I film del fine settimana

“Megalopolis”, il sogno lungo una vita di Francis Ford Coppola

Arriva nelle sale l’ambizioso e attesissimo ritorno dietro la macchina da presa del regista de “Il padrino” e di “Apocalypse Now”

di Andrea Chimento

3' di lettura

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Il film più atteso dell’anno, un flop colossale e prevedibile, uno dei lungometraggi più potenti della stagione: è tutto questo e molto altro ancora “Megalopolis”, ritorno dietro la macchina da presa di Francis Ford Coppola a tredici anni di distanza dal precedente “Twixt”.

Si tratta di un progetto monumentale, un’idea che Coppola ha iniziato ad abbozzare più di quarant’anni fa: il film, infatti, ha avuto una storia produttiva decisamente travagliata che ha portato il grande regista di capolavori come “Il Padrino”, “La conversazione” e “Apocalypse Now” a prendere in prima persona le redini dell’operazione anche dal punto di vista finanziario.

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Protagonista è Adam Driver nei panni di Cesar, un architetto di New York che ha un piano utopistico per ricostruire la città dopo una catastrofe che l’ha distrutta completamente. Il suo sogno, innovativo e determinato nel voler creare una metropoli del tutto nuova, verrà però ostacolato da alcuni degli uomini più potenti della città.

È semplice collegare l’estrema ambizione del sognatore al centro di questa pellicola con la figura di Coppola, autore unico nella storia del cinema, che ha sempre gettato il cuore oltre l’ostacolo, firmando pellicole tanto titaniche quanto rischiose nel corso della sua lunga carriera.

“Megalopolis” è un sogno impossibile, un progetto che non sta in piedi nell’universo produttivo di oggi, ma allo stesso tempo è un lungometraggio che crede ancora nel potere del cinema e che reputa la Settima Arte come un qualcosa in grado di potersi ancora rinnovare dopo quasi 130 anni dalla nascita.

Un’esperienza unica

Fatica a carburare “Megalopolis”, anche perché Coppola mette moltissima carne al fuoco rendendo la visione tutt’altro che semplice: i momenti grossolani si alternano con slanci di grandissima forza estetica e drammaturgica in questa operazione che richiama i grandi e folli progetti della New Hollywood, quel magico periodo del cinema americano che Coppola ha contribuito a formare a tutti i livelli.

Col passare dei minuti, inoltre, la pellicola cresce, grazie ad alcune notevoli idee estetiche e filosofiche, in cui si può ritrovare il Coppola dei tempi d’oro. Il regista paragona gli Stati Uniti all’Impero Romano e dà vita a un lungometraggio spinto da una libertà totale, tanto da rappresentare un’esperienza di visione di fatto unica nel cinema contemporaneo.

È un film da prendere o lasciare, semplicemente imperdibile per ogni cinefilo che si rispetti e in assoluto uno dei grandi eventi degli ultimi anni: al botteghino americano ha fatto flop, ma poco importa, chi sceglierà di vederlo con la giusta predisposizione si troverà di fronte una pellicola tutta da interpretare e ricca di momenti praticamente mai visti prima. Al Festival di Cannes, dove è stato presentato in concorso, ogni proiezione era accompagnata da un figurante che durante una sequenza dialogava direttamente con Adam Driver, dalla sala, avvicinandosi allo schermo: ci auguriamo che molte proiezioni anche in Italia mantengano quella stessa dinamica.

“Megalopolis” e gli altri film della settimana

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The Apprentice

Sempre dal concorso del Festival di Cannes arriva “The Apprentice”, nuovo film di Ali Abbasi, regista nato a Teheran nel 1981 che aveva scosso due anni fa con “Holy Spider”.

Al centro c’è il racconto della scalata al potere di Donald Trump, nel corso degli anni Settanta e Ottanta: più che la storia del giovane imprenditore, è però soprattutto il racconto della relazione tra lui e il controverso avvocato Roy Cohn, che gli ha fatto da mentore per riuscire a capire – e superare – certi “meccanismi” delle leggi e della società americana.

Arrivato al suo quarto lungometraggio, Abbasi alza l’asticella dell’ambizione con questo film che è a tutti gli effetti un racconto di formazione su come si possa diventare potenti negli Stati Uniti, ma anche un’analisi delle ombre sull’inizio della carriera di Trump, rampante imprenditore senza scrupoli, che capirà presto come le lezioni di Cohn siano fondamentali per avere successo.

Girato con buona maturità stilistica, “The Apprentice” è un lavoro estremamente interessante per il ritmo del racconto e le modalità narrative: non è (sol)tanto un lungometraggio biografico, ma un film su alcuni decenni della storia americana, di cui Abbasi mostra più i vizi delle virtù. Non mancano momenti troppo didascalici e passaggi prevedibili, ma il disegno d’insieme regge anche grazie alla notevole prova dell’attore protagonista Sebastian Stan, che conferma il suo ottimo momento di forma dopo la bella performance in “A Different Man”, visto quest’anno al Festival di Berlino.

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