I film del fine settimana

“La torta del presidente”, dall’Iraq arriva un’intensa opera prima

Nelle nostre sale c’è l’esordio di Hasan Hadi, vincitore della Caméra d’or al Festival di Cannes 2025

di Andrea Chimento

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È cosa più unica che rara poter vedere nelle nostre sale un film proveniente dall’Iraq, paese ben poco protagonista della scena cinematografica mediorientale, a differenza del vicino Iran e di altre nazioni che si sono spesso contraddistinte per la forza delle loro pellicole.

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“La torta del presidente”, uno dei film più importanti tra le novità in sala, non è interessante però soltanto per la sua provenienza, ma anche per la sua forza drammaturgica.

Opera prima di Hasan Hadi, il film è ambientato in Iraq negli anni Novanta quando, sotto il peso delle sanzioni internazionali e dello sguardo onnipresente del regime di Saddam Hussein, la vita quotidiana scorre tra privazioni, code interminabili, razionamenti e una fragile normalità.

“La torta del presidente” e gli altri film della settimana

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In questo contesto, alla piccola Lamia, di 9 anni, viene affidato un compito tanto assurdo quanto simbolico: preparare una torta per il compleanno del Presidente, un gesto obbligato e carico di implicazioni. Insieme all’amico Saeed attraversa una Baghdad segnata dalla scarsità, dal caldo opprimente e dalla paura, alla ricerca degli ingredienti per un impegno che non può essere rifiutato.

Parte con questo soggetto “La torta del presidente”, film che ha vinto lo scorso anno l’importante titolo della Caméra d’or al Festival di Cannes, come miglior esordio presentato in cartellone sulla Croisette.

Alla base della pellicola sembrano esserci tanto il neorealismo italiano (e i collegamenti vanno in primis al cinema di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, per il loro sguardo sull’infanzia) quanto la poetica iraniana di autori come Abbas Kiarostami, punti di riferimento per un’opera derivativa soltanto in parte e capace di offrire uno sguardo comunque personale sulla vicenda raccontata.

 

Significati profondi

 

Quello che in apparenza è solo un compito affidato a una bambina, si carica presto di significati più profondi. Obbligo e devozione si confondono con speranza e sogno, mentre i due bambini si muovono in un mondo dove ogni dettaglio è sorvegliato e ogni azione può avere conseguenze.

Una torta diventa così allegoria del peso dell’oppressione, all’interno di una narrazione carica di elementi simbolici e di figure di personaggi che diventano rappresentazione di qualcosa di ben più universale.

Forse c’è qualche passaggio acerbo durante la visione, ma il film è comunque riuscito e capace di risultare originale e intenso al punto giusto.

 

Gli occhi degli altri

 

Riesce a sorprendere anche “Gli occhi degli altri”, nuovo film di Andrea De Sica (nipote del già citato Vittorio) che fa un netto passo avanti rispetto ai suoi due lungometraggi precedenti, “I figli della notte” e “Non mi uccidere”.

Liberamente ispirato al celebre delitto Casati Stampa, uno dei casi di cronaca nera più scandalosi dell’Italia del dopoguerra, il film rievoca l’eccesso e la decadenza di un’epoca con uno sguardo moderno, feroce e carico di tensione. Nell’ambientazione opulenta e selvaggia di un’isola privata, proprietà di un marchese ricchissimo e annoiato, l’arrivo di Elena segna l’inizio di una relazione travolgente e pericolosa. Tra giochi di ruolo erotici, voyeurismo, complicità e sfide al limite della morale, i protagonisti si immergono in un rapporto dominato dal desiderio di essere visti mentre trasgrediscono ogni regola.

Non era per nulla facile la materia di partenza che ha scelto Andrea De Sica per dare vita a questo lungometraggio, capace di ragionare con forza sugli aspetti più inquietanti dello sguardo maschile per dare vita a un prodotto che alterna momenti barocchi, situazioni perverse e una riflessione sulla società degli anni Sessanta, con riferimenti che arrivano al presente.

Ci sono eccessi e situazioni non sempre credibili, ma l’operazione riesce a mantenere un buon equilibrio dall’inizio alla fine, dosando adeguatamente i tanti ingredienti a disposizione e offrendo un’efficace scrittura dei personaggi.

Buon lavoro di tutto il cast, in cui svetta Jasmine Trinca in una delle prove migliori della sua intera carriera.

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