“Nino”, un’opera prima che non si dimentica
Arriva nelle sale uno degli esordi più intensi e interessanti della stagione. Tra le novità anche l’attesissimo “Il diavolo veste Prada 2”
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Un esordio estremamente maturo: sembra un ossimoro ma è invece uno dei tanti modi possibili per descrivere “Nino”, una delle opere prime più importanti e intense della stagione.
Diretto da Pauline Loquès, questo lungometraggio francese arriva nelle nostre sale dopo essere stato presentato alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes 2025 e aver partecipato a numerosi festival internazionali, da quello di Toronto a quello di Roma.
Al centro c’è la storia di un ragazzo parigino che, alla soglia dei trent’anni, si trova costretto a fare i conti con la fragilità improvvisa della vita.
Alla vigilia del suo ventinovesimo compleanno, durante un banale controllo medico, Nino riceve infatti una diagnosi devastante: un cancro alla trachea che richiede cure immediate e aggressive. I medici gli parlano di chemio e decisioni da prendere in fretta, ma Nino, abituato a una vita fatta di esitazioni, legami mai troppo profondi e scelte sempre rimandate, resta paralizzato.
Inoltre, scopre di aver dimenticato le chiavi di casa proprio il giorno della diagnosi e si ritrova quindi, suo malgrado, a vagare per una Parigi fredda che sembra riflettere il suo stato d’animo.








