Eurogruppo, ore decisive per il patto di stabilità. Ecco cosa chiede l’Italia
Roma lega a doppio filo l’esito della trattativa con qualsiasi valutazione sulla ratifica della riforma del Mes. L’Italia, inoltre, è sempre pronta a mettere il veto sulle nuove regole se queste penalizzano l’economia del nostro Paese
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Trattativa finale sulla riforma del Patto di stabilità dove si registrano momenti di complessità e non si esclude, qualora la situazione lo richieda, che i lavori per trovare la quadra possano durare qualche giorno in più del previsto, oltre il vertice Ecofin di venerdì. Roma comunque lega a doppio filo l’esito della trattativa con qualsiasi valutazione sulla ratifica della riforma del Meccanismo europeo di stabilità. L’Italia, inoltre, è sempre pronta a mettere il veto sulle nuove regole se queste penalizzano l’economia del nostro Paese.
Negoziato complicato
La riforma della governance economica europea è all’esame dei ministri delle Finanze europei giovedì 7 e venerdì 8. Dopo lo slancio a inizio autunno, il negoziato si è da ultimo fatto molto più complicato, in scia a un nuovo irrigidimento tedesco, anche legato alla crisi di bilancio interna. Il lavoro da settimane, del resto, avanza anche sull’asse Berlino-Parigi, portabandiera rispettivamente dei Paesi ’frugali’ e dei Paesi ad alto deficit: chi chiede il calo di disavanzo e debito pubblico, contro chi chiede flessibilità delle regole e spazio per gli investimenti.
La posizione dell’Italia
Pur con i molti progressi già visti, c’è ancora grande incertezza sull’accordo. Con la cena successiva alla riunione dell’Eurogruppo è previsto un negoziato ad oltranza tra i 27. Venerdì poi si riunirà formalmente l’Ecofin. In tutto questo la posizione dell’Italia è questa: servono regole che sia possibile rispettare, evitare percorsi troppi rigorosi, puntando a una riduzione realistica del debito, proteggendo gli investimenti. Secondo quanto trapela, al momento nel negoziato restano le aperture a garanzia degli investimenti, chieste dall’Italia.
La riduzione del debito
L’alto debito, di contro, sarà considerato come “cruciale fattore aggravante” nell’attivazione della procedura per deficit. Rispetto alle ’salvaguardie’ sull’aggiustamento dei conti chieste con forza dai frugali la trattativa si è fatta sempre più ingarbugliata con l’aggiunta via via di paletti. Ai Paesi con il debito oltre il 90% del Pil come l’Italia si chiede che dopo il rientro entro il 3% del deficit sul Pil scatti un calo del debito dell’1% annuo (0,5% per chi sta tra 60 e 90% del Pil).







