Fine vita alla Consulta sul “sostegno vitale”, 11 malati per la prima volta in udienza
Dubbi su un nodo fondamentale. Una pronuncia di incostituzionalità, porterebbe ad ampliare la platea dei malati che possono avere accesso alla pratica
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Il fine vita torna per l’ottava volta all’attenzione della Corte costituzionale. Ma per la prima volta, nell’udienza di oggi, i giudici delle leggi sono chiamati a chiarire il concetto di «sostegno vitale», inedita anche la presenza di 11 malati, 8 contro e 3 a favore. I dubbi riguardano un tema fondamentale, perché un'eventuale pronuncia di incostituzionalità è destinata ad allargare la platea dei malati che potrebbero accedere al suicidio assistito.
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Le condizioni dettate dalla sentenza Cappato
La Consulta con la sentenza 242 del 2019 (sentenza Cappato) - che fino ad oggi in Italia ha permesso a 17 malati terminali di ottenere il suicidio assistito - ha dettato le condizioni in cui si deve trovare il malato che chiede di accedere alla procedura:
- essere affetto da una patologia irreversibile e considerata incurabile;
- subire sofferenze fisiche o psicologiche che egli stesso giudichi del tutto intollerabili;
- dipendere da «trattamenti di sostegno vitale»;
- e, infine, conservare la capacità di prendere decisioni libere e consapevoli.
Nel caso di Stefano (nome di fantasia scelto dall’Associazione Luca Coscioni), affetto da un’atrofia multisistemica, patologia neurodegenerativa irreversibile, l’Azienda sanitaria ha negato che i presìdi che lo tenevano in vita - l’ossigenoterapia, il catetere vescicale e la somministrazione costante di insulina - potessero essere considerati un vero e proprio «trattamento di sostegno vitale» perché la loro interruzione non lo avrebbe condotto alla morte in tempi rapidi.
Il sostegno vitale e il rinvio del Gip di Bologna
A rinviare alla Consulta è stato il Giudice per le indagini preliminari di Bologna al quale è stato sottoposto il caso di una donna, affetta da patologia irreversibile ma non trattenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale come la ventilazione meccanica. La signora è stata accompagnata in Svizzera per accedere al suicidio assistito da alcuni attivisti dell’Associazione Luca Coscioni, tra cui Marco Cappato, autodenunciatisi per il reato di aiuto al suicidio, dal momento che la situazione in cui si trovava la paziente non rientrava nella non punibilità automatica definita dalla sentenza costituzionale del 2019.
A fronte di una richiesta di archiviazione da parte della Procura, il Gip di Bologna ha scelto di sospendere il giudizio rinviando gli atti alla Consulta. Il Gip ritiene sia violata la Costituzione in ordine agli articoli 2,3,13,32 per disparità di trattamento e lesione del diritto all’autodeterminazione terapeutica nei casi di pazienti gravemente malati, ma non dipendenti da macchinari di sostegno vitale; e che sia violata la Cedu (articolo 8 della Convenzione europea) relativamente alla tutela del diritto al rispetto della vita privata e familiare.







