“Resurrection”, un’esperienza audiovisiva di grande fascino
Nelle sale arriva il potentissimo lungometraggio del regista cinese Bi Gan. Tra le novità anche il biopic su Michael
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Un film che non può lasciare indifferenti: può essere amato o odiato “Resurrection”, l’ultimo torrenziale lungometraggio del regista Bi Gan, ma quel che è certo è che si tratta di una delle esperienze cinematografiche più anticonvenzionali degli ultimi anni.
Dopo due film come “Kaili Blues” e “Un lungo viaggio nella notte”, affascinanti ma in parte irrisolti e non sempre convincenti, l’autore cinese raggiunge la piena maturità con un’operazione estremamente ambiziosa, piena di rischi ma anche di grande coraggio.
La narrazione si svolge in un futuro remoto e post-apocalittico dove l’umanità ha perso la capacità di sognare. Ma in una sala operatoria, tra la vita e la morte, una donna sprofonda in uno stato di coscienza sospesa, sospinta da un trauma irreversibile e da un corpo che lentamente si spegne.
Intrappolata tra mille visioni, si ritrova in un mondo desolato, popolato solo da rovine e frammenti del passato, dominato dal silenzio e da architetture spezzate. Lì incontra una creatura enigmatica, un essere a metà tra uomo e macchina che giace immobile tra sogni spezzati e memorie distorte, in attesa di un impulso che lo riattivi. La donna intuisce che quella creatura è l’unica rimasta in grado di sognare.








