Calcio

Euro 2024, l’Italia di Spalletti al crash test con l’Albania

Gli azzurri sono tecnicamente più forti ma l’Albania, con un allenatore brasiliano ex vice di Mancini, sarà un avversario di tutto rispetto

di Dario Ceccarelli

Spalletti guida la panchina dell’Italia a Euro 2024

5' di lettura

5' di lettura

Eh… già, sono ancora qua, per dirla alla Vasco. Col titolo di campione in carica, l’Italia torna a questo nuovo Europeo in Germania con una strana sensazione:  quella di averle viste tutte. Di aver toccato il Paradiso finendo subito dopo all’Inferno senza essere passata per il Purgatorio.

 Dal trionfo di Wembley all’apocalisse con la Macedonia del Nord. Un lungo viaggio spericolato, per gli  azzurri, che li ha portati  dal ruolo di trionfatori a quello di  superstiti di un calcio residuale escluso per due volte consecutive dai Mondiali. Poi la fuga di Mancini, l’arrivo salvifico di Spalletti che  la sua determinazione ci ha rimesso in corsa evitandoci un’altra imperdonabile caduta. 

Loading...

Gli Azzurri partono dal test con l’Albania

E adesso, con un gruppo completamente rinnovato, e pochissimi senatori, ci ritroviamo in Germania a capire chi siamo e quanto valiamo in un Europeo che per noi - e non solo per noi - sarà crash test che non ammette alibi o mezze misure a partire già dall’esordio questo sabato a Dortmund (ore 21) con l’Albania, squadra giovane e rampante che non vede l’ora di farci  affettuosamente la festa. 

«In campo non ci  saranno 11 giocatori ma venti milioni di albanesi in tutto il mondo», osserva Igli Tare,  ex attaccante  di Valona, 30 gol segnati in serie A con Brescia Bologna e Lazio.

Gli azzurri sono tecnicamente più forti, si dice. Certo. Ma l’Albania, con un allenatore brasiliano, Sylvinho, ex vice di Mancini, che conosce benissimo il calcio italiano, sarà un avversario tostissimo. Pur essendo una nazionale giovane, solo 24esima nel ranking Uefa, ha un gruppo ben nutrito di giocatori  (10) che proviene dai nostri tornei. Oltre ad avere un’ottima difesa, l'Albania  conosce i nostri punti di forza e di debolezza.  E pur  avendo finora  perso quattro volte con gli azzurri, annusa  la possibilità di fare l’impresa storica,  di battere cioè una squadra - l’Italia - che è stata la loro di scuola di calcio. E questo è lo spirito dei loro tifosi, che di sicuro invaderanno Dortmund con le maglie e le bandiere rosse.  Probabile che più della metà dello stadio del Borussia sia occupato dai tifosi delle Aquile. Considerando che qui anche gli italiani sono numerosi sarà un bel derby anche tra le tifoserie. 

Come sta la Nazionale italiana?

Come arrivano gli azzurri a questa prima sfida? Non si capisce bene. La tensione è abbastanza palpabile e non solo  per l’incertezza di Barella e gli acciacchi vari di Fagioli e Frattesi che tengono sulle spine Spalletti, obbligandolo a rimescolamenti non previsti. C’è anche il peso delle responsabilità, l’onore  di presentarsi a questi Europei con il titolo di campioni e l’onere (non rassicurante) di uscire da una qualificazione complicata e troppo frettolosa. Spalletti lo sa: per costruire una nazionale ci vuole tempo e pazienza. Soprattutto quando il gruppo si è quasi totalmente rinnovato e non c’è un blocco consolidato, a parte quello minimo dell’Inter, a facilitargli le cose.

Non si può non notare, uscendo dagli entusiasmanti europei di atletica, come in Germania tra gli azzurri l’atmosfera sia diversa. Facce tese, pochi sorrisi, regole quasi militaresche nel ritiro dove non sono tollerati  ritardi e distrazioni con precise limitazioni all’uso dei cellulari e perfino degli scherzi.  Tutto giusto se si pensa a certi «sguardi ebeti» (copyright Spalletti) di chi gira in ritiro sconnesso dal mondo circostante. Però che differenza col clima di libertà e di entusiasmo che si è visto a Roma all’Olimpico!  Questa ventata di allegria sarebbe bene contagiasse anche la nazionale di calcio. Le facce tristi non hanno mai fatto conquistare nulla. Se Spalletti riuscisse anche a trasmettere questa carica, avrebbe raggiunto un altro obiettivo importante. 

Girone di ferro

Deve essere buona la prima. Altrimenti, se toppiamo con l’Albania, le cose si complicano.  Le altri due partite, con Spagna e Croazia, non sono dei pic nic sull’erba. La Spagna di Luis de la Fuente è avversario  di grande levatura, tra le maggiori favorite al torneo con Francia, Inghilterra, Portogallo e Germania, che oltretutto ospita gli Europei.  

Con gli spagnoli non si scherza. A lasciagli la palla non te la restituiscono più. Vero che li abbiamo eliminati in semifinale  (ai rigori) nel 2021, però hanno uno spessore tecnico e tattico in grado di superare chiunque. Le ultime amichevoli verso l’Europeo, a differenza di quelle scialbe sostenute dall’Italia, li ha visti dilagare con invidiabile facilità. Pur avendo lasciato a casa alcuni “ragazzini” di un vivaio che sembra infinito, gli spagnoli possono contare su campioni vecchi e nuovi molto rodati. Il centrocampista Rodri, il giovanissimo talento Yamal, lo stesso Alvaro Morata, bomber ben conosciuto in Italia. 

Senza fasciarci la testa, anche la Croazia è un brutto cliente. Pur non essendo mai andata oltre ai quarti negli europei, negli ultimo mondiali è approdata  in finale con la Francia e in semifinale con l’Argentina. Qualcuno descrive  i croati come “vecchi guerrieri”, ma è una definizione che va bene per Modric, 38 anni, fuoriclasse eccezionale che verrà usato ad intermittenza. Ma sugli altri l’eta vale meno. Gvardiol, forte difensore del Manchester City, ha solo 22 anni. Kovacic, in regia, ne ha trenta.  Brozovic, ex Inter, ne ha 31, non l’età di Matusalemme.  Un bel gruppo, insomma. Da incontrare preferibilmente con animo sereno, non con l’eventuale obbligo di dover vincere a tutti i costi.

Cinque italiani in panchina

C’è un altra curiosità che riguarda l’Italia. Se al momento non brilliamo in campo  per fuoriclasse, siamo però molto apprezzati come allenatori. La nostra  scuola  va fortissimo. A parte i recenti exploit di Ancelotti e Gasperini, all’Europeo abbiamo ben cinque  tecnici: Spalletti (Italia), Montella (Turchia), Calzona (Slovacchia), Rossi (Ungheria) e Tedesco (Belgio). Qualcosa vorrà pur dire. Siamo bravi insegnanti, elastici e propensi all’emigrazione.  

Sarà  un torneo particolare, va sottolineato. Che arriva dopo una pandemia e in mezzo a una guerra devastante, nazionalismi esasperati e il ribaltone delle ultime elezioni  europee con effetti ancora in corso. 

Tra le 24 partecipanti ricordiamo che c’è anche l’Ucraina, con le bombe vere che le arrivano in casa. Un buon motivo per moderarci nel linguaggio, evitando i soliti luoghi comuni presi dal vocabolario bellico che nel calcio non mancano mai.  

Le Germania e le altre

Questo torneo, ce lo auguriamo, dovrebbe portare uno stacco benefico da un clima pesante che da tempo ci sovrasta. La stessa Germania, pur non avendo la squadra granitica di un tempo, su questo appuntamento ha investito molto. Come l’Italia, i tedeschi non sono al top,  Dopo la bruciante eliminazione nella prima fase al Mondiale del Qatar, la Germania è ripartita con alti e bassi.  E con diverse critiche che hanno colpito il nuovo  allenatore Julian Nagelsmann, poi ritornato in auge  dopo le convincenti vittorie con Olanda e Francia. Anche per i tedeschi, come per l’Italia, il primo vero obiettivo sarà superare il girone. Poi si vedrà strada facendo. 

I padroni di casa, comunque, l’Europeo l’hanno vinto tre volte come la Spagna. Un  motivo ci sarà.  In più hanno portato due finaliste in Champions e in Europa League.  E hanno dei giovani lanciatissimi come Wirtz e Musiala pronti a riportare  al vertice la propria nazionale.

Ognuno, poi, ha il suo motivo per portare a casa il trofeo. La stessa Francia, con quel Mbappè che vuol far oscurare il mito di Ronaldo (14 gol in 25 presenze), in Europa non si impone dal lontano 2000.  Nel 2016 arrivò seconda dietro al Portogallo, ma ora Deschamps vuole fare tombola come ai Mondiali 2018, anche per far dimenticare la sconfitta nella finale con l'Argentina in Qatar nel 2022.

 La stessa Inghilterra, in bianco dai Mondiali del 1966, stravede dalla voglia di alzare al cielo un trofeo che ogni volta le sfugge  di mano. L’ultima volta a soffiarglielo sono stati proprio gli azzurri nella finale di  Wembley. Insomma, con Foden, il giovane Saka, Bellingham e Harry Cane che scalpitano, non c’è da star molto tranquilli.  Con quel che costano, messi assieme superano il pil della Cina! 

Arrigo Sacchi, uno che se ne intende, dice però che la vera sorpresa potrebbe essere il Portogallo, molto forte anche in fase difensiva.  Che dire? Si vedrà. 

Come sempre i pronostici sono fatti per essere sbagliati. Per arrivare alla finale di Berlino (14 luglio) manca un mese. Di sicuro può succedere di tutto. L’augurio? Che soprattuto ci si diverta.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti

Tutto mercato WEB