Cinema

“El paraíso”, un complicato rapporto madre-figlio in un film che non lascia indifferenti

Tra le novità in sala il lungometraggio di Enrico Maria Artale con protagonista Edoardo Pesce

di Andrea Chimento

3' di lettura

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È stata una delle sorprese della sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia 2023 e ora arriva finalmente nelle nostre sale: si tratta di “El paraíso”, opera seconda di Enrico Maria Artale, regista che aveva esordito nel 2013 con “Il terzo tempo”.

Protagonista è Edoardo Pesce nei panni di Julio, un uomo di quasi quarant’anni che vive ancora con la madre, una donna colombiana dalla personalità trascinante.

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I due condividono praticamente tutto: una casetta sul fiume carica di ricordi, i pochi soldi guadagnati lavorando per uno spacciatore della zona, la passione per le serate di salsa e merengue. Un’esistenza ai margini vissuta con amore, al tempo stesso simbiotica e opprimente, il cui equilibro precario rischia di andare in crisi con l’arrivo di Ines, una giovane colombiana, a sua volta coinvolta nel mercato del narcotraffico.

«Questo film è una storia d’amore tra una madre e un figlio, una tragedia colorata che affonda i propri eroi nelle sfumature cangianti dei loro umori più intimi, nella delicatezza e nella violenza»: con queste parole Enrico Maria Artale ha accompagnato il suo lavoro a Venezia, mettendo al centro proprio la relazione complicata tra i due protagonisti, divisa tra affetti e sofferenza, complicità e gelosia.

Il conflitto porterà il figlio a una scelta estrema, con l’intento di andare per la prima volta nella sua terra d’origine, cercando quella sorta di “paradiso perduto”, di cui la madre gli ha spesso raccontato.

Artale firma una pellicola sentita e personale, una sorta di racconto di formazione di un quarantenne che fatica a staccarsi da una figura materna tanto protettiva quanto soggiogante nei suoi confronti.

“El paraíso” e gli altri film della settimana

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Ottimi attori

La forza dell’incisivo copione alla base della pellicola regala molto alla riuscita scrittura dei due personaggi principali, costruiti in maniera intensa e realistica, oltreché valorizzati dalle ottime prove di Edoardo Pesce e Margarita Rosa de Francisco. Non a caso l’attrice colombiana classe 1965 ha vinto a Venezia il premio per la miglior interpretazione femminile della sezione Orizzonti, ma il film si è anche meritato il titolo per la miglior sceneggiatura.

Peccato solo che “El paraíso” vada un po’ in calando con l’approssimarsi della conclusione e che manchino grandi guizzi registici da ricordare: lo stile di Artale è preciso e privo di evidenti sbavature, ma allo stesso tempo non rischia molto e non lascia nella mente dello spettatore molte sequenze capaci di rimanere impresse al termine dei titoli di coda.

Dopo “Il terzo tempo”, si conferma però la buona mano del regista in fase di sceneggiatura e un talento tangibile che può ancora migliorare con i prossimi progetti.

Noir Casablanca

Mentre tra le novità in sala di questa settimana delude “Kinds of Kindness” di Yorgos Lanthimos, visto in concorso al Festival di Cannes, una piccola sorpresa arriva da un’opera prima: “Noir Casablanca” di Kamal Lazraq.

Nato a Casablanca nel 1984, Lazraq è arrivato al lungometraggio dopo aver diretto alcuni corti e ha scelto di raccontare la sua città natale.

Al centro della trama c’è Hassan, un piccolo trafficante della periferia di Casablanca, al servizio del capo del clan locale. Quando gli viene dato l’incarico di rapire un uomo coinvolge il figlio Issam: all’inizio sembra andare tutto per il verso giusto, ma ben presto padre e figlio si ritrovano intrappolati in una lunga notte da incubo.

Premiato nella sezione Un certain regard del Festival di Cannes 2023, “Noir Casablanca” (il titolo originale è “Les meutes”) è un film che sa molto di già visto nella sua struttura narrativa, ma che riesce comunque a risultare vibrante e coinvolgente grazie al ritmo della regia e del montaggio.

Lazrag non sembra un esordiente e la sua messinscena è senza dubbio matura, nonostante non brilli per originalità. I 94 minuti volano via rapidamente e si rimane incollati alla poltrona fino al termine di un prodotto imperfetto ma appassionante, anche grazie alle belle scelte di fotografia e a un cast nel complesso in ottima forma.

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