Medio Oriente

Hamas: «Pronti a trasferire il potere al Comitato palestinese»

Il valico di Rafah deve però «essere aperto con totale libertà di uscita ed entrata nella Striscia di Gaza, senza ostacoli israeliani»

di Giulia Riva

Bambini palestinesi camminano tra le macerie degli edifici residenziali distrutti durante la guerra, nella città di Gaza, il 28 gennaio 2026. REUTERS/Mahmoud Issa      TPX IMMAGINI DEL GIORNO

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Hamas è pronta a trasferire la governance di Gaza al Comitato tecnico palestinese, guidato da Ali Shaath e che opererà sotto la supervisione del Board of Peace. Lo ha dichiarato il portavoce del movimento islamista palestinese, Hazem Qassem, all’Afp, insistendo sulla necessità di una riapertura del valico di Rafah senza restrizioni. «I protocolli sono stati preparati, i fascicoli completati e sono stati istituiti comitati incaricati di supervisionare il passaggio di consegne, garantendo il trasferimento completo della governance nella Striscia di Gaza in tutti i settori al Comitato tecnico», ha dichiarato il portavoce. Qassem ha poi aggiunto che il valico di Rafah, che collega Gaza con l’Egitto, «deve essere aperto in entrambe le direzioni, con totale libertà di uscita ed entrata nella Striscia di Gaza, senza ostacoli israeliani di alcun tipo».

Ue: «Pronti a collaborare con Usa a Board of Peace»

Una dichiarazione che arriva dopo che anche l’Unione europea si è mostrata incline a riconoscere un ruolo al nuovo Consiglio inventato da Trump. «Abbiamo una serie di domande in merito ad alcuni elementi della Carta, in particolare il suo ambito di applicazione, la sua governance e la sua compatibilità con la Carta delle Nazioni Unite. E siamo disposti a collaborare con gli Stati Uniti per attuare il piano di pace per Gaza, con un Board of Peace che avrebbe la missione di organismo transitorio in relazione alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in merito».

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Lo ha dichiarato il portavoce della Commissione europea Anouar El Anouni durante il briefing quotidiano alla stampa. «Vorremmo collaborare con gli Stati Uniti per valutare come raggiungere congiuntamente questo obiettivo», ha aggiunto.

Sono 27 i Paesi che hanno accettato finora l’invito di Trump ad unirsi al Board of Peace che mira a risolvere la situazione a Gaza. El Salvador - l’ultimo ad annunciare la propria adesione - si unirà quindi ad Argentina, Albania, Armenia, Azerbaigian, Bahrein, Bielorussia, Bulgaria, Cambogia, Egitto, Ungheria, Indonesia, Israele, Giordania, Kazakistan, Kosovo, Marocco, Mongolia, Pakistan, Paraguay, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan e Vietnam, sotto la guida degli Stati Uniti. Il Messico ha fatto sapere di essere stato invitato ufficialmente, ma sta valutando l’opportunità della cosa.

La presidente Claudia Sheinbaum ha annunciato che la proposta è sotto analisi del Ministero degli Esteri, poiché l’adesione deve essere compatibile con i principi storici della politica estera nazionale, in primis l’autodeterminazione dei popoli e il riconoscimento dello Stato palestinese. «Non è una decisione personale», ha detto la titolare dell’esecutivo, sottolineando che il Paese riconosce sia Israele che la Palestina e non può ignorare questo equilibrio diplomatico. La risposta ufficiale arriverà in settimana.

La Croazia per il momento declina l’invito. Lo ha dichiarato oggi il premier, Andrej Plenković, precisando di aver parlato brevemente della questione con il presidente della Repubblica, Zoran Milanović, con il quale, in base alla Costituzione, definisce le linee della politica estera del Paese. «Posso dire che la posizione del governo, dopo un’analisi approfondita, e della maggioranza parlamentare è che, in questa fase, la Croazia non intende aderire al Comitato per la pace per una serie di motivi» ha detto Plenković. Secondo il presidente croato Milanović, il Board of Peace «possiede un fondamento legale - la risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza che in un articolo in modo dettagliato definisce il contenuto e la struttura di questo progetto - e coloro che ora si lamentano che è al di fuori del sistema delle Nazioni Unite, non hanno ragione», ma «tutt’altra è la questione se si tratti di una cosa buona».

Il presidente turco, che ha già aderito al Board, ha sentito Trump. Nel colloquio - fa sapere Ankara - Erdogan si è detto convinto che «Porre fine alla catastrofe umanitaria a Gaza e ricostruire Gaza aprirà la strada a una pace duratura nella nostra regione».

Netanyahu e le accuse a Biden

Nel giorno dei funerali per l’ultimo ostaggio israeliano del 7 ottobre 2023 - il poliziotto 24enne Ran Gvili- Da Washington i consiglieri dell’ex presidente americano Joe Biden rispondono alle dichiarazioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu, secondo cui soldati israeliani sarebbero stati uccisi nella Striscia di Gaza a causa di un embargo Usa che avrebbe fatto esaurire le scorte di munizioni in Israele. «Gli eroi sono caduti» perché non avevano le munizioni di cui avevano bisogno, ha accusato il primo ministro israeliano, aggiungendo che «parte di quella mancanza di munizioni era dovuta all’embargo».

«La dichiarazione di Netanyahu è categoricamente falsa» - ha detto ad Axios il consigliere di Biden per il Medio Oriente, Brett McGurk - «Biden ha lasciato l’incarico con un cessate il fuoco a Gaza e il ritorno degli ostaggi, un cessate il fuoco in Libano con la sconfitta di Hezbollah, l’Iran nella sua posizione più debole dal 1979 dopo due attacchi missilistici falliti grazie al dispiegamento delle forze militari statunitensi e una risposta coordinata che ha distrutto le difese aeree iraniane.

Il suo impegno per la sicurezza di Israele, che comprendeva l’assistenza militare statunitense, è stato incrollabile durante tutta la crisi». Gli ha fatto eco - via social - un altro consigliere dell’ex presidente Usa, Amos Hochstein.

«Dopo oltre 20 miliardi di dollari di supporto militare, il più grande nella storia di Israele, due portaerei sono arrivate nella regione, scongiurando una massiccia guerra regionale, respingendo un attacco missilistico e con droni iraniano, difendendo Israele nei momenti di maggiore vulnerabilità», ha scritto su X. «Dopo aver SALVATO innumerevoli vite di israeliani, l’unica risposta accettabile al Presidente degli Stati Uniti Biden e al popolo americano è GRAZIE», ha concluso Hochstein.

Teheran impicca una spia del Mossad

Da Teheran intanto arriva la notizia che un uomo, arrestato nell’aprile 2025 con l’accusa di spionaggio per conto dei servizi segreti israeliani, è stato giustiziato. «Hamidreza Sabet Esmailpour, condannato per aver passato informazioni a un agente del Mossad, è stato impiccato all’alba», ha riferito l’agenzia di stampa Mizan, che fa capo alla magistratura. Si riaccende così il timore - espresso da diversi gruppi per i diritti umani - che anche i manifestanti arrestati durante l’ondata di proteste di questo mese possano essere. giustiziati. Dodici persone erano state impiccate con accuse simili in seguito alla guerra di 12 giorni tra Israele e l’Iran a giugno, denunciano queste associazioni.

La situazione a Gaza e la riapertura del valico di Rafah

Gaza, dopo l’ennesima notte al gelo, attende indicazioni sulla riapertura del valico di Rafah, che accadrà «all’inizio della prossima settimana» scrive Al Arabiya su X. Chiunque voglia entrare o uscire dalla Striscia di Gaza dovrà ottenere un permesso dall’Egitto, il quale invierà i nomi allo Shin Bet per l’approvazione, fa sapere l’esercito israeliano. Sarà la prima volta in quasi due anni che il valico sarà aperto al passaggio delle persone verso la Striscia di Gaza.

Gaza, camion carichi di aiuti umanitari entrano nella Striscia dal valico di Rafah

«Da quando è stato raggiunto il cessate il fuoco all’inizio di ottobre, sono stati segnalati più di 100 bambini uccisi» nella Striscia di Gaza, dove «nonostante i progressi compiuti in materia di sicurezza alimentare, 100.000 bambini continuano a soffrire di malnutrizione acuta e necessitano di cure a lungo termine». Lo ha detto il vice direttore generale dell’Unicef, Ted Chaiban, al suo rientro da una missione a Gaza e in Cisgiordania con il vice direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale (Pam), Carl Skau.

«Un milione e 300mila persone, molte delle quali bambini, hanno urgente bisogno di un riparo adeguato» ha sottolineato il vice direttore dell’Unicef, ricordando che «le famiglie vivono in tende e edifici bombardati, esposti a forti piogge, venti violenti e temperature gelide».

Gaza, scene di "vita quotidiana" fra tendopoli e macerie ovunque

«Ho incontrato genitori che bruciavano pezzi di plastica e legno per riscaldare i propri figli. Purtroppo, dall’inizio dell’inverno abbiamo ricevuto segnalazioni di almeno 10 bambini morti per ipotermia. La situazione è ancora estremamente precaria e la sopravvivenza è a rischio», ha testimoniato Chaiban in seguito alla visita nella Striscia.

Le autorità della Striscia di Gaza, controllate da Hamas, hanno portato a 492 morti il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani condotti dopo il 10 ottobre, data dell’entrata in vigore del cessate il fuoco. In un comunicato del ministero della Sanità di parla anche di 1356 feriti. Col il nuovo bilancio sale a 71.667 il numero dei morti a Gaza dall’inizio dell’offensiva israeliana dopo gli attacchi in Israele del 7 ottobre 2023, mentre oltre 170mila persone sono state feriti.

M.O., Netanyahu: lo Stato palestinese a Gaza non si realizzerà

In merito alla Striscia, Netanyahu è tornato a ribadire l’assoluta ostilità al riconoscimento di uno Stato palestinese. «Ho sentito dire che permetterò la creazione di uno Stato palestinese a Gaza, ma questo non è accaduto e non accadrà», ha dichiarato Netanyahu durante una conferenza stampa a Gerusalemme.

«L’ultima cosa»di cui Israele ha bisogno in questo momento è tenere elezioni, ha poi chiarito Netanyahu rispondendo a una domanda sul fatto che il prossimo voto nazionale si tenga come previsto. A chi gli ha chiesto se le elezioni si terranno secondo il calendario, Netanyahu ha risposto: «Questa è sia la mia aspirazione sia la mia speranza. E penso che tutti sappiano in quale situazione sensibile e insolita ci troviamo. L’ultima cosa di cui Israele ha bisogno in questa situazione è un’elezione».

Netanyahu al funerale dell’ultimo ostaggio: un nuovo insediamento a suo nome

Durante la cerimonia funebre per Ran Gvili, l’ultimo ostaggio tornato in Israele, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ricordato che il sergente salvò molte vite il 7 ottobre 2023 prima di essere ucciso da Hamas. «Ha difeso il kibbutz Alumim e ucciso 14 terroristi. La sua lotta esemplare fino all’ultimo proiettile sarà ricordata per generazioni», ha affermato il premier. Netanyahu ha poi dichiarato che il suo governo promuoverà la creazione di un nuovo insediamento nel Negev - regione meridionale di Israele, ndr - che commemori il giovane: «L’insediamento di ’Renanim’, a est di Be’er Sheva», ha annunciato.

Israele saluta l'ultimo ostaggio, a Tel Aviv una grande cerimonia

Shekel israeliano ai massimi degli ultimi 30 anni rispetto al dollaro

Mercoledì 28 gennaio 2026 lo shekel ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 30 anni rispetto al dollaro, ‍poiché la valuta israeliana continua a essere sostenuta da un dollaro debole a livello globale e da un contesto geopolitico in miglioramento che ‍sta contribuendo alla ripresa economica del dopoguerra. Nel 2026 lo shekel ha guadagnato circa il 3% rispetto al dollaro e il 18% negli ultimi 12 mesi.

Sfratti forzati a Gerusalemme Est pro coloni

A Silwan, a Gerusalemme Est, a sud della moschea di Al-Aqsa, Kayed Rajabi e i suoi vicini hanno ricevuto ordini di sfratto a favore di un’organizzazione di coloni israeliani che ha già preso il controllo di parti del distretto palestinese.

La casa di Rajabi è circondata da edifici che hanno issato grandi bandiere israeliane, segno che sono di proprietà di coloni che, a suo dire, hanno iniziato ad acquistare case nel 2004 e che ora hanno ottenuto ‍circa 40 edifici a Silwan, molti dei quali tramite sfratti forzati.

Il gruppo di coloni dello Yeshiva Ateret Cohanim- un’istituzione educativa ebraica che si basa sullo studio dei testi - si era offerto di comprare la sua casa e quella di altri palestinesi, ha detto, ma la maggior parte di loro ha rifiutato.

Rajabi ha raccontato all’agenzia Reuters di essere tra le 32 famiglie del quartiere a cui è stato ordinato di andarsene; a lui e ai suoi fratelli è stato concesso tempo fino alla fine del Ramadan - a metà marzo - per andarsene in base a un ordine della Corte Suprema israeliana da lui mostrato alla Reuters. «Vogliono costringermi a lasciare la casa in cui sono nato, dove i miei occhi si sono aperti per la prima volta alla vita», ha detto Rajabi, spiegando che la sua famiglia vive lì dal 1967 e aveva acquistato il terreno ‍da un ufficiale giordano.

Daniel Luria, direttore esecutivo di Ateret Cohanim, ha definito i palestinesi di Silwan «occupanti abusivi illegali», affermando che la terra era di proprietà di ebrei yemeniti prima del 1929 e che tornare indietro equivarrebbe a porre rimedio a un’ingiustizia storica. Kayed Rajabi nega che questo sia vero. La Corte Suprema, interpellata da Reuters in merito, non ha rilasciato dichiarazioni.

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