Importazioni di petrolio in ribasso
Non basta. Molte raffinerie europee importavano da Mosca semilavorati con cui produrre il diesel, come il gasolio sottovuoto (Vacuum gas oil o VGO): se si contano anche questi il grado di dipendenza – dell’Europa e non solo – è ancora più alto: dalla Russia, che ha molte raffinerie antiquate, non in grado di completare i processi di desulfurizzazione, arrivavano metà delle forniture globali di VGO.
La Commissione Ue non ha seguito gli Stati Uniti nell’embargo ai combustibili russi (anche se si avvia a presentare un piano per farne a meno dal 2027). Ma le importazioni di petrolio e derivati stanno comunque crollando. La lista di società europee che si sono impegnate a non acquistare più da Mosca sul mercato spot si allunga ogni giorno: comprende anche le italiane Eni e Saras, oltre a Shell, Bp, TotalEnergies,Repsol, Cepsa, Galp.
Lo scenario in Europa e nel mondo
Shell e Bp hanno già cominciato a limitare le forniture di diesel alla Germania, mentre l’austriaca Omv ha contingentato le vendite nei distributori in Ungheria, dove il Governo ha imposto un tetto ai prezzi alla pompa, scatenando un assalto ai rifornimenti anche da parte di automobilisti stranieri. In Francia sono invece i grossisti ad aver iniziato a tagliare le consegne.
Il diesel peraltro scarseggia non solo in Europa, ma in tutto il mondo. E scarseggiava già prima dell’invasione dell’Ucraina, sull’onda di una forte crescita della domanda, legata alla ripresa dell’economia: i consumi di diesel sono già tornati da un pezzo ai livelli pre Covid e a fine 2021 erano ai massimi storici.
Le scorte sono crollate ovunque: in Europa e a Singapore sono ai minimi stagionali dal 2008, negli Usa addirittura dal 2005. E i prezzi (quelli all’ingrosso) sono saliti a livelli mai visti, superando la settimana scorsa 1.000 dollari per tonnellata per consegna nel Nord Europa.