Tendenze

Enoturismo: serve un salto di qualità su trasporti e comunicazione

Indagine Movimento Turismo del Vino-Ceseo: per far decollare il settore occorrono sinergie sui trasporti, con l’offerta turistica complessiva migliorando anche la visibilità on line

di Giorgio dell'Orefice

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

Il turismo del vino va bene, si conferma un asset sul quale puntare per il futuro dell’intero comparto enologico ma occorre fare di più: migliorare i trasporti, la comunicazione e le sinergie con l’offerta turistica più generale. E’ quanto emerge dall’indagine effettuata dal Movimento Turismo del Vino insieme con Ceseo (Centro studi enoturismo e oleoturismo della Lumsa). Valutazioni che torneranno utili anche al neo ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi che proprio nelle giornate del Vinitaly ha ribadito a più riprese di puntare molto sull’enoturismo come fattore di attrazione e diversificazione dei flussi turistici verso le aree rurali decongestionando le grandi città.

Le aziende del Centro Sud trainano il fatturato

Il fatturato del settore risulta stabile per il 38,6% delle cantine intervistate anche se ben il 59,8% di loro ha registrato un incremento nel numero dei visitatori (dato trainato dalle aziende del Centro Sud).

Loading...

Su 104 milioni di visitatori in Italia solo il 10% ha vistato una cantina

Uno dei dati chiave rilevato dall’indagine è che su un flusso turistico in Italia che è stato di 104 milioni di viaggiatori appena il 10% di questi ha visitato una cantina. Numeri che lasciano immaginare un rilevante potenziale di crescita.

«I dati che emergono dall’indagine – ha commentato la presidente del Movimento Turismo del Vino, Violante Gardini Cinelli Colombini - confermano che è arrivato il momento di compiere un salto di qualità. Non basta attrarre i visitatori: dobbiamo lavorare sulla visibilità e accessibilità delle cantine, spostando l’attenzione dal numero dei visitatori alla qualificazione dei target. Infatti i,l nostro è un turismo a “crescita limitata” e va saputo gestire puntando su chi è o vuole diventare un wine lover. Fra di loro ci sono i visitatori stranieri che, oltre ad avere una maggiore propensione alla spesa - in termini di esperienze e shopping di bottiglie - aprono poi le porte all’export. Questo significa investire in termini di comunicazione e accoglienza. Attualmente solo il 39% delle cantine spiega nel suo sito come arrivare con i mezzi pubblici. Quasi il 70% delle nostre imprese manda alle agenzie il carnet delle esperienze solo una volta l’anno, oppure solo su richiesta. Dati che aggiunti al 38% degli uffici turistici delle città del vino sicuramente chiusi nei giorni festivi e alla metà delle cantine aperte la domenica solo su prenotazione mostrano un quadro che può migliorare velocemente e con sicuri risultati positivi».

La maggioranza dei visitatori arriva in cantina con mezzi propri

Sul fronte dell’accessibilità la totalità delle cantine ha dichiarato che i visitatori arrivano soprattutto con mezzi propri, il 42,8% riceve anche bus turistici, e il 28,4% delle cantine accoglie anche visitatori in bici o a piedi. Ma soprattutto si pone un problema di costi di trasporto elevati per raggiungere le cantine con mezzi diversi dall’auto privata. Una soluzione potrebbe essere quella si sviluppare collaborazioni con operatori locali per ridurre la dipendenza dalle auto.

Migliorare la visibilità on line

Sul fronte della visibilità si evidenziano criticità riguardo il traffico online: oltre il 43,8% delle cantine registra meno di 1000 visite mensili sul proprio sito web e, mentre il 25,8% arriva alle 5000, solo il 16% ha un wine club.

Al tempo stesso si registrano segnali di crescita in termini di vendite online, con il 68% che vende tramite e-commerce.

Maggiori sinergie col circuito turistico territoriale

Altro punto di debolezza riguarda le sinergie col circuito turistico territoriale: oltre la metà delle aziende dichiara che non esistono società che commercializzano wine tour sul proprio territorio, una situazione bilanciata sia al Nord che al Sud.

«L’indagine – ha aggiunto il presidente del Ceseo, Dario Stefàno – offre dati aggiornati che consentono alle istituzioni di intervenire con efficacia. Ogni visitatore straniero che entra in una cantina rappresenta un potenziale ambasciatore del vino italiano nel mondo, un autentico canale di export esperienziale su cui è necessario investire con decisione e visione. L’enoturismo nel nostro Paese non può restare un arcipelago di esperienze tanto variegate quanto isolate. È necessario avviare una nuova fase di politiche pubbliche che metta al centro la costruzione di reti tra territori, tra imprese e tra istituzioni».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti