Pirro ha precisato che il suo ufficio sta archiviando l’inchiesta, formalmente aperta su una testimonianza resa da Powell al Congresso, in merito ai costi dei lavori di ristrutturazione di edifici storici della Fed a Washington. Un’inchiesta molto controversa, tanto che un giudice federale aveva stabilito che ingiunzioni a comparire davanti al Gran Giurì, notificate alla Fed nel mese di gennaio, erano improprie, affermando oltretutto che erano «essenzialmente nulle» le prove di fatti penalmente rilevanti. Pirro non ha tuttavia escluso di riaprire le indagini in futuro, anzi di essere pronta a farlo immediatamente «se le condizioni lo richiederanno».
Pirro ha indicato che resta aperta una verifica dell’Ufficio dell’ispettore generale della Fed, l’organismo interno di sorveglianza, dal quale si aspetta un «rapporto completo» che consenta di risolvere «una volta per tutte le questioni». L’Ufficio da luglio scorso sta analizzando indipendentemente il problema dei costi di ristrutturazione. E la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, per cercare di minimizzare la retromarcia di Trump, ha fatto riferimento all’attività dell’ispettore nel sostenere che «continua» l’impegno dell’amministrazione a far luce sulle attività dei vertici Fed e di Powell. «Il caso non è necessariamente abbandonato, solo spostato all’Ispettore generale. Resta un priorità del presidente e l’indagine continua». L’ispettore generale non ha tuttavia poteri per decidere incriminazioni.
L’inchiesta penale a carico di Powell ora fermata era stata aperta dopo ripetuti, violenti attacchi personali lanciati da Donald Trump. Da parte democratica e anche da settori repubblicani era stata chiesta la fine dell’indagine, prima di procedere alla conferma della nomina di Warsh come nuovo presidente della Banca Centrale.
Ancora durante una recente audizione di Warsh alla Commissione bancaria del Senato, preliminare a un eventuale voto, il repubblicano Thom Tillis aveva confermato che avrebbe bloccato la nomination se prima non fossero state cancellate le accuse a Powell, definite pretestuose e inappropriate. Senza il sostegno di Tillis i repubblicani non hanno la maggioranza in Commissione per dare il via libera alla nomina di Warsh.
Resta ora da vedere se la mossa, con le sue ambiguità, basterà davvero a sbloccare rapidamente la nomination di Warsh. Tillis, che aveva chiesto finora anche totale trasparenza sulla vicenda e non solo una fine ufficiale delle indagini, per ora non ha scoperto le sue carte. E dall’opposizione democratica la senatrice Elizabeth Warren ha affermato che la decisioni non rassicura. «Chiunque creda che la trama di Donald Trump per prendere il controllo della Fed sia conclusa si sbaglia di grosso», ha dichiarato.