Enoturismo, ecco in che modo l’intelligenza artificiale cambia le cantine
Il settore con 25mila aziende e un giro d’affari di 2,5 miliardi crescerà ancora con l’uso di tecnologie finalizzate a ritagliare a misura di singolo visitatore le attività più adatte prima e dopo l’esperienza in vigna
di Giorgio dell'Orefice
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Molti potrebbero immaginare l’enoturismo come un viaggio nella tradizione attraverso assaggi e racconti di cantina misti a una full immersion nei vigneti, costante del paesaggio agricolo italiano. In realtà l’enoturismo è tra i segmenti dell’agroalimentare made in Italy a maggior tasso di innovazione tecnologica dove marketing e vendite dirette viaggiano a sempre maggior contatto con la customer relationship management (Crm) e la profilazione dettagliata del visitatore, dei suoi gusti e delle sue preferenze.
Un segmento che grazie all’azione di Divinea, società partecipata da alcuni dei principali gruppi vitivinicoli italiani (oltre 300 le aziende che hanno adottato il software Winesuite) che dal 2019 accompagna le cantine made in Italy nel processo di digitalizzazione con l’obiettivo di aumentare le vendite dirette mediante l’enoturismo. Adesso Divinea sta per guidare lo sbarco nel segmento delle visite in cantina dell’intelligenza artificiale.
L’AI al servizio dei produttori di vino
Se ne discuterà il prossimo 10 novembre a Milano nel corso del Wine Tech Symposium organizzato dall’azienda enotech dove verranno presentati i risultati delle prime sperimentazioni con l’intelligenza artificiale in un settore che – come emerso nei giorni scorsi nell’ambito delle celebrazioni per i 30 anni del Movimento turismo del vino – oggi conta 25mila aziende (10mila aperte tutto l’anno) sul territorio italiano e un giro d’affari di 2,5 miliardi di euro. «L’obiettivo – spiega il Ceo di Divinea, Filippo Galanti – è migliorare ancora l’interazione tra la cantina e il turista del vino facendo progredire sia attività preparatoria che quella successiva all’esperienza enoturistica. Tutto ruota attorno all’elaborazione dei dati sullo storico del cliente, sulle sue precedenti visite in quel territorio, in quali cantine e, ancora, i dati sul prezzo dell’esperienza, sulle vendite di vino successive alla visita segmentando inoltre i report in base al fatto che il visitatore sia italiano o straniero. In questo modo arriviamo a individuare dei trend e a definire per la singola specifica cantina se i prezzi delle visite sono troppo bassi o troppo alti rispetto alla media del territorio fornendo insomma raccomandazioni sul posizionamento enoturistico».
Esperienze personalizzate dentro e fuori la cantina
Le sperimentazioni con l’intelligenza artificiale stanno consentendo di sviluppare ulteriormente l’offerta di esperienze personalizzate avanzando proposte in linea con le preferenze espresse dal cliente nelle precedenti visite. «Le domande – aggiunge Galanti – a cui rispondere sono: il cliente è già stato in cantina? Ha provato i vini? Che interessi ha? È appassionato di arte, di architettura, è uno sportivo? L’obiettivo è quello di organizzare una visita sempre più aderente alle aspettative del turista. Così proporremo all’esperto di architettura cantine realizzate da archistar o, allo sportivo, trekking e mountain bike tra i filari. Siamo in grado di offrire, in particolare agli host ancora poco formati, brief dettagliati sulle preferenze degli ospiti che sta per ricevere in cantina l’attimo prima del loro arrivo: sono appassionati di arte e di vini bianchi, arrivano con auto a noleggio e quindi necessitano di spedizione per i vini acquistati, amano gli abbinamenti dei vini con la gastronomia. Tutte informazioni cruciali anche per il mantenimento in seguito di una relazione personalizzata».
Divinea piace anche all’estero e in altri settori
Il lavoro e soprattutto i software messi a punto da Divinea stanno riscontrando un sempre maggiore interesse non solo tra le cantine italiane. «Abbiamo ricevuto richieste anche dalla Francia – aggiunge Galanti – e in particolare da aree enoturistiche come la Provenza dove le cantine sono meno numerose che in Italia ma più avanti nella capacità di estrarre valore dalle visite in cantina. Ma non solo. Stiamo registrando interesse anche da parte di altri settori dell’agroalimentare che si stanno aprendo ai turisti come l’olio d’oliva e i frantoi, i caseifici e i birrifici».








