Ex capo Ior Caloia, sì al riconoscimento in Italia della condanna dei giudici vaticani
Secondo l’ex vertice della banca era il frutto di procedimenti non in linea con le garanzie del giusto processo. Per la Cassazione i giudici d’Oltretevere sono stati indipendenti e imparziali
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Il sistema giudiziario del Vaticano è imparziale e indipendente. Rispetta i criteri del giusto processo fissati dalla Convenzione europea dei diritti dell'Uomo. E i magistrati, anche se nominati dal Pontefice sono soggetti soltanto alla legge.
La Cassazione dà così il via libera al riconoscimento in Italia, agli effetti civili, della sentenza con la quale, nel 2023, la Cassazione dello Stato Vaticano ha confermato la condanna, inflitta dalla Corte d'Appello d'Oltretevere, all'ex presidente dell'Istituto per le opere di religioneAngelo Caloia, classe 1939, a otto anni e sei mesi di reclusione e 12.500 euro di multa per riciclaggio e peculato, con obbligo di risarcimento.
La prima condanna per reati finanziari
Nel 2021 era invece arrivata la condanna di primo grado, quandoper la prima volta la Santa Sede aveva stabilito una pena al capo dello Ior, la cosiddetta «Banca vaticana», per un reato finanziario all'interno delle mura.
Caloia, è stato successore di monsignor Paul Marcinkus alla guida dello Ior, che ha presieduto per vent'anni dal 1989 al 2009.
La vicenda
La vicenda finita all'attenzione dei giudici riguarda la vendita di 29 immobilidi proprietà della Banca vaticana e della società controllata Sgir (Società per gestioni di immobili Roma). Secondo l'accusa, nella dismissione gli imputati avevano disperso somme di denaro per un ammontare di oltre 57 milioni di euro, delle quali si erano appropriati in misura pari a 16 milioni.







