giustizia nel 2024. La campagna ha raccolto oltre 288mila firme e ha ottenuto il sostegno di altre organizzazioni della società civile, che hanno contribuito a mantenere la questione all’ordine del giorno.

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