I film del fine settimana

“Toy Story 5”, nostalgia e nuove sfide da affrontare per i giocattoli della Pixar

Nelle sale il quinto capitolo della saga iniziata nel 1995. Tra le novità anche “Allora balliamo”, film d’apertura del Festival di Cannes 2025

di Andrea Chimento

Una scena tratta dal film «Toy Story 5»

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È davvero il momento di estinguersi per i giocattoli tradizionali? Parte da questa domanda “Toy Story 5”, quinto capitolo della celebre saga, iniziata nel 1995 con il primo lungometraggio della Pixar e in assoluto il primo film d’animazione della storia del cinema realizzato interamente in CGI.

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Se è stata proprio la Pixar, ormai trentuno anni fa, ad aprire con così tanta forza alle nuove tecnologie, è curioso che questa nuova tappa del loro franchise più longevo si concentri proprio sulle controversie che le novità digitali portano con sé.

Da quando Woody ha lasciato Bonnie per aiutare i giocattoli abbandonati a ritrovare i loro proprietari, Jessie ha preso il comando nella stanza della bambina insieme a Buzz Lightyear, da poco nominato vicesceriffo.

Dopo aver ricevuto in regalo un tablet di nome Lilypad, Bonnie ne diventa però succube, accantonando così i suoi amati giocattoli.

Si concentra sul tema dello scorrere del tempo e della crescita questo film che riprende così alcune delle tematiche più significative della filmografia Pixar, non soltanto per quel che riguarda la saga di “Toy Story” ma anche per altri prodotti come “Alla ricerca di Nemo” o “Inside Out”, giusto per citare due tra i tanti titoli importanti della celebre casa di produzione.

La nostalgia prende presto il sopravvento quando Bonnie, per provare ad avere delle amiche, si convince che questa possibilità passi inesorabilmente da connessioni digitali, chat e giochi a distanza, nonostante la sua indole e il suo carattere siano molto diversi da quelli delle coetanee con cui prova ad avere un rapporto.

“Toy Story 5” e gli altri film della settimana

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Il punto di vista dei giocattoli

Non è un caso che il film si apra con una soggettiva di uno dei tanti Buzz Lightyear pronti a comparire in scena: come i precedenti capitoli, infatti, “Toy Story 5” ci fa prendere il punto di vista dei giocattoli, raccontandoci le loro emozioni e i loro tormenti, le paure di essere abbandonati e le speranze che derivano dall’importanza dello stare insieme.

È infatti nel gioco di squadra che si troverà il modo di dare un senso alla presenza contemporanea di quei pupazzi ormai considerati vintage e dei dispostivi più recenti: il film di Andrew Stanton (regista di uno dei capolavori della Pixar, “Wall-E”) cerca infatti un connubio tra le due parti, senza condannare ma provando a far riflettere sull’importanza di offrire alle nuove generazioni il giusto equilibrio tra analogico e digitale.

Alcuni spunti non sono particolarmente originali o ficcanti al punto giusto, seppur il film riesca comunque a scuotere e a emozionare, regalando risate ma anche alcuni passaggi sinceramente commoventi.

Si sente l’assenza di una grande scena madre, ma il disegno d’insieme regge alla distanza e per essere il quinto capitolo di una saga il risultato è piacevole e soddisfacente.

Da ricordare che il prossimo film Pixar sarà “Gatto”, opera seconda dell’italiano naturalizzato statunitense Enrico Casarosa dopo “Luca”. “Gatto” uscirà a marzo 2027 e sarà ambientato a Venezia.

Allora balliamo

Tra le novità in sala c’è anche “Allora balliamo”, opera prima di Amélie Bonin che aveva aperto l’edizione 2025 del Festival di Cannes.

Partendo dalla stessa base narrativa di un suo cortometraggio del 2021, Bonnin ha dato vita a una pellicola che racconta di Cécile, ragazza che si trova costretta ad abbandonare Parigi per ritornare nel villaggio della sua infanzia a causa dell’infarto che ha colpito suo padre. Durante il soggiorno, incontra Raphaël, un suo vecchio amore.

Il soggetto di partenza – relativo a qualcuno che parte dalla grande città per rientrare nei luoghi del passato – non è certo nuovo e il cinema francese contemporaneo ne ha parlato in vari modi: basti pensare agli ultimi lavori di due autori importanti come Alain Guiraudie (“L’uomo nel bosco”) o Olivier Assayas (“Hors du temps”) per ritrovare una tematica piuttosto simile, ma gli esempi sono naturalmente molteplici.

Non è quindi certo nell’originalità che gioca le sue carte migliori questo lungometraggio piuttosto delicato e comunque scritto con buona attenzione, soprattutto nella rappresentazione di un personaggio principale con cui è piuttosto semplice empatizzare e affezionarsi.

“Allora balliamo” è una commedia a ritmo di musical, che prende le mosse dal rapporto padre/figlia per parlare soprattutto di incomunicabilità, ma gli esiti sono altalenanti, a causa di un’eccessiva superficialità in alcuni passaggi narrativi e di un ritmo che funziona solo in parte. Notevole, a ogni modo, la prova della protagonista Juliette Armanet.

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