Cassazione

Ex capo Ior Caloia, sì al riconoscimento in Italia della condanna dei giudici vaticani

Secondo l’ex vertice della banca era il frutto di procedimenti non in linea con le garanzie del giusto processo. Per la Cassazione i giudici d’Oltretevere sono stati indipendenti e imparziali

di Patrizia Maciocchi

ANSA/LUCA ZENNARO ANSA

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Il sistema giudiziario del Vaticano è imparziale e indipendente. Rispetta i criteri del giusto processo fissati dalla Convenzione europea dei diritti dell'Uomo. E i magistrati, anche se nominati dal Pontefice sono soggetti soltanto alla legge.

La Cassazione dà così il via libera al riconoscimento in Italia, agli effetti civili, della sentenza con la quale, nel 2023, la Cassazione dello Stato Vaticano ha confermato la condanna, inflitta dalla Corte d'Appello d'Oltretevere, all'ex presidente dell'Istituto per le opere di religioneAngelo Caloia, classe 1939, a otto anni e sei mesi di reclusione e 12.500 euro di multa per riciclaggio e peculato, con obbligo di risarcimento.

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La prima condanna per reati finanziari

Nel 2021 era invece arrivata la condanna di primo grado, quandoper la prima volta la Santa Sede aveva stabilito una pena al capo dello Ior, la cosiddetta «Banca vaticana», per un reato finanziario all'interno delle mura.

Caloia, è stato successore di monsignor Paul Marcinkus alla guida dello Ior, che ha presieduto per vent'anni dal 1989 al 2009.

La vicenda

La vicenda finita all'attenzione dei giudici riguarda la vendita di 29 immobilidi proprietà della Banca vaticana e della società controllata Sgir (Società per gestioni di immobili Roma). Secondo l'accusa, nella dismissione gli imputati avevano disperso somme di denaro per un ammontare di oltre 57 milioni di euro, delle quali si erano appropriati in misura pari a 16 milioni.

In primo grado il Tribunale, pur ritenendo che l'ammontare delle somme dissipate fosse pari a 31 milioni, aveva stabilito pene nei confronti degli imputati comprese tra 8 anni e 11 mesi di reclusione e 12,5 milioni di euro di multa (a carico di Caloia e dell'avvocato Liuzzo), e di 5 anni e 2 mesi di reclusione e 8 mila euro di multa nei confronti di Lamberto Liuzzo, oltre che alla confisca di 16,8 milioni di euro e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili.

Ora la Suprema corte respinge il ricorso dell'ex vertice dello Ior, secondo il quale la sua condanna non poteva essere riconosciuta, ai fini civili, in Italia, perchè il processo al quale era stato sottoposto non poteva essere considerato equo e in linea con l'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'Uomo.

Nessuna interferenza o parzialità

La Suprema corte chiarisce innanzitutto che le condotte contestate a Caloia hanno rilevanza penale sia nell'ordinamento interno sia in quello dello Stato vaticano.La cui magistratura, benché nominata motu proprio dal Papa, risponde solo alla legge e si muove in un sistema giudiziario che offre garanzie procedurali adeguate.

Per la Suprema corte restano indimostrate le interferenze e la scarsa imparzialità dei magistrati vaticani, laici come ecclesiastici. Al contrario, i giudici di legittimità valorizzano le diverse accuse nei confronti del ricorrente fatte cadere nel corso dei processi e le garanzie procedurali assicurate, a iniziare dalla possibilità di recuperare un appello tardivo.

Escluso che le“toghe” d'Oltretevere subiscano interferenze dagli alti poteri dello Stato Vaticano, è confermata la correttezza del loro operato. Nello specifico la Cassazione ricorda che il reato presupposto andava individuato in quello di appropriazione indebita. E che la condotta di riciclaggio e autoriciclaggio sarebbe configurabile anche in ragione dell'acquisto di valuta estera e di titoli da parte di Caloia.

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