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Eventi globali, Filmmaster cresce e accelera su estero e innovazione

I ricevi della società leader nelle cerimonie degli eventi provengono per l’80% da oltreconfine. Il ceo Abete: «La nostra è un’industria che richiede competenze e investimenti»Milano Cortina 2026, per le cerimonie Balich, Filmmaster e Casta Diva

di Andrea Biondi

Un momento della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, realizzata da Filmmaster all’Arena di Verona

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Per qualche minuto il mondo guarda lo stesso palco. Una fiamma che si accende, una coreografia che attraversa lo stadio, un racconto collettivo che si materializza tra luci, musica e corpi in movimento. È il momento in cui un Paese, o un brand, decide come mostrarsi al pianeta. Ma dietro quell’istante perfetto non c’è la magia. C’è un’industria. «Non è intrattenimento soft», dice Antonio Abete, ceo di Filmmaster. «È un settore industriale complesso, che richiede competenze, tecnologia e capacità finanziarie».

Le grandi cerimonie – Olimpiadi, Expo, finali sportive internazionali – non sono spettacoli improvvisati: sono progetti giganteschi, dove centinaia di professionisti lavorano per mesi, talvolta anni, per raccontare in un unico evento una storia che parli al mondo intero.

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Filmmaster è un’azienda italiana che è diventata un big nel settore dei grandi eventi. E che ha trasformato questa arte in una competenza industriale. «Essere un’impresa italiana rappresenta senz’altro un vantaggio, soprattutto in un mercato globale, per la nostra capacità di unire senso estetico e rigore progettuale». Oggi il gruppo ha sette sedi nel mondo e circa 180 dipendenti stabili. Nei momenti di massima attività – per esempio durante le Olimpiadi – la squadra può arrivare a più di 500 persone.

Medio Oriente, Europa, nuove traiettorie in Asia e India: la mappa delle opportunità va allargandosi, insieme alle dimensioni operative di un gruppo che ha chiuso il 2025 con ricavi per 106 milioni e un Ebitda di 8,5 milioni, sostanzialmente in linea con i 100 milioni di ricavi e gli 8,2 milioni di Ebitda del 2024. Un percorso, quello di Filmmaster, che ha portato l’azienda a trasformarsi da casa di produzione pubblicitaria in piattaforma di live entertainment e grandi cerimonie, con presenza operativa distribuita tra Milano, Roma, Londra e Medio Oriente (Dubai, Riyadh e Dammam). Alle spalle ci sono 50 anni di attività che dall’advertising si è spostata, quindi, con decisione su grandi eventi e cerimonie, che valgono il 95% del fatturato di questa società che è al 100% di Ien, Italian Entertainment Network, in cui la famiglia Abete rappresenta il socio di maggioranza relativa.

In questo quadro, un dato è significativo: circa l’80% del lavoro si svolge fuori dall’Italia. «L’internazionalizzazione non è una strategia accessoria, ma è la condizione per esistere in questo mercato».

Del resto il mondo dei grandi eventi si muove ormai su una geografia precisa. Il Medio Oriente è diventato uno dei centri di gravità: Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi stanno investendo miliardi per costruire una nuova identità globale attraverso lo sport e la cultura. «La territorialità conta molto», osserva Abete che non si spinge su previsioni legate al conflitto scatenato dall’attacco di Usa e Israele all’Iran. Troppo in fieri la situazione per immaginare gli sviluppi. Una certezza, però, il ceo Filmmaster non la cela: «Avere sedi e team permanenti in questi Paesi aumenta in modo significativo le possibilità di comprendere la cultura del territorio e, quindi, di partecipare ai progetti».

Nel frattempo l’evento stesso è cambiato. Non è più solo ciò che accade davanti agli spettatori presenti. È anche – e forse soprattutto – ciò che accade sugli schermi di milioni di persone. Televisione, streaming, social: ogni spettacolo nasce pensando a una platea globale. Questo significa tecnologia. E sicurezza. Se qualcosa si interrompe durante una diretta mondiale, l’incidente diventa esponenziale. «La cybersecurity è diventata un elemento cruciale», spiega il ceo.

C’è poi un tema decisivo: gli investimenti. I grandi eventi ne richiedono di consistenti e impongono capacità finanziaria. La Borsa? «Non ci appare particolarmente adatta a un settore che necessità di muoversi con velocità e immediatezza sulle decisioni strategiche». Dall’altra parte, aggiunge Abete, «siamo comunque aperti a eventuali investitori purché siano davvero abilitanti e capaci di sostenere crescita, tecnologia e capitale circolante».

Il calendario è fitto: finale della Coppa Libertadores in Uruguay, Asian Football Cup 2027 in Arabia, progetti in Qatar, iniziative varie in Far East. Il prossimo appuntamento, dopo la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina è per domani all’Arena di Verona. Due anni di lavoro, specifica Abete, per la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi di Milano Cortina. «Il nostro lavoro è trasformare un’idea in un’esperienza memorabile. Ma senza mai perdere di vista sostenibilità e solidità industriale».

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