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Fitch declassa la Francia da AA- ad A+

Outlook stabile: sul Paese incide la frammentazione politica ma la struttura economica resta solida anche verso l’estero

di Riccardo Sorrentino

Aggiornato il 13 settembre 2025 alle 18:30

4' di lettura

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Fitch declassa il debito francese: il voto dell’agenzia di rating è passato ad A+ con outlook stabile, da AA- con outlook negativo. Diverse le motivazioni: l’elevato debito, la frammentazione politica che rende difficile il consolidamento fiscale ma anche la «debolezza nella gestione fiscale», sia nel risanamento che nel rispetto delle regole Ue. Il percorso di ristrutturazione del bilancio appare quindi «incerto». L’outlook stabile è invece legato alla forza dell’economia francese e a una situazione finanziaria solida con l’estero.

Un debito elevato «senza un orizzonte chiaro»

La decisione era attesa, ma non considerata scontata, anche se il passaggio dalla “doppia A” alla A singola rende evidenti e suggella le vulnerabilità del Paese, che mantiene punti di forza strutturali ma sta attraversando una lunga fase di difficoltà proprio sul piano della gestione fiscale. Fitch ricorda il rapido aumento del debito, che ora punta, secondo le stime dell’agenzia, al 121,7% del Pil nel 2027 dal 113,2% del 2024 «senza un orizzonte chiaro di stabilizzazione del debito negli anni successivi». Il livello del debito è già il doppio della mediana dei Paesi nella categoria A. L’aumento dell’indebitamento ha ridotto, ricorda Fitch, la capacità del Paese di rispondere ad eventuali nuovi shock «senza deteriorare le finanze pubbliche».

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Instabilità politica anche dopo Macron

Un fattore decisivo è stata anche l’instabilità politica, fatto nuovo per un Paese che - come ricorda la stessa Fitch - ha un punteggio elevato, nel lungo periodo, nella governance. La frammentazione dei partiti «rende improbabile che il disavanzo complessivo venga ridotto entro il 3% entro il 2029, come previsto dal Governo uscente». Secondo Fitch l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 2027 complicherà la situazione, e resta comunque «molto verosimile che lo stallo politico continuerà anche dopo il voto».

Gestione fiscale «debole»

La Francia ha inoltre una «debolezza nella gestione fiscale». Fitch ricorda che «ci sono stati in passato periodi di consolidamento fiscale, ma il disavanzo complessivo ha superato il 3% del Pil in tutti tranne tre degli ultimi vent’anni, e non si registra un avanzo primario dal 2001». La Francia - si può aggiungere - non ha infatti la cultura finanziaria e l’abitudine della Germania e dell’Italia a chiudere i bilanci pubblici con un surplus primario indipendentemente dal colore dei Governi in carica: Berlino ha conseguito un segno più dal ’97 al ’99 (il 2000 era in pareggio), dal 2006 al 2008 e dal 2011 al 2019, Roma ha registrato un segno meno soltanto nel 2010 e dal 2020 al 2023.

Una «forte opposizione sociale» ai tagli

Anche nel bilancio 2025, gran parte del risanamento è legato a misure «temporanee» di aumento delle entrate: Fitch prevede ora un deficit del 5,5% per quest’anno, non lontano dall’obiettivo del governo del 5,4 per cento. La mediana Ue è però, ricorda l’agenzia, del 2,7% e la mediana dei Paesi con rating A è del 2,9 per cento. Le rigidità fiscali rendono il risanamento difficile: la pressione fiscale è pari al 45,6% del pil, contro una media Ue (del 2023) del 40%, mentre i tagli alle spese hanno avuto, nell’ultimo decennio, «risultati limitati e hanno incontrato una notevole opposizione politica e sociale». Le spese sociali francesi - ricorda l’agenzia - sono pari al 32% del pil, contro una media Ue del 26 per cento.

Accesso ai finanziamenti «eccellente»

La Francia ha però punti di forza che sostengono l’outlook stabile: non sono attesi quindi ulteriori declassamenti nell’immediato. L’economia è diversificata, con una governance valutata sopra la media della categoria A. Il sistema bancario è solido, la base degli investitori è ampia e l’accesso delle imprese ai finanziamenti è «eccellente». La crescita potenziale non è elevata, ma è in linea con quella degli altri Paesi europei, mentre il ruolo di grande emittente sui mercati finanziari è un fattore positivo e «una posizione netta positiva degli investimenti diretti esteri pari a circa il 15% del Pil sottolinea la dimensione globale delle multinazionali francesi e la loro capacità di assorbire shock esterni». Fitch stima che la bilancia dei pagamenti correnti «rimarrà vicino all’equilibrio, riflettendo la resilienza delle esportazioni di servizi e una minore bolletta energetica per le importazioni».

I prossimi rating

La Francia ha ora di fronte a sé una fitta serie di appuntamenti con le altre agenzie di rating: il 19 settembre è previsto il voto della Dbrs (attualmente AA- con outlook negativo), il 26 settembre quello della Scope (AA-, negativo), il 24 ottobre il rating di Moody’s (Aa3, stabile), il 28 novembre quello di Standard & Poor’s (AA-, negativo). Il debito del Paese ha perduto la tripla A tra il 2012 e il 2013.

Lecornu: «Una traiettoria sana per le finanze»

Non immediata la reazione del nuovo primo ministro Sébastien Lecornu, giunta la sera di sabato: «Paghiamo l’instabilità - ha detto - ma dietro le note e le cifre ci sono le francesi e i francesi. I tassi d’interesse, quando aumentano, hanno un impatto diretto sulle finanze dello Stato, ma anche sulla vita delle famiglie e delle imprese. Per questo motivo il governo dovrà proporre al Parlamento di mantenere una traiettoria sana per le finanze della Francia. È anche una questione di sovranità»

Le reazioni politiche

Limitate le reazioni politiche, che non hanno evitato clichés e vecchie abitudini, anche se le diagnosi di Fitch in realtà “decostruiscono” gran parte delle retoriche dei partiti. Bruno Retailleau, presidente dei Républicains, ha attaccato «l’instabilità politica degli ingegnieri del caos», le proposte dei socialisti e le politiche «social-stataliste» degli ultimi decenni (ma tra i gollisti, che hanno a lungo contribuito alla politica francese degli ultimi anni resta forte la componente della destra sociale). L’ex primo ministro François Bayrou, di recente sfiduciato dall’Assemblée, ha criticato le «élites» che «spingono a rifiutare la realtà e condannano il Paese a pagarne il prezzo». Marine Le Pen è tornata ad attaccare «l’incompetenza tossica» del macronismo aggiungendo che la Francia «non ha più tempo da perdere con politici prigionieri della propria codardia, che non hanno nulla da proporre se non il massacro fiscale, il sacrificio delle conquiste sociali e i colpi di forbice per tamponare la loro incuria di bilancio»; mentre il presidente della commissione Finanze dell’Assemblée, Eric Coquerel, della France Insoumise, il partito della sinistra radicale, ha accusato «coloro che hanno drammatizzato lo stato delle finanze pubbliche»: « Il debito francese resta sicuro e ricercato», ha detto, aggiungendo: «Se anche il prossimo Governo sceglierà di appoggiarsi ai mercati per imporre l’austerità, correrà verso la catastrofe da lui stesso annunciata e condurrà il Paese sempre più a fondo nella crisi economica, sociale ed ecologica».

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