I film del fine settimana

“Disclosure Day”, il nuovo incontro tra Spielberg e gli extraterrestri

È un film attesissimo il grande protagonista del weekend in sala: protagonisti Josh O’Connor ed Emily Blunt

di Andrea Chimento

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Nuovi incontri ravvicinati per Steven Spielberg: l’assoluto protagonista del weekend in sala è l’attesissimo “Disclosure Day”, film in cui il regista americano torna a raccontare l’incontro tra esseri umani e alieni.

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Se nella sua carriera questo tema è già stato affrontato numerose volte – in primis con “Incontri ravvicinati del terzo tipo” del 1977 e “E.T. – L’extraterrestre” del 1982, ma poi anche con “La guerra dei mondi” nel 2005 – Spielberg riesce comunque a dare nuova linfa narrativa a un argomento non certo nuovo per il cinema ma che ci pone di fronte a un grande dilemma morale: se scoprissimo che non siamo soli e qualcuno ce lo (di)mostrasse, come reagiremmo?

Da questa domanda – e dalle praticamente infinite possibili risposte diverse – prende il via una pellicola che parla proprio del prossimo avvento del “giorno della rivelazione”: Spielberg non tratta più in maniera diretta il confronto tra esseri umani e alieni (pacifico o belligerante che fosse nei film sopracitati) ma delle possibili conseguenze di fronte a questo svelamento.

“Disclosure Day” racconta un’umanità alle soglie della Terza guerra mondiale, con i notiziari che insistono minacciosamente sui sempre peggiori conflitti internazionali, mentre un gruppo di dissidenti vuole mostrare al mondo tutto ciò che è stato tenuto segreto in relazione alla presenza extraterrestre sulla Terra.

Non sono però gli alieni, ma gli esseri umani quelli su cui Spielberg si concentra, ragionando sulle loro posizioni etiche, morali, filosofiche e persino religiose.

“Disclosure Day” e gli altri film della settimana

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Una crescita esponenziale

 

Se nella prima parte il film ha una sceneggiatura con alcuni passaggi un po’ troppo macchinosi, man mano che passano i minuti “Disclosure Day” cresce in maniera esponenziale (notevole la sequenza d’azione con protagonista un treno in corsa), arrivando a una mezz’ora finale dal ritmo impressionante, dove anche noi spettatrici e spettatori ci troviamo nei panni di un pubblico pronto a ricevere la sconvolgente notizia.

Come nel memorabile suo lungometraggio precedente – l’autobiografico “The Fabelmans” del 2022 – Spielberg gioca di nuovo col cinema e non è certo una coincidenza che il “ritorno a casa” di una delle protagoniste della storia corrisponda a una sorta di grande set cinematografico ricostruito per l’occasione.

Ancora una volta, alla soglia degli 80 anni, il regista de “Lo squalo” e “Schindler’s List” mette così al centro della narrazione la sua infinita passione per la Settima Arte e per le possibilità salvifiche che risiedono all’interno di essa.

 

Romeria

 

Tra le novità più attese del weekend in sala c’è inoltre “Romería”, terzo lungometraggio della regista spagnola Carla Simón, dopo i buoni esiti ottenuti con “Estate 1993” (2017) e “Alcarràs” (2022).

Anche in questo caso, Simón punta su una storia intima, collegata direttamente alla sua memoria personale: Marina, ragazza di diciotto anni (esplicitamente un alter ego della regista spagnola), è rimasta orfana quando era piccola e inizia un viaggio per conoscere figure della sua famiglia con cui non ha mai avuto a che fare in precedenza.

Gli incontri saranno l’occasione per ripensare ai suoi legami di sangue, provando a mettere insieme frammenti della memoria, sua e del suo nucleo famigliare, impossibili per lei da conoscere e da ricordare.

È un film sicuramente legato a emozioni forti “Romería”, emozioni in cui si alterna il desiderio di abbracciare (nuove?) relazioni, che potrebbero essere decisive per il futuro della protagonista, con una necessaria resistenza che tiene Marina distante dal potersi lasciare andare del tutto di fronte a tante novità.

In questi sentimenti, positivi o negativi che siano, si mescolano affetti e paure, speranze e traumi che si è cercato di rimuovere nel corso di tanti anni.

Carla Simón affida al cinema lo sguardo di testimone per comprendere ciò che circonda la giovane protagonista: già dalla prima sequenza si nota come Marina utilizzi una videocamera per poter imprimere e mandare a memoria il viaggio che sta compiendo.

Il suo è soprattutto un cammino simbolico, contrassegnato dallo scorrimento del tempo attraverso i vari capitoletti che compongono la pellicola, in cui si sente la sincerità della regista spagnola, ma forse non del tutto l’urgenza di una vicenda così tanto intima e profonda. Non ci sono infatti grandi guizzi da ricordare e il ritmo è talmente altalenante da rendere la visione meno coinvolgente di quanto avrebbe voluto e potuto. Gli spunti di riflessione non mancano, ma qualcosa scricchiola qua e là rendendolo un film riuscito solo a metà.

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