I film del fine settimana

“Il testamento Ann Lee”, un film che promette più di quello che mantiene

Arriva al cinema il nuovo lungometraggio di Mona Fastvold con protagonista Amanda Seyfried

di Andrea Chimento

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Un film biografico decisamente fuori dal comune: “Il testamento di Ann Lee” è ispirato alla vita della fondatrice degli Shakers, un movimento religioso radicale nato alla fine del XVIII secolo.

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Lei e i suoi seguaci pregavano attraverso canti e movenze estatici, provando a raggiungere una sorta di trascendenza spirituale per avvicinarsi così a Dio.

Dietro la macchina da presa c’è la brava regista Mona Fastvold, già autrice del riuscito “Il mondo che verrà” del 2020 e co-sceneggiatrice di “The Brutalist”, film diretto dal compagno Brady Corbet.

Come quest’ultimo titolo, anche “Il testamento di Ann Lee” è girato in pellicola e si sente il respiro di uno stile che cerca di unire una patina vintage con riflessioni che possano arrivare al presente.

È però quasi unicamente nell’aspetto formale che il film riesce a colpire, grazie ad affascinanti scelte fotografiche e a una serie di sequenze isolate: la scena di un incendio, in primis, ma anche le coreografie delle tante danze presenti durante la narrazione sono realizzate con evidente cura.

Nonostante il potente apparato estetico, il film non riesce a incuriosire quanto dovrebbe e, anzi, finisce per far perdere presto attenzione allo spettatore, a causa di una durata eccessiva per la storia che vuole raccontare (circa 130 minuti) e per una serie di ridondanze davvero evidenti.

“Il testamento Ann Lee” e gli altri film della settimana

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La scarsa urgenza del racconto

Quando il film è stato presentato in concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, Mona Fastvold l’aveva accompagnato segnalando la sua commozione quando ha approfondito le profezie di Ann Lee: «Non perché condivida la sua fede, ma perché riconosco in lei un desiderio di giustizia, trascendenza e grazia per tutti. La sua radicale ricerca di un’utopia costruita con le proprie mani è segno dell’impulso creativo al centro di ogni sforzo artistico: l’urgente necessità di dare nuova forma al mondo».

Questa urgenza di cui parla l’autrice, però, non viene trasmessa all’interno di una storia che rischia di risultare poco universale: manca quel respiro sociopolitico che era invece presente nel precedente “Il mondo che verrà” e il fascino della pellicola rimane così più nelle intenzioni che nella resa effettiva.

Qualcosa è senza dubbio efficace durante la visione (da segnalare positivamente anche la buona prova di Amanda Seyfried nei panni della protagonista), ma è davvero troppo poco per creare interesse attorno a un’operazione che promette più di quello che mantiene.

 

Arco

Tra le novità in sala c’è anche un interessantissimo lungometraggio d’animazione, “Arco”, diretto da Ugo Bienvenu.

Arco è un bambino di dieci anni curioso e intraprendente che vive in un futuro lontano, dove è possibile viaggiare nel tempo.

Durante il suo primo volo di prova con una speciale tuta arcobaleno, qualcosa va storto. Arco perde il controllo e precipita nel 2075. Nel cielo limpido di quel giorno, Iris, una sua coetanea, vede una scia luminosa solcare l’orizzonte. È Arco, che atterra come un fulmine colorato. Incuriosita, Iris lo raggiunge e scopre che quel misterioso ragazzo arriva da un’epoca lontana.

Prodotto ricco di creatività e fantasia, “Arco” è un film d’animazione originale e coinvolgente, nonostante ci sia qualche passaggio della narrazione che rischia di risultare troppo macchinoso.

Qualche limite nel copione non toglie però fascino a un’operazione intelligente e toccante, meritatamente candidata all’Oscar come miglior film d’animazione: molto difficilmente vincerà, ma essere nella cinquina è già un giusto riconoscimento.

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