Le previsioni

Fmi: crescita globale resiliente (per ora) a tensioni e dazi. Incognita intelligenza artificiale

Il Pil mondiale salirà del 3,3% nel 2026. Italia a +0,7%. IA tra rischio bolla e spinta all’economia. Solida la crescita degli Stati Uniti, ma le famiglie americane temono l’inflazione. Il Fondo ribadisce la centralità dell’indipendenza delle Banche centrali

di Gianluca Di Donfrancesco

Lo stemma delll’Fmi (REUTERS)

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La crescita globale si stabilizza, seppure e a un livello storicamente basso, e mostra resilienza davanti alla moltiplicazione dei fronti di crisi, generata da un anno di presidenza Trump. Con l’accelerazione delle tensioni (per esempio in Venezuela, Iran e Groenlandia), che trasforma le previsioni in scommesse, il Fondo monetario internazionale indica la crescita globale al 3,3% nel 2026 e al 3,2% nel 2027, rispetto al 3,3% stimato per il 2025. Nell’aggiornamento di gennaio del World Economic Outlook, pubblicato lunedì 19, per l’Italia si prevede una crescita dello 0,7% quest’anno e il prossimo, dallo 0,5% del 2025. E nel pieno dello scontro tra Donald Trump e il presidente della Fed, Jerome Powell, l’Fmi ribadisce la centralità dell’indipendenza delle banche centrali.

La doppia faccia dell’IA

Un fattore chiave della resilienza dell’economia globale è il continuo aumento degli investimenti nelle tecnologie informatiche e soprattutto nell’intelligenza artificiale, saliti al livello più alto dal 2001. L’impennata è concentrata negli Stati Uniti, ma sta trainando le esportazioni tecnologiche asiatiche.

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E qui l’Fmi traccia un doppio scenario per il futuro. Se la scommessa sull’IA darà i suoi frutti, vale a dire se «un’adozione più rapida dell’intelligenza artificiale si tradurrà in forti incrementi di produttività e maggiore dinamismo aziendale», ci sarà una ulteriore spinta alla crescita globale fino a 0,3 punti percentuali nel 2026 e tra 0,1 e 0,8 punti all’anno nel medio termine, a seconda della velocità di adozione.

Se invece l’intelligenza artificiale si rivelerà una bolla, le conseguenze avranno segno opposto. «Se le aspettative sugli incrementi di produttività guidati dall’intelligenza artificiale - scrive il Fondo - si riveleranno eccessivamente ottimistiche e se i risultati deluderanno, si potrebbe verificare un forte calo degli investimenti nella tecnologia avanzata e nella spesa per l’adozione dell’IA in altri settori, con una correzione più prolungata delle valutazioni di Borsa, che sono sempre più sostenute solo da poche aziende». Il calo contagerebbe altri settori, con «erosione della ricchezza delle famiglie», che negli Usa hanno gran parte dei loro risparmi investiti in azioni.

Non solo. «Le ricadute si diffonderebbero, attraverso i flussi commerciali, alle economie che esportano prodotti tecnologici e si irradierebbero al resto del mondo attraverso l’inasprimento delle condizioni finanziarie globali». L’impatto sulla crescita, afferma l’Fmi, sarebbe «altamente incerto». Come riferimento, in uno scenario di ribasso moderato delle azioni IA, «la crescita globale perde lo 0,4% nel 2026», rispetto al 3,3% stimato.

Guerra dei dazi

C’è poi il capitolo dazi. Il report dell’Fmi non può prendere in considerazione le nuove minacce di Donald Trump, ma indica comunque nella escalation dello scontro commerciale uno dei principali fattori di rischio. Il capo economista, Pierre-Olivier Gourinchas, in conferenza stampa, ha ribadito che «in una guerra commerciale non ci sono vincitori, i dazi colpiranno sia chi li impone, sia altri».

Lo scatto Usa di fine anno

Gli investimenti nell’IA hanno dato una forte spinta all’economia Usa nel 2025, quando la crescita è stata del 2,1%. Il Fondo prevede una accelerazione al 2,4% nel 2026, sostenuta dalle politiche di bilancio e dal calo dei tassi, mentre il freno causato dai dazi dovrebbe diminuire gradualmente. C’è una revisione al rialzo dello 0,3% rispetto alle previsioni di ottobre, che riflette appunto l’effetto trascinamento della maggior crescita nel terzo trimestre dello scorso anno. L’Fmi prevede un «solido» passo al 2% nel 2027.

L’alto costo della vita continua a preoccupare le famiglie, che si aspettano inflazione elevata anche per quest’anno. Persiste la divergenza tra gli Stati Uniti e la maggior parte degli altri Paesi: con il graduale trasferimento dei dazi sui prezzi al consumo, si prevede che l’inflazione di fondo tornerà al target del 2% durante il 2027.

Eurozona ancora a passo lento

La crescita rimarrà stabile all’1,3% nel 2026 e all’1,4% nel 2027, dall’1,4% del 2025. Tra quest’anno e il prossimo, si sentiranno gli effetti degli aumenti della spesa pubblica in Germania. L’economia tedesca ha evitato di un soffio la contrazione nel 2025, con una crescita dello 0,2%, che dovrebbe salire all’1,1% nel 2025 e all’1,5% l’anno successivo, nelle previsioni del Fondo.

L’Italia passa dallo 0,5% del 2o25 allo 0,7% del 2026. Fa meglio la Francia, nonostante l’infinita crisi politica: nel 2026 dovrebbe comunque arrivare a una crescita dell’1%, dopo lo 0,8% del 2025. Sempre robusta, anche se in frenata, la crescita della Spagna, che dal 2,9% dello scorso anno passa al 2,3% nel 2026. Brillanti i risultati attesi per la Polonia, che quest’anno dovrebbe accelerare al 3,5% dal 3,3% del 2025.

Passo stabile per il Regno Unito, che cresce poco meno dell’1,5%. Resta sotto l’1% la crescita attesa per la Russia.

La Cina frena, l’India corre

Nel 2025, la Cina ha tagliato il traguardo del 5% di crescita del Pil, ma non riuscirà a ripetersi quest’anno (4,5%) né tantomeno nel 2027 (4%).

Opposta la traiettoria dell’India, che nel 2025 ha accelerato al 7,3%, dal 6,5% del 2024. Per il 2026 si prevede una crescita del 6,4%.

Torna sotto l’1% la crescita del Giappone.

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