I film del fine settimana

“L’impero”, una folle e divertente parodia del cinema di fantascienza

Nelle sale arriva il nuovo lungometraggio di Bruno Dumont. Tra le novità anche il curioso “The Animal Kingdom”

di Andrea Chimento

3' di lettura

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Il cinema francese è grande protagonista in sala: questa settimana sono infatti due titoli transalpini a svettare tra le novità più interessanti del weekend.

“L’impero” di Bruno Dumont e “The Animal Kingdom” di Thomas Cailley rappresentano un cinema rischioso, che vuole far ragionare ed essere interpretato, grazie alle scelte coraggiose dei loro autori.

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Dumont, regista che non ha bisogno di grandi presentazioni e che ha esordito nel 1997 con il potentissimo “L’età inquieta”, ha firmato con “L’impero” una pellicola decisamente eccentrica e bizzarra, che segue la scia stilistica iniziata dal regista nel 2014 con la splendida miniserie “P’tit Quinquin” e nel 2016 con il lungometraggio “Ma Loute”.

“L’impero” e gli altri film della settimana

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Ambientato in un piccolo villaggio di pescatori nel Nord della Francia, il film racconta di un bambino molto speciale che si trova al centro di una battaglia intergalattica tra le forze del bene e quelle del male.

Bastano poche sequenze de “L’impero” per immergerci in una narrazione paradossale e spiazzante, in cui Dumont dichiara fin da subito quali saranno gli elementi più significativi dell’operazione.

Non sempre si ha la sensazione che il regista francese abbia del tutto chiaro ciò che vuole arrivare a dire, ma la sua brillantezza nella messinscena rende questo film un’esperienza sostanzialmente unica, capace di unire cinema d’autore di alto livello con una struttura drammaturgica che richiama inoltre molte pellicole di serie B.

L’immaginario messo in scena riprende kolossal del cinema di fantascienza – dalla saga di “Star Wars” a “Dune”, passando dal Marvel Cinematic Universe – uniti a elementi che collegano “L’empire” ad altri lavori del regista francese. Ci sono infatti i due irresistibili poliziotti del già citato “P’tit Quinquin”, presenti anche nel sequel del 2018 “Coincoin et les z’inhumains”, un’altra miniserie che sfiora tra l’altro quel tema fantascientifico presente in maniera più esplicita in questo nuovo lungometraggio.

Un’esperienza unica

Quella che crea Bruno Dumont è un’esperienza unica, nel bene e nel male, dove gli spettatori si perdono insieme ai personaggi di questa piccola comunità in riva al mare, in cui il realismo minimale della regia incontra effetti speciali sempre eccessivi e appariscenti a tutti i costi.

Non tutte le sequenze funzionano appieno, ma se si sta al gioco il disegno d’insieme è irresistibile, risultando divertente e senza dubbio anomalo rispetto alla stragrande maggioranza dei titoli che siamo abituati a vedere al cinema.

Nel cast, da segnalare la presenza di uno scatenato Fabrice Luchini, volutamente sopra le righe come il personaggio che è stato chiamato a interpretare.

The Animal Kingdom

Oltremodo curioso è anche “The Animal Kingdom”, opera seconda di Thomas Cailley realizzata a nove anni di distanza dall’esordio con “The Fighters”.

Scelto come film d’apertura della sezione Un certain regard del Festival di Cannes 2023 e forte di ben dodici nomination ottenute ai premi César, il film parla di un padre e di un figlio che cercano di continuare la loro vita in un mondo in cui alcuni umani hanno iniziato a mutare con altre specie animali. Molto presto, come sua madre, anche il ragazzo inizia a mostrare segni di una trasformazione che lo cambierà per sempre.

Mescolando un percorso di formazione con riflessioni inerenti alla simbologia umana, Cailley firma un lungometraggio di grande umanità, che ragiona sui rapporti famigliari e sulla necessità di avere attorno persone che credano in noi e che ci diano il giusto affetto.

Il regista francese parla attraverso metafore e allegorie in questa pellicola che parte fortissimo con una serie di scene che ci immergono immediatamente in un mondo in cui le trasformazioni animali sono all’ordine del giorno e hanno toccato direttamente anche i due protagonisti della pellicola.

Alcune svolte narrative sono prevedibili e il film sa un po’ di già visto, ma il ritmo rimane alto fino alla fine e ci sono un paio di sequenze (una notturna in automobile, in primis) capaci di toccare corde profondissime e di (di)mostrare come questo lungometraggio sia anche, e forse soprattutto, un prodotto emozionante e, a tratti, persino commovente.

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