I film del fine settimana

“Iddu – L’ultimo Padrino”, alti e bassi nel film su Matteo Messina Denaro

Weekend al cinema con il lungometraggio di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, presentato in concorso alla Mostra di Venezia di quest’anno. Protagonisti Elio Germano e Toni Servillo

di Andrea Chimento

3' di lettura

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È sicuramente uno dei film italiani più chiacchierati degli ultimi mesi, “Iddu – L’ultimo Padrino”, nuovo lungometraggio di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia di quest’anno.

Il motivo del perché se ne è parlato così tanto è molto semplice: il soggetto prende ispirazione dalla vita di Matteo Messina Denaro, uno dei boss più potenti di Cosa Nostra, arrestato all’inizio del 2023 dopo una latitanza di circa trent’anni. Morto otto mesi dopo la cattura, nel settembre dello scorso anno, Messina Denaro è stata una figura misteriosa, sostanzialmente invisibile ed è proprio su quest’ultimo aspetto che si concentrano i due registi, arrivati al loro terzo lungometraggio dopo “Salvo” (2013) e “Sicilian Ghost Story” (2017).

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“Iddu – L’ultimo Padrino” e gli altri film della settimana

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Sono però due i protagonisti del film poiché, oltre al noto ricercato, al centro della trama c’è anche Catello, un politico di lungo corso che ha perso praticamente tutto dopo aver passato alcuni anni in prigione per mafia. Quando i Servizi Segreti italiani gli chiedono aiuto per catturare il suo figlioccio Matteo, ultimo grande latitante di mafia in circolazione, Catello coglie l’occasione per rimettersi in gioco. Uomo furbo dalle cento maschere, Catello dà vita a un unico quanto improbabile scambio epistolare con il latitante, del cui vuoto emotivo cerca d’approfittare. Un azzardo che con uno dei criminali più ricercati al mondo comporta un certo rischio.

Inizia mescolando passato e presente, infanzia ed età adulta del personaggio ispirato a Messina Denaro, “Iddu”, film con cui Grassadonia e Piazza riprendono alcune tematiche e modalità stilistiche dei loro lavori precedenti.

Più che una pellicola dai toni gangster, “Iddu” ha momenti – soprattutto verso la conclusione – che sfiorano il western, sia per il gioco sul senso di attesa e sui silenzi, sia per il confronto tra le figure umane in scena e l’ambiente che li circonda.

Buone interpretazioni ma manca incisività

Non mancano sequenze degne di nota e i registi sono bravi a dare al film la giusta atmosfera, attraverso un alone generale di mistero che va ad ammantare diversi passaggi, ma allo stesso tempo sono numerose le scene poco incisive e la sceneggiatura rischia di girare a vuoto, soprattutto nella parte centrale.

A una pellicola con queste premesse era lecito chiedere qualcosa di più, nonostante il ritmo sia coinvolgente e i personaggi ben interpretati: il latitante è un Elio Germano molto credibile, Toni Servillo fa il suo dovere nei panni di Catello anche se da un attore della sua grandezza ci aspettiamo prove ancora più intense.

Il tema genitori-figli, non soltanto in senso biologico, è certamente lo spunto più interessante della pellicola, mentre alcune sottotrame risultano forzate e piuttosto superflue.

All We Imagine As Light

Dal concorso dell’ultimo Festival di Cannes arriva invece il film indiano “All We Imagine As Light” di Payal Kapadia.

Ambientato a Mumbai, il film racconta della problematica routine di un’infermiera, che un giorno riceve un pacco che fa riaffiorare in lei ricordi di un passato che aveva cercato di lasciarsi alle spalle. Intanto, la sua compagna di stanza più giovane, cerca un luogo appartato in città per poter stare in intimità con il suo ragazzo.

Dopo lo sperimentale “A Night of Knowing Nothing” (2021), Payal Kapadia firma un’opera che offre una panoramica anche brutale sulla città di Mumbai, unita ad alcune sequenze fortemente poetiche e accompagnate da una bella colonna sonora. L’impegno si sente e i personaggi sono scritti con cura e riescono a emozionare, ma mancano grandi guizzi narrativi e stilistici da ricordare, tanto che la messinscena si poggia su fondamenta troppo scolastiche.

A Cannes ha vinto un generoso Gran Premio della Giuria: un riconoscimento eccessivo per un film dolce e delicato, ma privo della forza cinematografica di diversi altri prodotti che competevano nello stesso concorso.

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