La strategia

Eni: l’innovazione tecnologica come leva cruciale per la decarbonizzazione

Per il gruppo guidato da Claudio Descalzi il percorso passa da un approccio neutro rispetto a tutte le soluzioni in campo e fa leva anche sull’intelligenza artificiale

di Celestina Dominelli

(Adobe Stock)

3' di lettura

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La strategia di fondo è chiara: l’innovazione tecnologica come elemento chiave per portare avanti il percorso di decarbonizzazione attraverso un mix energetico e tecnologico che consenta di raggiungere la neutralità carbonica al 2050 garantendo a tutti accesso all’energia sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale. Perché per Eni una transizione tecnologica e la neutralità carbonica devono andare di pari passo con la necessità di un approccio “tecnologicamente neutro” utilizzando soluzioni consolidate e tecnologie d’avanguardia.

Il modello di innovazione tecnologica adottato da Eni

Da qui la scelta del gruppo guidato da Claudio Descalzi di puntare su un modello di innovazione tecnologica che poggia su tre “gambe”: 1) le competenze proprietarie altamente specializzate insieme a un approccio flessibile; 2) le alleanze e le collaborazioni con centri di ricerca e atenei (anche internazionali) ma anche con partner industriali; 3) e, infine, il sistema di “open innovation”, che contribuisce alla creazione di valore derischiando le attività del Cane a sei zampe sfruttando anche i grandi benefici derivanti dalla cooperazione con altri attori dell’ecosistema tecnologico.

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L’AI come tecnologia fondamentale per trasformare il gruppo

Insomma, un mosaico molto articolato, nell’ambito del quale si inserisce anche il ricorso all’intelligenza artificiale che per Eni rappresenta una tecnologia fondamentale per la propria trasformazione e viene utilizzata in diverse aree per migliorare le operazioni, accelerare la ricerca e lo sviluppo e creare valore per gli stakeholder. Ma sempre attraverso un approccio strategico e responsabile e con un forte focus sull’etica e sulla centralità dell’essere umano.

Il ruolo del supercalcolo

Per spingere lo sviluppo e l’implementazione dell’AI, il supercalcolo è considerato una tessera cruciale perché fornisce la potenza di calcolo necessaria per gestire grandi quantità di dati e addestrare modelli complessi. E sono diverse le aree di applicazione all’interno del gruppo. La prima è l’ottimizzazione operativa: Eni utilizza, infatti, l’AI per migliorare l’efficienza, la sicurezza e l’affidabilità degli asset industriali. Ciò include la manutenzione predittiva, l’ottimizzazione dei processi e la gestione dell’energia.

Le diverse aree di applicazione

La seconda area è rappresentata da tutto il filone della ricerca e dello sviluppo. Il motivo è chiaro: l’AI è un motore fondamentale per accelerare lo sviluppo di nuove tecnologie e soluzioni energetiche, compresa la scoperta di nuovi materiali, l’ottimizzazione dei processi e lo sviluppo di gemelli digitali. Ma costituisce altresì anche un significativo supporto ai dipendenti dal momento che il gruppo usa l’AI per semplificare i processi lavorativi e creare strumenti di “co-pilota” per aumentare le capacità e migliorare la qualità del lavoro.

L’approccio etico nell’utilizzo delle nuove tecnologie

Il tutto, però, come detto, in un’ottica che pone sempre l’essere umano al centro dello sviluppo e dell’utilizzo dell’AI, considerandola uno strumento complementare alle capacità umane, e che vede il gruppo impegnato a utilizzare l’AI in modo etico, responsabile e trasparente, minimizzando i rischi e proteggendo la fiducia degli stakeholder. Senza tralasciare la necessità di investire nella formazione e nello sviluppo delle competenze dei propri dipendenti per affrontare le nuove sfide tecnologiche affinché si diffonda una cultura della responsabilità nell’uso di questo tipo di strumento.

La spinta assicurata dall’Hpc6

Quest’ultimo ha ricevuto un forte assist dall’arrivo del nuovo supercomputer Hpc6 che ha aumentato significativamente la potenza di calcolo disponibile per l’AI e per altre applicazioni ed è diventato un abilitatore imprescindibile dell’innovazione, che rappresenta un driver fondamentale nei piani di sviluppo del colosso energetico.

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La straordinaria potenza di calcolo

Con Hpc6 Eni ha quindi compiuto un ulteriore passo avanti nella propria strategia di decarbonizzazione. Avviato a fine 2024, il nuovo sistema si posiziona a oggi come primo al mondo tra i supercomputer ad uso industriale. Hpc6 ha una straordinaria potenza di calcolo di 606 PFlops di picco (e 477 “sustained”) pari a oltre 600 milioni di miliardi di operazioni matematiche complesse al secondo. Come tutti i grandi supercalcolatori, il supercalcolatore di Eni ha una architettura a cluster, cioè modulare, che interconnette migliaia di nodi di calcolo attraverso una rete ad alta velocità. In particolare, Hpc6 contiene oltre 3400 nodi di calcolo, con quasi 14mila Gpu, i processori dedicati ad applicazioni grafiche che sono oggi diventati fondamentali anche per il calcolo parallelo ad alte prestazioni. Grazie a questa architettura e alle tecnologie avanzatissime impiegate, è così possibile svolgere una quantità di calcoli quasi inimmaginabile. E questa velocità consentirà ad Eni di svolgere, in tempi ragionevoli, simulazioni o altri tipi di operazioni che, anche nel recente passato, avrebbero potuto richiedere mesi o anni di calcolo.

Il supercomputer Hpc6 di Eni

I tempi ultrarapidi nella messa in marcia del supercomputer

Hpc6 è stato realizzato facendo leva sulle competenze interne specializzate e distintive e sulla capacità di realizzazione proprie di Eni. Grazie all’approccio “fast track”, analogo a quello utilizzato per lo sviluppo accelerato dei progetti, Eni è riuscita a realizzare il run di HPC6 in sole 4 settimane, più che dimezzando i normali tempi di messa in marcia di un supercomputer.

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