“The Holdovers”, una grande riflessione dolceamara sull’esistenza
Protagonista assoluto del weekend in sala il nuovo film di Alexander Payne con Paul Giamatti. Tra le novità anche “Yannick”
di Andrea Chimento
3' di lettura
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Dai Golden Globe alle sale italiane: dopo aver vinto due statuette durante la cerimonia del 7 gennaio, arriva nei nostri cinema “The Holdovers”, il nuovo film di Alexander Payne che ha visto trionfare Paul Giamatti come miglior attore protagonista nel gruppo commedie e musical e Da’Vine Joy Randolph come miglior attrice non protagonista.
Giamatti veste i panni di un bisbetico e poco amato professore di un liceo privato del New England. È il Natale del 1970 e l’uomo, senza una famiglia e un luogo dove trascorre le festività, rimane a scuola durante le vacanze come supervisore degli studenti che ancora non hanno potuto far ritorno nelle loro case.
Dopo qualche giorno, soltanto uno studente rimane nell’istituto e non sarà semplice per i due convivere durante il periodo delle feste. Sei anni dopo il deludente “Downsizing”, Alexander Payne torna dietro la macchina da presa e raggiunge i buonissimi livelli di diversi suoi film precedenti, come “Election”, “A proposito di Schmidt” e “Nebraska”.
Se il soggetto di partenza può apparire banale, vista la classica situazione di un rapporto maestro-allievo che finiranno per scambiarsi i ruoli e aiutarsi a crescere, lo sviluppo del copione è invece ricco di scelte particolarmente brillanti e di piccole sequenze capaci di toccare corde profondissime: ne è un esempio il momento in cui la capocuoca, Mary, regala i vestitini del figlio da neonato alla sorella prossima al parto.
È una pellicola allo stesso tempo semplice e profonda “The Holdovers”, un film capace di scaldare il cuore senza mai scadere nelle tante trappole retoriche che si trovano lungo il percorso.








