“Perfect Days”, la poesia delle piccole cose secondo Wim Wenders
Al cinema il nuovo lungometraggio del regista tedesco e “Il ragazzo e l’airone” di Hayao Miyazaki
di Andrea Chimento
2' di lettura
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Settimana di grandi novità nelle sale italiane: dopo la presentazione al Festival di Cannes dello scorso anno, arriva nei nostri cinema “Perfect Days”, il nuovo lungometraggio di Wim Wenders con protagonista Koji Yakusho.
L’attore giapponese interpreta Hirayama, un uomo umile che lavora come addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo. Oltre alla sua routine lavorativa, Hirayama riesce a coltivare ogni giorno le sue passioni: dalla musica alla letteratura, passando per l’osservazione della natura. Tramite le sue fotografie, le sue letture e i suoi ascolti, vengono rivelati la sua storia e il suo passato.
Da sempre grande amante del cinema giapponese, Wim Wenders aveva realizzato nel 1985 un vero e proprio omaggio in tal senso con “Tokyo-Ga”, documentario dedicato allo straordinario regista nipponico Yasujiro Ozu, autore di capolavori come “Tarda primavera” del 1949 e “Viaggio a Tokyo” del 1953.Lo spirito di Ozu si sente moltissimo anche in questa pellicola, attraverso lo stile di Wenders che richiama quelle scelte di inquadrature e quello stile minimalista tipici dell’autore giapponese.Grazie a una delicatezza narrativa e registica invidiabile, il regista tedesco tocca corde profondissime in maniera semplice e spontanea, senza dover mai far riferimento alla retorica o a possibili scelte di comodo per poter emozionare.
Un attore straordinario
Il messaggio di Wenders con questo film è molto chiaro: trovare la bellezza e la poesia della vita nelle piccole cose e nei piccoli gesti quotidiani, anche e soprattutto grazie all’aiuto dell’arte.Il regista tedesco negli ultimi anni si è distinto soprattutto come documentarista, mentre i suoi ultimi lavori di finzione – da “Ritorno alla vita” a “Submergence” – erano purtroppo totalmente da dimenticare.Con “Perfect Days”, Wenders ha ritrovato invece il tocco dei tempi migliori, o quasi: nonostante qualche ridondanza, il film cresce alla distanza e raggiunge i suoi vertici con una notevolissima sequenza finale.
Scelto dal Giappone come suo rappresentante agli Oscar di quest’anno, è una pellicola piccola solo in apparenza. Tra i suoi pregi, da segnalare la straordinaria prova di Yakusho, meritatamente premiato a Cannes con il riconoscimento per la miglior interpretazione maschile.
Il ragazzo e l’airone
Rimaniamo in Giappone per l’uscita di uno dei film più attesi degli ultimi anni: “Il ragazzo e l’airone” di Hayao Miyazaki,A circa dieci anni di distanza dal precedente “Si alza il vento”, il grande autore nipponico è tornato a firmare una pellicola di grandissima forza esistenziale e filosofica.Protagonista è un ragazzino che perde la madre durante la Seconda guerra mondiale. Si trasferisce così in una nuova casa, dove l’incontro con un airone lo trasporterà in un mondo incantato e inquietante.Seppur alla base ci siano delle ispirazioni filosofiche presenti nel libro del 1937 “E voi come vivrete?” di Genzaburo Yoshino, c’è davvero tutto Miyazaki in quest’opera testamentaria che mette in campo tutte le ossessioni del regista de “Il mio vicino Totoro” e “La città incantata”: dalla riflessione ambientalista al tema del volo, passando per le relazioni tra diverse generazioni, “Il ragazzo e l’airone” è una summa della poetica del suo autore.Commovente e forte di sequenze visivamente splendide, questo nuovo (capo)lavoro animato di Miyazaki è uno di quei film da mandare a memoria, perfetto per essere visto più volte e capace di far nascere numerose interpretazioni.








