I film del fine settimana

“Resurrection”, un’esperienza audiovisiva di grande fascino

Nelle sale arriva il potentissimo lungometraggio del regista cinese Bi Gan. Tra le novità anche il biopic su Michael

di Andrea Chimento

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Un film che non può lasciare indifferenti: può essere amato o odiato “Resurrection”, l’ultimo torrenziale lungometraggio del regista Bi Gan, ma quel che è certo è che si tratta di una delle esperienze cinematografiche più anticonvenzionali degli ultimi anni.

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Dopo due film come “Kaili Blues” e “Un lungo viaggio nella notte”, affascinanti ma in parte irrisolti e non sempre convincenti, l’autore cinese raggiunge la piena maturità con un’operazione estremamente ambiziosa, piena di rischi ma anche di grande coraggio.

La narrazione si svolge in un futuro remoto e post-apocalittico dove l’umanità ha perso la capacità di sognare. Ma in una sala operatoria, tra la vita e la morte, una donna sprofonda in uno stato di coscienza sospesa, sospinta da un trauma irreversibile e da un corpo che lentamente si spegne.

“Resurrection” e gli altri film della settimana

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Intrappolata tra mille visioni, si ritrova in un mondo desolato, popolato solo da rovine e frammenti del passato, dominato dal silenzio e da architetture spezzate. Lì incontra una creatura enigmatica, un essere a metà tra uomo e macchina che giace immobile tra sogni spezzati e memorie distorte, in attesa di un impulso che lo riattivi. La donna intuisce che quella creatura è l’unica rimasta in grado di sognare.

Non basta però certo la trama a spiegare ciò che offre “Resurrection”, un prodotto visionario la cui sceneggiatura ruota attorno a un dubbio etico: cosa scegliere, se fossimo al posto della protagonista, tra tornare nel mondo reale o restare per sempre in quello onirico, dove l’amore, la memoria e la possibilità di un risveglio sembrano ancora esistere, anche se solo come ombre in movimento.

 

Un omaggio al cinema

 

È un grande omaggio al cinema del passato e, volendo, anche a quello del futuro questo film che crede ancora nel potere del linguaggio audiovisivo, raggiungendo l’apice in una parte finale in cui la comunicazione può avvenire unicamente attraverso le tecniche e le basi della Settima Arte.

Forte di splendidi piani-sequenza (marchio di fabbrica del cinema di Bi Gan), il film ha un’estetica raffinatissima, elegante e in grado di trascinare il pubblico all’interno delle narrazioni messe in scena, come fossero tanti tasselli di un mosaico capace di generare numerosissime interpretazioni e riflessioni.

Non mancano spunti e riferimenti ad autori del passato (Orson Welles ad esempio), ma “Resurrection” riesce ad avere una sua, forte personalità per (quasi) tutta la lunga durata complessiva.

 

Michael

 

Dopo un film coraggioso come “Resurrection”, parliamo invece di un’operazione totalmente timorosa come “Michael”, insipido biopic dedicato a Michael Jackson.

Classico (fin troppo) lungometraggio biografico che segue la vita di un personaggio dall’infanzia fino al grande successo, “Michael” è un film che non rischia mai, lasciando del tutto in ombra le controversie che hanno riguardato il personaggio che viene raccontato.

Ma non è tanto quello il problema di questo insulso lungometraggio, che ha dalla sua la discreta prova del protagonista (Jafaar Jackson, nipote di Michael) ma ben poco altro da segnalare positivamente.

Il vero dramma è che questo film, diretto in maniera mediocre da Antoine Fuqua, è un lavoro davvero piatto e privo di qualunque guizzo artistico. Un peccato gravissimo, visto che al centro del racconto c’è uno dei cantanti e ballerini più creativi, geniali ed estrosi che la storia della musica abbia mai avuto.

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