Politica monetaria

La Fed lascia i tassi invariati fra il 3,50% e il 3,75%. Powell: resto nel board

La decisione è stata presa con 8 voti a favore e 4 contrari, il dissenso più elevato da ottobre 1992, subito dopo la crisi di lira e sterlina

di Riccardo Sorrentino

Il presidente della Federal Reserve statunitense Jerome Powell. REUTERS/Kevin Lamarque/Foto d'archivio REUTERS

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Tassi fermi, e un consiglio diviso. La Federal reserve ha mantenuto il corridoio dei Fed Funds Rates al 3,5-3,75%, con il voto contrario di Stephen I. Miran, vicino al presidente Donald Trump che, come nelle precedenti occasioni, avrebbe preferito un taglio di 0,25 punti base. In questa occasione, però, la decisione ha incontrato anche il «no» di altri tre componenti del Comitato di politica monetaria, il Fomc (Federal Open Market Committee).

Tre «falchi» nel Fomc

Beth M. Hammack (Fed di Cleveland), Neel Kashkari (Minneapolis), e Lorie K. Logan (Dallas) erano d’accordo nel mantenere i tassi al livello attuale, ma chiedevano un passo in più: «Non hanno ritenuto opportuno inserire, per il momento, nella dichiarazione un’indicazione orientata a un allentamento della politica monetaria». Quasi invariato rispetto a marzo - a parte un riferimento più esplicito alla «elevata incertezza» per gli eventi in Medio Oriente e all’«alta inflazione» - il comunicato di ieri continuava a indicare che nel valutare «ulteriori aggiustamenti» il Comitato «esaminerà con attenzione i dati in arrivo, l’evoluzione delle prospettive e il bilanciamento dei rischi». Quell’«ulteriori», dopo una lunga fase di tagli interrotta a dicembre, lascia aperta la porta a ulteriori riduzioni del costo del credito: un messaggio che i tre componenti del Fomc volevano evitare.

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Powell resta nel Comitato di politica monetaria

Il presidente Jerome Powell chiude quindi il mandato con un livello di «no» mai registrato dal 6 ottobre 1992, subito dopo la crisi della lira e della sterlina: era la sua ultima riunione come presidente ed è arrivato anche il via libera del Senato per il successore Kevin Warsh, al quale Powell ha fatto gli auguri. Il presidente uscente, il cui mandato da governatore scade nel 31 gennaio 2028, resterà però nel Fomc, «con un profilo basso», fino a quando non sarà conclusa l’inchiesta sulla ricostruzione della sede: la procuratrice del District of Columbia ha chiuso le indagini senza incriminazioni ma «non esiterà» a riaprirle ci fossero segnalazioni dell’Ispettore generale. La prassi finora seguita prevedeva che il presidente rassegnasse a fine mandato anche le dimissioni come componente del Fomc.

Indipendenza «a rischio»

Powell ha detto chiaramente che l’indipendenza della Fed «è a rischio»: « Penso che questi attacchi legali stiano mettendo sotto pressione l’istituzione. Siamo costretti a ricorrere ai tribunali per far valere i nostri diritti. Non è tanto una questione di indipendenza in sé: si tratta della capacità di fare politica monetaria senza considerazioni politiche». «La questione non è chiusa. Nulla di tutto questo è concluso», ha aggiunto. la decisione di restare nel Fomc è legata anche a questa situazione: «Resterò fino a quando non riterrò appropriato lasciare. È questo, in sostanza, ciò che guida la mia scelta. Non punto a diventare una voce critica di primo piano o qualcosa del genere. Mi interessa piuttosto vedere che la situazione si rassereni e che si torni a un modello più tradizionale: lavorare con le persone in carica, costruire consenso e rispettarlo. È questo che mi auguro».

«Nessuna fretta di prendere decisioni»

Sulla scelta odierna «non c’era nessuna fretta di prendere decisioni», ha commentato Powell riferendosi anche al cambiamento del linguaggio chiesto dai tre contrari: «La politica monetaria è ben posizionata per consentirci di attendere e valutare gli sviluppi. Siamo all’estremo superiore del livello neutrale, o forse in territorio leggermente restrittivo».

Il precedente del 1992: la crisi di lira e sterlina

La riunione del 6 ottobre 1992 seguiva di pochi giorni la crisi della lira, con la svalutazione del 13 settembre e la crisi della sterlina con il black wednesday del 16 settembre: sotto la presidenza di Alan Greenspan, il Fomc decise di non allentare la politica monetaria - allora uno degli strumenti erano le riserve bancarie e uno degli obiettivi la crescita dell’offerta di denaro (M2 e M3) - ma di continuare a segnalare un orientamento in questa direzione, come era già avvenuto in agosto, senza escludere interventi tra una riunione e l’altra. Due componenti del comitato, Jerry Jordan (Fed di Cleveland) e Lawrence Lindsey (componente del board) avrebbero preferito una decisione immediata sulle riserve per contrastare l’incertezza della situazione economica, mentre John LaWare (board) e Thomas Melzer (St. Louis), al contrario, volevano un comunicato più simmetrico rispetto alle mosse successive di fronte alla volatilità del cambio del dollaro, piuttosto debole e comunque molto volatile.

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